UNA GIORNATA ALL’EXPO: TOUR TRA UNA SARDEGNA DIMENTICATA E UN CONTINUO SPERPERO DI DENARO

il padiglione Italia all'Expo di Milano

di Giorgio Ignazio Onano

La sveglia mattutina della mia giornata milanese all’Expo, suona alle ore 07.00. Intorno alle 8.30, mi reco presso la stazione ferroviaria di Renate, da dove prenderò pochi minuti più tardi il treno che mi porterà fino alla stazione di Milano Porta Garibaldi. A separare il piccolo comune brianzolo dal capoluogo lombardo, vi sono solamente 35 chilometri. I trasporti in questa area della Lombardia si presentano efficienti e puntuali. Un sogno a cinque stelle per gran parte della Sardegna.

Dopo circa 50 minuti (inclusi quelli obbligatori trascorsi nella varie fermate) giungo nella stazione milanese. Una volta acquistato il biglietto, che mi porterà nella vicina fermata di Rho Expo mi avvio verso la meta prefissata. Negli uffici della seguente stazione mi sarà possibile acquistare i biglietti per l’Expo. Nella biglietteria, trovo impiegati dei giovani stagisti con qualche anno in più del sottoscritto, sfruttati con dei miseri salari pur avendo dei curriculum tutt’altro che miseri.

Il biglietto, valido per l’intera giornata si presenta caro: 33 euro per uno studente e 39 (caduno) per due adulti sono un furto. Dopo aver superato i controlli preliminari posti all’ingresso, inizio il mio tour partendo dal Padiglione zero dedicato alla nutrizione umana.

Il padiglione, si presenta assai vasto, con una caratteristica costruzione in legno. Il percorso posto all’interno dello stesso, appare a tratti interessante. Viene proposto infatti, un racconto che parte dalla memoria dell’umanità, passando attraverso i suoi simboli e le sue mitologie. Vengono esposte in questo, le varie fasi dell’evoluzione del suo rapporto con la natura. Si parte dall’azione di addomesticare il mondo animale e vegetale all’invenzione degli strumenti della lavorazione e della conservazione, giungendo poi fino alle forti contraddizioni dell’alimentazione contemporanea.

Conclusa questa prima tappa, mi addentro nei meandri del famoso viale dell’Expo da dove mi sarà possibile raggiungere le esposizioni dei vari Paesi partecipanti.

Fin da subito, ho modo di percepire che l’Expo, sembra essere diventato un ritrovo di scolaresche provenienti da tutta Italia. Ne conterò diverse per tutto l’arco della giornata. Stupisce inoltre il fatto, che quello che dovrebbe essere il più grande evento del cibo mondiale, veda protagoniste grosse multinazionali (Coca Cola, Nestlè, Unilever, Kinder eccc)  ben lontane dai corretti canoni della buona alimentazione.

Ci si aspetterebbe infatti, di poter verificare da vicino la presenza della piccola – media impresa italiana capace di esportare le proprie eccellenze in tutto il mondo.

Dopo aver visitato l’area riservata al Sudan e al Belgio, mi dirigo verso il padiglione dei vini sperando di poter degustare qualche vino sardo. Rimango tuttavia deluso. In questa bellissima struttura sono presenti solamente i prodotti enologi di alcune regioni italiane. Tra le mancanti la nostra.

Da sardo verace quale mi reputo, di mettermi alla ricerca del “celebre” stand riservato alla nostra regione sperando che non sia un bluff come dei cari amici mi avevano precedentemente raccontato.

Ho modo di trovare quest’ultimo, nell’area riservata ai ristoranti Eataly, di proprietà di Oscar Farinetti, “luminare” secondo alcuni, dell’arte culinaria italiana oltreoceano. Ristoranti, dove è rappresentata ogni regione del Paese. Edifici, costruiti con i soldi provenienti dalle coop rosse, secondo quanto si apprende dalla carta stampata.

Mentre scatto qualche foto, stupito del fatto che alle 12.30 il ristorante e l’ala della nostra isola siano quasi completamente vuoti. Un emigrato sardo residente da diversi anni in Lombardia, mi si avvicina e riconoscendo la mia provenienza, con tono polemico, mi dice: “Ma ite caule fotografasa? Un’atra cagada de sa Regione?”.

Le critiche dell’amico emigrato, sono giuste e trovano pieno riscontro nelle mie opinioni. Fin da subito, rimango infatti stupito del fatto che altre regioni quali la Calabria, la Sicilia, la Campania (Irpinia), l’Emilia Romagna ma anche la Provincia di Trento, abbiano beneficiato di spazi privilegiati e la nostra isola sia stata condannata ad avere uno spazio che ricorda tanto uno sgabuzzino.

Al fine di sperimentare nuovi sapori, decido di pranzare nel ristorante campano. La coda per servire i pasti si presenta lunga, i cibi deliziosi. Prediligo fin da subito una frittura di pesce, della pasta di Gragnano condita con dei deliziosi pomodorini del Vesuvio. Nella scelta del dessert, non posso sottrarmi dalla tentazione di una gustosa delizia al limone.

