IL VIRTUOSO DELLA CHITARRA: TORE MATZAU, FRA COLORO CHE HA FATTO CONOSCERE IL CANTO SARDO NEL MONDO

a destra Tore Matzau

di Antonio Caria

Nato a Roma da genitori sardi, Tore Matzau è attualmente uno dei musicisti più richiesti nel panorama del canto a chitarra. È da considerare un vero autodidatta della chitarra, anche se, nel suo modo di suonare, sono riconoscibili pennate tipiche dei grandi chitarristi del passato. La sua passione lo ha portato ad alti livelli non solo per l’accompagnamento del canto a chitarra ma anche per quello dei balli sardi, essendo il chitarrista ufficiale di uno dei gruppo di ballo più importanti della nostra isola, il gruppo folk Ittiri Canneddu.

Come nasce la passione per la chitarra? La chitarra in casa non è mai mancata. Così come i bambini, da piccoli, avevano la macchinina come giocattolo, io avevo la chitarra. Mio padre era un discreto chitarrista anche se non è mai salito sui palchi. Nel 1971 rientrai a Sennori, il paese di mia madre e, alle scuole elementari, frequentai un corso sperimentale di orientamento musicale, finanziato dal ministero della pubblica istruzione, dove c’erano vari strumenti musicali da seguire. Io scelsi la chitarra. Alle scuole medie formai, con altri amici, un gruppo musicale, io ero la chitarra solista. Un giorno, per gioco, presi la chitarra di mio padre e iniziai a strimpellare alcuni accordi e tra me dissi: cosa ci vuole ad accompagnare questi cantadores?. Un sostegno importante fu il fatto di aver frequentato i famosi circoli di Sassari, la vera e propria università del canto sardo, dove trovavi moltissime persone che cantavano e suonavano. Qui ho avuto la fortuna di conoscere tantissimi grandi del canto sardo che mi hanno dato dei consigli  ma posso dire che, quasi del tutto, sono un vero e proprio autodidatta della chitarra.

Raccontaci la tua prima volta su un palco. Salii su un palco verso gli 11-12 anni a Sennori. Ricordo che in quella gara c’era Giovannino Casu, probabilmente Giuseppe Chelo e non ricordo il terzo. Alla chitarra c’era Aldo Cabizza, alla fisarmonica Tamponeddu. Lui è stato il primo fisarmonicista con cui ho suonato ed è quello che più mi ha aiutato nell’inserirmi in questo mondo. Quando andavo ad ascoltare le gare, i chitarristi mi facevano sempre salire per fare i classici 10 minuti. Con Aldo Cabizza c’era sempre un rapporto di stima e amicizia. Ma ebbi la possibilità di suonare 10 minuti anche con Merella e Michele Senes. Io non ho mai chiesto a nessuno di suonare, sono stati sempre loro a chiedermelo.

La tua prima gara? Ad Ardara il 3 settembre1977, inoccasione di una festa de L’Unità, con dei cantadores non professionisti. Poi,  nel 1981, accompagnai a Sennori Leonardo Cabizza, Tonino Canu e Giuseppe Chelo. Alla fisarmonica c’era Peppino Pippia. Questa è la mia prima gara con professionisti. Dalla seconda metà degli anni ’80 iniziai a varcare i confini della Romangia. Ricordo che la mia prima gara fuori dal mio territorio fu a Paulilatino con Antonio Porcu, Leonardo Cabizza e Virgilio Zou. Nel 1985 vinsi il primo premio in un corcorso per giovani chitarristi ad Usini, in una serata dedicata al cantadore Giovanni Cuccuru, mentre nel 1992 vinsi sempre il primo premio al memorial per Nicolino Cabizza che allora si svolgeva a Ploaghe.

