CANTASTORIE E ARTIGIANA DELLA MELODIA: INTERVISTA ALLA MUSICISTA ROSSELLA FAA

Rossella Faa

 ladonnasarda.it

Tu non sei quello che sembri nei momenti di tristezza. Sei molto di più. (da Manuale del guerriero della luce di Paulo Coelho). Musicista, cantante, diplomata in Strumentazione per banda a Pesaro, ha collaborato con Piero Marras, Andrea Parodi, Elena Ledda, Clara Murtas e il trio vocale Balentes per il quale ha composto testi e musiche, ma anche con la Cooperativa Teatro di Sardegna e attualmente con il Teatro del Segno. Rossella Faa è molto di più del suo lunghissimo curriculum artistico. È una donna spiritosa e tenace, che ama profondamente la Sardegna e le sue tradizioni, dalle quali trae una generosa dose di fermezza ma anche un senso dell’umorismo contagioso. Cantastorie ed “artigiana”, come lei stessa ama definirsi, Rossella Faa è capace, tra le altre cose, di unire mondi, apparentemente diversi come la musica brasiliana e la lingua sarda e farla sembrare una cosa sorprendentemente naturale. 

Partiamo dalla fine. Nel tuo ultimo spettacolo “Bella, bella, bella… sa beccesa” racconti la vecchiaia. Perché hai deciso di affrontare questo argomento? La vecchiaia incombente! Ho quasi 54 anni e quando superi i quaranta tutto il mondo intorno a te inizia ad inculcarti la paranoia del “proibito invecchiare”. Quando entri in farmacia sei aggredita da tutta una serie di prodotti che vogliono impedire il cambiamento in atto, facendo diventare un business l’eliminazione della vecchia, come se fosse una cosa dalla quale fuggire. A me personalmente è venuta una paura indescrivibile! Mi ha salvata un’amica che, quando sono entrata negli anta, mi ha detto: “Da adesso in poi non si gioca più a ruba mazzetto, ma a poker!”. Grazie a questo monito ho deciso di cambiare punto di vista e di vedere la vecchiaia da una prospettiva differente, ovvero cogliere gli aspetti positivi di questa fase della vita. Secondo me si ha paura di invecchiare perché pensiamo di diventare automaticamente brutti; il nostro viso si trasforma in una maschera di tristezza, dove le rughe ne amplificano le fattezze. Ho cominciato a pensare che il raggiungimento della serenità e della pace interiore contribuisce in maniera esponenziale al rinvigorimento fisico, donandoci persino una “bellezza” che non pensavamo di possedere. Sono profondamente convinta che le parole e i pensieri che diciamo a noi stessi condizionino inevitabilmente il nostro agire quotidiano, di conseguenza se riesco a vedere la vecchiaia da un punto di vista poetico è allora che saprò viverla in maniera serena. Desidero potermi permettere, se lo voglio, di vestirmi con abiti ottocenteschi e sentirmi bella per questo. In questo spettacolo ho voluto raccogliere questi pensieri e costruendo tutta una serie di canzoni che raccontano il mio punto di vista sulla bellezza della vecchiaia. 

Dal punto di vista artistico si invecchia? Non è detto, ma è certo che nel momento in cui pensi di essere arrivato, è a quel punto che il tuo lavoro “invecchia”. Non ho pretese di coerenza, artistica intendo, di conseguenza la possibilità e la volontà di reinventarmi ogni volta mi consente di percorrere la strada che ho scelto senza cedere a logiche o compromessi che ne impediscano l’evoluzione costante.
Quali sono stati, se ci sono stati, i compromessi ai quali hai dovuto cedere? Per riuscire a fare quello che voglio devo ogni giorno “mettermi in asse”, ovvero fare quello che mi nutre artisticamente e non ciò che piace a qualcun’altro. Cerco di non cedere alla tentazione di scrivere le cose che so che piacciono al pubblico, soltanto per riuscire a venderle meglio. Ti assicuro che riuscire in questo intento è un lavoraccio!
Il progetto delle Balentes e l’enorme successo di “Cixiri” non ha significato, in parte, cedere proprio a quei compromessi musicali e produttivi? Nel mestiere del creativo ci sono dei momenti nei quali le cose che ti prefiggi di perseguire magari non sono di moda e incontri delle serie difficoltà nel continuare a farle. Queste difficoltà sono le stesse che ti impediscono di guadagnare e, lo dico senza reticenze, bisogna pur mangiare. Come in tutti i mestieri creativi, anche nella musica c’è bisogno di fare delle cose che si discostano dal tuo pensiero artistico, ma questo non vuol dire cedere per forza a dei compromessi. Il successo di “Cixiri” è stato una vera e propria “botta di fortuna”, per usare un eufemismo, perché è una canzone nata tra i ritagli di tempo miei e del pianista Augusto Pirodda. Il brano prodotto da Rai Trade è stato fatto ascoltare a Fiorello, il quale è una persona molto intelligente ed onesta, che proprio in virtù del fatto che la canzone gli è piaciuta (e non per un favore personale al produttore), l’ha trasmessa per una settimana nel suo programma radiofonico. Da lì il successo è stato enorme, come mai ci saremmo aspettati. 
Sì, quel brano nello specifico era stato commissionato come “tormentone dell’estate” e questo ci ha fatto vivere molto bene per diverso tempo. Una cosa, però, vorrei sottolineare: anche da quella esperienza, lontana dal mio mondo musicale, ho imparato moltissimo anche in termini di scrittura e produzione di un brano e di questo non posso che esserne grata. 

