IO, EMANUELA (LOI): A PESCHIERA DEL GARDA, RAPPRESENTAZIONE TEATRALE CON LAURA MANTOVI E SARA POLI

l’attrice Laura Mantovi ha rappresentato in scena il ruolo di Emanuela Loi (foto di Andrea Zonca)

di SILVIA SERRA

Salvatore Pau e Laura Mantovi (ph Andrea Zonca)

L’Associazione dei sardi di Verona ha organizzato un evento culturale che ha visto protagonista l’attrice e regista Laura Mantovi e la regista Sara Poli.

Le due professioniste, che da anni collaborano nel creare narrazioni teatrali prevalentemente al femminile, hanno portato in scena lo spettacolo “IO , EMANUELA, agente della scorta di Paolo Borsellino”, rappresentandolo  due volte in una stessa giornata nella scuola di Polizia di  Peschiera del Garda.

Lo spettacolo ha tratto ispirazione dall’omonimo testo di Annalisa Strada, scrittrice bresciana vincitrice del premio Andersen 2014,  pubblicato nel 2016 da  Einaudi Ragazzi.

Laura Mantovi, capelli raccolti dietro la nuca e divisa da poliziotta, è diventata subito in scena Emanuela Loi.

Già dall’ inizio del monologo il silenzio del pubblico in sala si è fatto perfetto e la voce intensa, chiara e forte di Laura ha incarnato i pensieri e le parole di Emanuela per condurci in un percorso di memoria in cui la vita di una giovane e sconosciuta donna sarda si inserisce per sempre in una delle pagine più nere della grande Storia italiana.

Il racconto parte da un‘ Emanuela ragazza, che frequenta le superiori e poi decide di studiare per diventare poliziotta. Riceve la raccomandata tanto attesa che le annuncia che ha vinto il concorso ed è ammessa alla  Scuola di Polizia di Trieste: è la prima partenza dal suo paese natale,  Sestu,  e dalla sua amata isola, inizio del percorso di viaggio di  un’ emigrata come tante, che, però, non potrà compiere il  ciclo del ritorno.

A Trieste Emanuela inizia a scoprire e capire da vicino quanta sia la violenza dell’Italia di quegli anni e  anche quanto siano numerosi gli eroi, noti e meno noti, in divisa o senza, caduti per sua causa.

Laura Mondovi dà voce ai pensieri di Emanuela, nei vari momenti della sua vita che coincidono con le svolte significative.   Come il momento dell’assegnazione a Palermo: lo sconcerto della giovane   è grande, come la sua paura. Emanuela, infatti, sperava di essere assegnata in Sardegna, per non allontanarsi dai suoi affetti e temeva anche per quella che era considerata da tutti una terra di frontiera: “a Palermo si moriva, Palermo di quegli anni era il territorio elettivo della mafia, e lei proprio lì avrebbe dovuto vivere e diventare quello che voleva essere” “Avevo paura, non mi vergogno a dirlo, ma il coraggio non è negazione della paura, ma capacità di accettarla per poterla affrontare”.

Sì, perché Emanuela è una brava poliziotta, e durante lo spettacolo scopriamo che ha imparato e imparerà sempre di più a controllare le sue emozioni e non farle trapelare all’esterno: questo, infatti,  è il segreto per svolgere bene un lavoro come il suo, delicato ed importante.

Proiettate sul telo bianco che fa da sfondo alla scena, la regia di Sara Poli propone foto e immagini simboliche che accompagnano il monologo passo dopo passo e ci aiutano, insieme alle musiche di sottofondo, ad entrare in un’atmosfera di emozione e commozione: i lunghi binari ferroviari, a   rappresentare le distanze da percorrere, lontano dalla sua isola e in varie parti della penisola, ma anche verso un destino senza ritorno. E poi la farfalla azzurra, con le ali tremule, simbolo di femminilità e vita recisa nel suo fiorire, che contrasta terribilmente con i rumori che nella scena ci riportano ai momenti finali della tragedia del 19 luglio 1992, con l’esplosione di via D’Amelio, quella violenza senza pietà, la morte.

Lo spettacolo, davvero ben orchestrato anche nei ritmi e nella pause, riesce a rendere palpabili e condivise la rabbia, l’impotenza, il dolore per questi tragici fatti, ci fa entrare nei particolari delle vicende con lo sguardo di chi ne vedeva gli sviluppi dall’interno.

Gli applausi scrosciano alla fine delle rappresentazioni e sembrano non volersi più spegnere nell’aula.   La Mondovi, il Presidente dell’associazione Salvatore Pau e il direttore della Scuola di Polizia Gianpaolo Trevisi ringraziano i presenti. E davvero tutto il pubblico ha mostrato di apprezzare molto lo spettacolo e il messaggio veicolato: i ragazzi delle scuole medie di Peschiera, presenti la mattina, concentratissimi e attenti,   i  giovani allievi della Scuola di Polizia e  tutti gli altri spettatori.

Un bell’evento che contribuisce a non smarrire la memoria storica su fatti personali e nazionali che riguardano noi tutti.

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