SA DOMU DE S’ABI: VALENTINA MURRU A CAMISA, UN BORGO DI CASTIADAS

ph: Valentina Murru
di ANDREA ZINZULA

Camisa è un piccolo borgo, una delle località di Castiadas. In questa zona, a sud est dell’isola, il silenzio è qualcosa di naturale. Non potrebbe essere altrimenti, viste le poche case che compongono la borgata. Un luogo senza troppo rumore, di tranquillità e pace dove le macchine passano di rado e il rumore più intenso è il latrato di un cane.

Valentina Murru è una giovane apicoltrice: capelli scuri, occhi grandi e un sorriso ampio quanto la sua passione per le api. Ci accoglie nel suo laboratorio che ha quasi la fisionomia di una celletta: l’ha chiamata Sa domu de s’abi. Nel caseggiato spiccano i colori chiari del granito e quelli appariscenti dell’intonaco giallo, una porticina sulla destra immette nel balcone dove i vasetti del miele fanno bella mostra di sé disposti in fila in uno scaffale di legno chiaro. L’edificio è luminoso, il laboratorio sul retro, stanzette in un unico piano dove Valentina, entusiasta, ci mostra i procedimenti del suo lavoro.

Avrebbe potuto seguire la strada di molti suoi coetanei: emigrare, vivere di stagioni estive, ma ha deciso di restare e combattere giorno per giorno non solo per il suo futuro ma anche per il suo territorio e la sua isola. Timida e riservata, si difende con l’umiltà se riceve complimenti che reputa di troppo: il suo modo di fare piace e colpisce. Nella chiacchierata all’ombra di un ulivo, sottolinea che prima del lavoro è nata la passione e prima della passione ad aver fatto breccia in lei è stato l’aver visto sua madre tornare a casa affascinata da quel mondo che prima le faceva paura. Apripista sono stati i nonni paterni, Giuseppino e Peppina: producevano buon miele da vendere ai torronai che si recavano a Camisa per acquistare la dolce materia prima in grossi fusti da portare poi nell’entroterra. Un lavoro fino ad allora secondario rispetto all’allevamento di ovini. La gente qui è semplice e laboriosa, caratteristiche tramandate di padre in figlio che hanno trovato nella più giovane di casa l’ultimo anello di una catena destinata a continuare.

Quello che rimane è la passione, i bugni in sughero sono stati sostituiti da contenitori più resistenti e così come la smielatura che, allora, si faceva in grosse ceste di giunco che consentivano al miele di colare oltre le fenditure per essere separato dalla cera. Un lavoro a conduzione familiare che Valentina deve ai nonni ma anche ai genitori che la aiutano e con lei affinano le tecniche per rispondere alle esigenze di mercato senza snaturare la qualità. La rivisitazione di un prodotto esistente fa nascere nuove idee. Ai soliti tipi di miele si aggiungono le nocciole tostate per dar vita al nocciomiele che riscuote successo e ha consentito alla nostra imprenditrice di ricevere il premio Oscar Green della Coldiretti regionale.

Ma il premio più grande (è lei a dircelo) è quello della gratificazione personale dove i tanti complimenti sono da spartire in maniera equa tra uomo e animale. “Un binomio inscindibile, direi uno scambio reciproco. Le api forniscono a noi i loro prodotti e noi, in cambi, consentiamo loro di restare in vita: non bisogna dimenticarsi che la specie è minacciata dall’abuso dei pesticidi e dalla varroa”.

Parlare di miele significa anche risaltare il ruolo che gli animali hanno all’interno del processo produttivo dove ogni insetto ha dei compiti ben definiti. Così scopriamo meglio che l’ape regina, direttrice dei lavoratori, nasce grazie al sostentamento della pappa reale che le viene fornito dalle api operaie. Facciamo conoscenza dei fuchi, unica componente maschile, e della classificazione delle api operaie, in base all’età dove ognuna assume ruoli diversi. Infatti possono essere semplici “pulitrici” a partire dal terzo giorno di vita, “ceraiole” che producono solo cera, “guardiane”, “ancelle”, “magazziniere” e “bottinatrici”. Il ruolo di queste ultime è fondamentale: raccogliere il nettare, il polline e l’acqua. Un vero apparato organizzato che consente di produrre mieli diversi: millefiori, miele di agrumi, lavanda, macchia mediterranea, castagno, timo e cardo mariano.

Sono diversi i luoghi toccati, dalle campagne circostanze ai rigogliosi giardini di agrumi di Muravera, alle località marine di Capo Ferrato e Feraxi per arrivare ai piedi del Gennargentu. Un lavoro nomade, alla ricerca dei migliori ambienti possibili, il tutto in perfetta sintonia con quello delle api, in questo caso “esploratrici”.

Che Valentina abbia le idee chiare emerge anche dall’appello che fa ai giovani di non stare solo in azienda ma di partecipare attivamente agli eventi delle organizzazioni di categoria. Parola di una giovane imprenditrice, in questo caso operaia e regina del miele, made in Castiadas.

LACANAS

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