A-MARE LEGGERE 2018, IL FESTIVAL DELLA LETTERATURA PER RAGAZZI SUL MARE (CIVITAVECCHIA – PORTO TORRES – BARCELLONA)

nell’immagine è ritratta l’autrice dell’articolo nel viaggio verso Barcellona

di CLAUDIA ZEDDA

Sono davanti al piccolo oblò della mia stanza, in nave, davanti al mare scuro, grigio, duro, quasi un muro di pietra che balla. La mia avventura in mare è quasi conclusa. I ragazzi, i libri, i laboratori, le emozioni diventano ricordo dolce e sbiadito, anche quella lieve agitazione che mi prende prima di ogni nuova avventura mi fa sorridere ora che tutto è finito. Mi rimane dentro il fascino solitario di Barcellona, città del desiderio e delle opportunità. Mi chiedo quali sorrisi vestirò la prossima volta che le farò visita. Apro questa breve recensione di viaggio con una cartolina da Barcellona, la mia preferita, essenza della città. Se dovessi darle un nome la chiamerei “Donna che scrive”. Potrei essere io, potresti essere tu.

aMare Leggere. Qualche settimana fa mi è stato chiesto di partecipare ad un evento in alto mare: una crociera letteraria per ragazzi, dai 15 ai 18 anni circa, durante la quale si sarebbero tenute attività didattiche e formative: laboratori, presentazione di libri, concorsi fotografici. L’ansia regnava sovrana: a 38 anni ho perso un po’ la mano con il mondo dei 18 enni. A dirla tutta non sono mai stata una 18 enne standard, per cui la prima domanda che mi sono posta è stata questa: sarò in grado? Poi la mia mente positiva e propositiva ha fatto l’audace: sei in grado di fare tutto quello che desideri. E così ho detto di sì, senza rifletterci su troppo. Non me ne sono pentita. Perché come mi succede solitamente insegnando qualcosa di quel che so, imparo dell’altro, in un percorso di crescita che mi rende viva e felice.

I laboratori. Il primo laboratorio che mi è stato chiesto di organizzare è stato uno sui social: ho scelto di intitolarlo “Diventare Grande con i social – Manuale di primo soccorso per creare post di successo”. Mentre facevo scorrere le slide la nave ballava allegramente. Io di tanto in tanto traballavo. Alla mia sinistra avevo il mare, davanti a me un tappeto di ragazzi. Ricordo d’aver pensato che la situazione fosse lievemente assurda ma divertente. Il web chiama i nuovi giovani “Generazione Z”, ne regala un profilo incerto e li descrive amanti del  web e dei social. Ebbene, mi sono piaciuti. Reattivi, attenti, si lasciano stimolare rapidamente. La cosa che mi ha più sorpresa è stata la loro partecipazione attiva. In due, Davide e Costanza, hanno raccontato le loro esperienze online, i loro progetti e un poco delle loro speranze. Come primo contatto devo dire che è andato alla grande. Il focus dell’incontro sono stati gli obiettivi: mettitene in testa alcuni, quelli che desideri maggiormente raggiungere e fai di tutto per realizzarli. Mentre parlavo con loro pensavo a me: mi è venuto da sorridere ricordandomi 18enne e pensando all’assoluto casino che avevo in testa a  quell’età! Beh, il casino si risolve, prima o poi e allora si comincia a ballare.  Glielo ho detto, hanno sorriso, ma lo scopriranno da soli a breve. Il secondo laboratorio che ho tenuto è stato quello fotografico. Dopo la presentazione del concorso di fotografia del quale sono stata nominata Presidentessa, ho raccontato come scatto le mie foto e ho dato qualche consiglio sulle nuove tendenze, apps e trucchetti. Poche domande durante questo laboratorio, si andava di frettissima, ma occhi piuttosto attenti, delle insegnanti e di alcuni studenti. In realtà mentre parlavo di  foto mi ha colta l’illuminazione: scattare foto è come scrivere un racconto. Dietro c’è uno studio davvero lungo, devi avere in mente una storia, per scattare buone foto devi osservare quelle altrui esattamente come devi leggere libri altrui, ma soprattutto di quello che voglio raccontare io con il mio scatto o con il mio racconto, tu che leggi o che guardi ne intuirai una minima parte perché sarai preso a trovare dentro la foto o dentro il racconto la tua vita. E questo è fantastico.