La musica brasiliana e la lingua sarda. Cosa hanno in comune? Negli anni Ottanta ho avuto la possibilità di cantare con dei musicisti brasiliani fra i quali il grandissimo Hector Costita Bisignani, dal quale ho imparato moltissimo. Il portoghese è una lingua dolcissima e melodiosa quando viene cantata, ma mi sono accorta, frequentando i musicisti, che il loro accento, quando parlavano in italiano, era molto simile a quello di Terralba! Altra folgorazione. È a quel punto che ho cominciato a fare alcuni esperimenti con il dialetto sardo campidanese e la musica brasiliana, e con mio sommo stupore ho capito che funzionava alla perfezione, come se queste due culture fossero nate per stare insieme. Il campidanese tra l’altro si presta benissimo per parlare di cose quotidiane, “spicciole”; mentre quello barbaricino è secondo me più adatto ai sentimenti più “duri”, forti. 

Le tue “conoscenze” della tradizione sarda fanno a cazzotti con la “verità” Ti riferisci allo spettacolo “Baa-Bà!”? Sì, quello è stato un esperimento molto divertente di canzoni che si trasformano in allusioni e sono il pretesto per riflettere sulle cose della vita; il tutto farcito con delle esagerazioni, volute, che riguardano la tradizione sarda. Nostra Signora de sa cos’e pappai, ad esempio, è nata con l’intento di aprire gli occhi, in primis io stessa, sulla divulgazione delle tradizioni in Sardegna. C’è stato un momento nel quale mi sono resa conto che venivano pubblicati dei libri sulla tradizione sarda che, secondo me – e sottolineo, secondo me -, raccontavano delle grandi “balle”; scrittori o presunti tali che si inventavano delle storie pur di vendere i libri. In questo spettacolo ho deciso di mettere di proposito un sacco di sciocchezze sulla tradizione, spacciandole per vere, e vedere se queste venivano prese per verità assolute. Mi credi se ti dico che sono stata invitata a degli eventi come esperta di tradizioni popolari? La cosa mi ha disarmata completamente perché nel libretto dello spettacolo è assolutamente chiaro il mio intento canzonatorio e beffardo di tali storie. 

Chi è, secondo te, la donna sarda oggi? Ci sono degli esempi fortissimi di donne sarde che hanno rappresentato la nostra isola e il valore delle sue feminas nel modo più bello e convincente possibile. Tra queste ci sono Grazia Deledda, con il suo modo di raccontare storie di una piccola realtà e farle diventare universalmente riconoscibili, e le sorelle Coroneo, le famose artiste cagliaritane per me rappresentanti della bellezza e della grazia. Oggi la donna sarda, come i due esempi che ho citato, ha ancora la capacità di mettere in risalto la sua stessa essenza e il lato poetico che tutte le cose hanno, nonostante sia oscurato dalla preponderanza di altri aspetti della vita. È questa la sua forza, il suo carattere. La Sardegna ha un lato poetico sconfinato che meriterebbe pagine e pagine di libri, spettacoli, canzoni e cinema, un aspetto che è ancora solo parzialmente esplorato. Io cerco di fare del mio meglio per far uscire il lato poetico della mia isola, e in questo sono una donna sarda.

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