Nel tuo modo di suonare si possono riconoscere passaggi tipici di tre grandi chitarristi del passato: Adolfo Merella, Aldo Cabizza e Michele Senes. Si è vero. A questi tre nomi aggiungerei anche Nicolino Cabizza. Utilizzo molto le pennate tipiche di questi chitarristi. Sottolineo che c’è anche qualcosa di mio padre. Il ciò è dovuto al fatto che io non ho mai avuto uno stile particolare da seguire. Lo stile di Aldo iniziai a seguirlo ascoltando i famosi Dischi della VIS Radio del Quartetto Logudoro. Successivamente ebbi l’opportunità di conoscere, nei circoli di Sassari, Adolfo e Bruno Merella. Sempre tramite questi circoli, conobbi Michele Senes. Ho frequentato anche altri chitarristi più o meno famosi e, mettendo insieme un po’ dell’uno e un po’ dell’altro, è venuto fuori il mio stile, che però vario a seconda del tipo di cantadore che devo accompagnare.

Ci racconti la tua esperienza discografica e televisiva? La prima incisione risale ai primi anni ’90 ed era una doppia musicassetta, per la GF Produzioni, dove ho accompagnato Gianmario Piana e Pino Masala. Sempre per lo stesso produttore ho lavorato con Aurora Cubeddu, mentre con Gino Farina ho inciso anche un nastro di balli sardi, e nel duemila un bel lavoro con Agostino Falchi. Poi, tramite l’università di Firenze, su suggerimento dell’etnomusicologo Pino Gallo, siamo stati richiesti per fare un altro cd con Antonio Porcu e Gianni Denanni. L’ultimo lavoro risale a questa primavera con la giovane cantante Olga Porqueddu, ho suonato con Gianuario Sannia. In tv sono stato invitato la prima volta a Sardegna Canta nel 1982 insieme a Giuseppe Migheli di Osilo e al fisarmonicista Stefano Piras di Silì. Una parentesi: da bambino suonai per Radio 2. La trasmissione in questione era dedicata alle scuole. Mia madre era bidella delle elementari di Sennori e, venuta a conoscenza della trasmissione, parlò con Giampiero Cubeddu che curava la regia della trasmissione.

Hai avuto anche l’opportunità di esibirti e di far conoscere il canto sardo in Italia e nel mondo… La prima volta suonai nel1990 inun circolo dei sardi a Genk, in Belgio, con Gianmario Piana, Pino Masala ed il fisarmonicista Giuseppe Cubeddu di Ossi. Due anni dopo ritornai a Genk con Cinzia Boi e Aurora Cubeddu con la fisarmonica di Giuseppe Cubeddu. Un ricordo bellissimo è quello del1994 aRoma: accompagnai Giuseppe Chelo, Leonardo Cabizza e Franco Denanni con alla fisarmonica Peppino Pippia. Sono rimasto colpito dalla grande personalità di questi artisti e dalla accoglienza dei nostri emigrati. Tramite il professor Paolo Scharnecchia ho suonato con Marco Manca, in Calabria e in Umbria. Sono stato  anche al DAMS di Bologna e in altri festival internazionali, accompagnando Franco Demuro, Cinzia Boi e Gianni Denanni. Esperienze importanti sono quelle della Siria, dell’Egitto, di Malta e della Corsica.

Da un po’ di tempo collabori con il gruppo folk Ittiri Cannedu. Con il presidente del gruppo folk ci conosciamo da tanti anni. Agli inizi suonavo con loro quasi solo per gioco poi sono diventato il loro chitarrista ufficiale. È una bella esperienza, con uno dei gruppi sardi più rinomati che si avvale della collaborazione del grande fisarmonicista Totore Chessa. Sono onorato di suonare con un musicista della classe di Totore.

Tore, nella tua carriera e ne hai visto tante. Qual è il futuro del canto sardo? Sono abbastanza fiducioso. Stanno emergendo giovani talenti che hanno voglia di far cambiare le cose. La gente sta dimostrando interesse verso queste new entry. Io sono per una variazione del canto sardo ma non per lo stravolgimento totale.

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