Uscito dal ristorante intorno alle 14.00, ho modo di constatare che lo stand della Sardegna è ancora parzialmente vuoto nonostante l’orario di punta. Ad accogliere i turisti, che passano dritti, ignorando il tutto, non è presente nessun addetto. Dinanzi a questo fallimento a cielo aperto, appare logico chiedersi se in Sardegna esistano ad oggi un assessore al turismo ed una giunta regionale capaci di battere i pugni sul tavolo contro il pessimo trattamento riservato alla nostra terra per l’ennesima volta.

Il pomeriggio, prosegue poi, visitando altri padiglioni tra i quali posso sicuramente citare quello del Bahrain progettato dall’architetto Anne Holtrop e dal paesaggista Anouk Vogel. Lo stesso, è stato concepito come un paesaggio continuo di frutteti che si intersecano in una serie di spazi espositivi chiusi. 

Le lunghe file nei padiglioni dedicati all’Italia e agli Emirati Arabi Uniti, mi spingono a portare a conclusione la mia giornata dedicandomi a visitare i padiglioni di altri Paesi quali Albania, Tunisia, Algeria, Libano, Egitto, Grecia e Serbia, Ecuador, Spagna, Usa ecc..

In questi, ho modo di notare il vuoto totale dell’Albania e della Grecia, alquanto prive di contenuti nonostante il loro ruolo di partenariato commerciale con l’Italia.

Interessanti si rivelano i restanti padiglioni tra i quali spicca quello egiziano, degno di nota per il viaggio che è possibile effettuare nella storia infinita di questo bellissimo paese.

Mentre mi dirigo verso l’uscita, ho modo di vedere da vicino, che in alcune aree vi siano degli operai ancora al lavoro in una corsa sfrenata contro al tempo. Ma sopratutto è possibile trovare conferma nel fatto che i lavori siano stati effettuati velocemente e in gran parte male.

Il tutto, nonostante le ingenti somme di denaro utilizzate per la costruzione di quello che sarebbe dovuto essere, l’evento, volto a dare una segnale di crescita alla nostra economia ormai decadente.

Alla fine di questa intensa giornata, non posso non domandarmi di come possa l’Italia dare lezioni sulla nutrizione al mondo intero parlando di natura ed ecologia, quando alle porte di Milano ha letteralmente cementificato un’area di 100 ettari facendo spazio ad immense strutture.

Il visitatore che si reca ad Expo 2015, trova dinanzi ai propri occhi uno spreco senza precedenti: materiali sfruttati in dimensione epocale, nella quale le macchine agricole, le piantine di riso, i chicchi del caffè vengono esposti come i pezzi più pregiati in una fiera fatta in realtà di una montagna di acciaio tristemente modellato con legno e vetro ed infine ricoperto di plastica.

Le organizzazioni e le aziende di 140 Paesi hanno inoltre costruito padiglioni costati ciascuno tra i dieci e i trenta milioni di euro. Gran parte di questi saranno demoliti dopo il 31 ottobre. Successivamente a questa data come verranno utilizzati i 100 ettari di Expo 2015?? Numerosi sono finora i dubbi….

Se volete un consiglio, miei cari lettori, non andate ad Expo. L’Italia è ricca di angoli meravigliosi, ma sopratutto di un patrimonio culturale che meritano di essere visitati in ogni loro aspetto!

5 risposte a “UNA GIORNATA ALL’EXPO: TOUR TRA UNA SARDEGNA DIMENTICATA E UN CONTINUO SPERPERO DI DENARO”

  1. Sono andata a vedere un’esposizione universale….se voglio vedere la Sardegna preferisco andarci di persona…più fattibile che andare negli Emirati arabi piuttosto che in Giappone o Nicaragua o Cile….
    Tu sconsigli di andarci come se la tua opinione fosse legge, permetti a tutti di andarci e di poter vedere e giudicare con la propria testa… Personalmente l’ho trovata bellissima e interessantissima.. Se ci và tanta gente, come del resto hai fatto anche tu, un motivo ci sarà…
    Se una cosa è bella perchè non riconoscerlo??

  2. 1.2. e 3. I soliti autolesionisti sempre pronti a criticare e mai in grado di fare analisi vera. Se la Sardegna, in queste grandi manifestazioni non riesce ad esprimere le sue potenzialità o a mostrare le “perle” della sua bella collana. alcuni “tipi” di sardi che vogliono apparire SOLONI a tutti costi, preferiscono criticare senza, invece, se così intenditori, dare consigli utili vista la loro bravura a giudicare con un solo colpo d’occhio in un contesto così grande e complicato come è l’EXPO. Con questo, non intendo assolutamente assolvere la Sardegna da carenze di idee o da superficialità organizzative quando si deve confrontare con altre realtà abituate a questo tipo di palcoscenico mondiale. Apprezzo e condivido quanto detto al n.4.

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