DOVE LA MONTAGNA PRODUCE COSE BUONE: ITINERARIO COLORATO PER LE STRADE DI DESULO TRA CANTI E CALDARROSTE

di SALVATORE LAMPREU

Desulo ospita la tappa di Autunno in Barbagia e la rassegna La montagna produce. Ho visto e assaggiato un sacco di cose belle e buone. Pronti per scoprirle anche voi? Ora vi racconto un po’.

Io già me lo sentivo da prima di arrivarci che Desulo mi sarebbe piaciuto. Non so il perché. Sesto senso forse! Sarà stata tutta quella esplosione di colori, dal verde chiaro al verde scuro, mescolati con l’arancione e lo scarlato delle foglie secche e stemperati dal marrone dei castagneti e dei noccioleti, oppure sarà stata quell’aria frizzantina di montagna ma il fatto è che mano a mano, anzi curva a curva, che salivo verso l’alto la mia voglia di conoscere questo antico borgo aumentava sempre più. Dal finestrino aperto entravano prepotenti gli odori della terra. Profumi decisi che sapevano di funghi porcini, di querce, felci e resine trasportate dal vento.

Desulo lo scorgo da lontano, aggrappato alla montagna, quasi a rivendicare un atavico diritto di appartenenza a quei luoghi popolati da miti e leggende, janas e altre creature fantastiche della tradizione popolare.

Sembra un vecchio pastore disteso al sole Desulo. Mi pare più grande di quanto pensassi a vederlo così esteso tant’è che subito mi interrogo su quanti abitanti abbia eGoogle in questi casi è infallibile nel dare le risposte. Poco più di 2300 persone vivono in questo angolo di paradiso chiamato Barbagia, resistendo tenacemente alle inconcepibili dinamiche dello spopolamento.

La montagna ha un suo linguaggio e qui rimbomba forte! Le energie e la forza della natura concorrono a definire i contorni della sua anima dolce e ruvida insieme, lasciandonel visitatore tracce indelebili della sua eco. Anche per questo Desulo ha tanto da offrire. Scrivo di getto quattro buoni motivi per visitarla.

I Desulesi mi sono sembrate persone aperte, ospitali e sorridenti. Leggo perfino un cartello con su scritto “sorrisi gratis per tutti”, il che la dice lunga  Se dovessi descrivere gli abitanti di questo luogo con una parola direi: colorati, coloratissimi anzi! Sgargianti sono infatti i loro abiti e sono sicuro di non essere smentito se dico che Desulo vanti uno dei costumi tradizionali più belli della Sardegna.

Le cromie dominanti sono il rosso e il nero dell’orbace tenuti assieme dal giallo oro delle decorazioni e dei ricami. Ma anche il blu, il viola e il verde sono presenti e si ripetono nelle geometrie dei corpetti e nelle caratteristiche cuffiette indossate dalle donne, veri e propri capolavori!

Durante la mia passeggiata incontro anche un’anziana signora. Non le chiedo l’età per galanteria ma le sue mani e i suoi occhi parlano. E’ seduta sull’uscio di un negozio insieme al pronipote. Generazioni a confronto nell’isola dei centenari. Bellissimi visti insieme, uno accanto all’altra.

Che dire poi dell’enogastronomia locale? Un vero e proprio tripudio di odori e sapori. Io non mi sono fatto mancare nulla e ho assaggiato di tutto, dal buon vino rosso al rinomato prosciutto del posto, dalle caldarroste ancora ustionanti al pecorino stagionato, dal miele ai funghi porcini. Non potete immaginare che bontà, anzi facciamoci del male, vi lascio immaginare!  Ok, comunque è assodato: voglio trasferirmi a Desulo!

Il centro storico di Desulo è stato davvero una sorpresa anche perchè inzia quasi subito, appena si giunge in paese. A proposito, sapete chi ho trovato a darmi il benvenuto? Un simpaticissimo asinello circondato da uno stormo di galline pigolanti. Scene d’altri tempi, verrebbe a dire.

Il centro storico è tutto un susseguirsi di viuzze strette strette, salite e discese da percorrere sulle strade in pietra, case dalle linee irregolari su cui primeggiano travi in legno e intonachi bianchi con applicazioni azzurre appena abbozzate.

Sono tre i quartieri storici di Desulo: Asuai, Ovolaccio e Issiria, un tempo separati e oggi uniti in un unico grande nucleo. Per le stradine tortuose è piacevole imbattersi nei versi del poeta desulese Antioco Casula, al secolo Montanaru, e fermarsi a leggerle. E comunque ora capisco dove trovava la sua ispirazione!!!

Desulo conserva gelosamente le sue antiche tradizioni. A parte quelle legate ai costumi e alle produzioni enogastronomiche di qualità, è stata un’esperienza unica e affascinante l’aver ascoltato per la prima volta i canti del coro polifonico che si esibiva per le vecchie strade, seguito da una folla di curiosi e appassionati. Bravissimi!

In occasione di autunno in Barbagia ho visitato anche alcune collezioni etnografiche e sa domu ‘e su mortu (la casa del morto), dove una prefica, secondo un’usanza caduta in disuso, intonava un canto funebre con cui esaltava le gesta e la vita del marito defunto.

A un tiro di schioppo da sa omo’e su mortu si trovava sa domo ‘e sos berbos (la casa delle parole magiche) che mi ha totalmente rapito, forse perché tutto ciò che ha a che fare con la medicina popolare mi attrae in maniera particolare.

Sul mio profilo instagram l’avevo descritta così: «In una stanza appena illuminata dalla flebile luce di una candela gialla che si consumava lentamente, abbiamo ascoltato racconti di guarigioni insperate ottenute grazie ad antichi rimedi. A Desulo la figura della taumaturga ha preso le sembianze di una giovane saggia, esperta di riti che si pongono al confine tra il sacro e il profano. Erbe di campagna, rametti benedetti, acqua, sale, grano, olio e il potere della parola, gli strumenti principalmente utilizzati nella recita de “sos berbos”, semplici o complessi che fossero. Ma sapete cosa sono “sos berbos”? Si tratta di preghiere o parole che guariscono e da cui tutto può avere inizio. E infatti “in principio fu il verbo!”. La forza della parola, riconosciuta da tutte le culture ancestrali, appena pronunciata poteva far miracoli in un passato non troppo lontano, quando ancora la medicina ufficiale e la scienza non erano così diffuse. Ogni paese aveva la sua curandera a cui tutta la comunità si rivolgeva e che esercitava in maniera gratuita il suo dono, in base al giorno o alla notte, ai movimenti della luna o ai giorni di festa. Chi possedeva questo dono doveva stare attento a chi lo insegnava, perché trasferendolo perdeva per sempre il potere di metterlo in pratica».

Insomma che dire altro. Desulo è sicuramente un borgo caratteristico da visitare, angolo per angolo, portone per portone, finestra per finestra e dove lasciarsi incantare dalle sue tante bellezze.

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