I libri. Ho presentato l’Amuleto in maniera leggermente diversa rispetto al solito. Ho pensato a lungo a cosa mi sarebbe piaciuto sentir raccontare a 16 anni e mi sono convinta che probabilmente mi sarebbe tornato utile qualche consiglio sul come scrivere un libro, mi avrebbe intrigato ascoltare una storia d’amore e mi sarebbe piaciuto sentire di magia, amuleti e malie. Per cui mi sono decisa a parlare di come ho scritto il libro e ho raccontato del giorno in cui sono inciampata in un link nel quale si consiglia di come scrivere un romanzo in 100 giorni. Ho parlato dei tipi di amore presenti nel libro: di un uomo per una donna, di una madre per una figlia, di una donna per la sua isola, del mio per le donne di questa fantastica Isola. Ho parlato anche degli amuleti di Sardegna e della magica festa di San Giovanni. “All’interno del libro troverete molti degli indizi che Domenica ha lascito a Virginia per ritrovare sua zia, Lucia, ma troverete anche molti degli indizi che lascio io a voi per innamorarvi di questa fantastica Isola chiamata Sardegna”. Sono stata sinceramente felice quando una dolcissima ragazza mi ha chiesto di autografarle il libro.  Sei sarda? – le ho chiesto. No, ma so già che il tuo libro mi piacerà da morire. E anche solo per quell’incontro sono grata d’essere stata, per qualche giorno, su quella nave piena di ragazzi.

Barcellona. Questa è stata la terza volta che ci siamo incontrate, io e Barcellona. Tre volte in tre età completamente diverse della mia vita e anche della sua. Questa terza volta è stata una delle più belle. Non avevo l’ansia di vedere tutto, ma la voglia di vedere quello che più ho amato. Tra le vie trovavo ricordi di Claudia ragazzetta che girava per il Barrio Gotico e non ci crederai ma riuscivo ad intravedere me stessa domani camminando per quelle stesse vie. Barcellona fa parte della triade di città nelle quali mi sento a casa e si trova in buona compagnia con Cagliari ed Alghero. Mi piacerebbe venire a stare qualche mese qui, a Barcellona, per presentare i miei futuri libri magari, per scriverne uno nuovo – ho detto a mio marito davanti a un bel bicchiere di sangria. Magari – ha risposto lui. Ti piacerebbe? Allora iniziamo a desiderarlo – lui mi ha guardato con una incerta ironia, ma oramai mi conosce e sa che in un modo o nell’altro riesco ad ottenere sempre quello che desidero. Ciliegina sulla torta barceloneta il jamon, sempre una delizia, il Goxua un dolce della tradizione Basca e l’incredibile locale “Golfo de Bizkaia”, nel cuore del Barrio Gotico, un angolo di costa Basca nel centro storico di Barcellona.

Il concorso fotografico. L’ultima sera di navigazione, di rientro dalla meravigliosa Barcellona abbiamo valutato le molte foto ricevute. Alcuni ragazzi ne hanno presentato di davvero interessanti, e devo dire che mi ha regalato un certo orgoglio  vedere il primo (Michela Spiga classe 4 C) e il secondo premio (Laura Cocco classe 3 M)  affidati alla scuola cagliaritana De Sanctis Deledda. Ripensare ora a questa avventura mi fa sorridere e mi riempie di un certo, vago orgoglio, d’altronde a quanti scrittori capita di raccontare e raccontarsi fra le onde, fra mare, stelle, sogni e cielo?

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