SINO AL 3 MAGGIO, “IL POPOLO DI BRONZO”, LA MOSTRA DI ANGELA DEMONTIS A TREVISO CON IL CIRCOLO AMICIZIA SARDA


di Adalberto Garippa

Il Circolo “Amicizia Sarda” di Treviso ospita dal 17 aprile al 3 maggio 2015 “Il Popolo di Bronzo”, una mostra itinerante che ha già visitato almeno 50 sedi culturali in giro per l’Italia e per l’Europa. L’autrice, Angela Demontis, è l’ideatrice e la realizzatrice di questo “gioiello” che riproduce fedelmente i bronzetti nuragici a grandezza reale completi nei loro abiti e armamenti che si suppone fossero in uso in età nuragica, ossia dal X al VII secolo a.C. La mostra è stata acquisita dalla Provincia di Cagliari ma l’autrice ne cura gli allestimenti in ogni sede in cui viene esposta.  Si tratta veramente di una cosa unica, si evidenzia la ricostruzione e la dimensione reale di abiti, armi e utensili dei bronzetti nuragici ritrovati in diversi siti della Sardegna. Gli abiti cuciti personalmente a mano dall’autrice con i tessuti che potevano essere in uso all’epoca, le grandi spade di bronzo e i pugnali dei guerrieri, gli elmi di cuoio, i copricapo delle donne che coprono spesso raffinate acconciature, tutto è riprodotto nei minimi particolari. Questa mostra è stata fortemente voluta dal Circolo “Amicizia Sarda” di Treviso, essa contribuirà a promuovere ulteriormente il patrimonio archeologico sardo. 
L’esposizione, basata sulla osservazione dei bronzetti, è iniziata col libro “Il Popolo di Bronzo” (2005) di Angela Demontis, nata a Cagliari nel 1968 da madre ceramista e scultrice e da padre pittore e vignettista. Sin da piccola ha dimostrato attitudini per le arti figurative, maturando nel laboratorio di famiglia, poi gli studi nel liceo artistico di Cagliari sino alla pubblicazione del libro, dove in 100 schede con testo e illustrazioni descrive abiti, copricapi, elmi, archi, spade, scudi e attrezzi vari scolpiti nei bronzetti sardi. La Demontis, sempre allegra e sorridente, racconta la sua avventura all’interno della civiltà nuragica, non senza difficoltà e ostacoli, sino a quando la Provincia di Cagliari, nel 2006, non decise di approvare il progetto della mostra. Nel 2006 espone una mostra con 30 pannelli, illustrando una parte del lavoro di ricerca. Nel 2010 espone nei saloni del Museo Archeologico di Cagliari e poi in altre località sarde e nel continente, quella di Treviso è la cinquantesima tappa della mostra mentre le richieste continuano ad arrivare, le ultime in ordine di tempo vengono dalla Svezia e dalla Scozia. Ogni personaggio è completato da un pannello esplicativo con la descrizione dettagliata e da disegni minuziosi che evidenziano le caratteristiche degli oggetti e del vestiario indossati dai personaggi. Si fa riferimento anche ai luoghi in Sardegna e ai territori un tempo abitati dagli Etruschi dove sono stati rinvenuti i bronzetti; grazie all’analisi comparata delle usanze e dei materiali utilizzati nel bacino del Mediterraneo, l’autrice ha individuato tecniche e materie prime che venivano usate fino a qualche decennio fa nell’isola per le esigenze quotidiane. Dall’osservazione degli abiti si intuisce l’arte tessile nell’età nuragica, quando le donne lavoravano abilmente la lana e il bisso (fibra chiamata anche seta di mare, di colore bruno-dorato, ottenuta dai filamenti secreti da un mollusco, la Pinna Nobilis, presente in tutto il bacino del Mediterraneo) ma utilizzando anche il lino, la ginestra, la canapa e l’orbace, tessuti tipici dell’epoca. Gli abiti femminili sono generalmente lunghi e composti di più strati, spesso completati da mantelli che presentano interessanti decori geometrici. Tra le armi, il pugnale ad elsa gammata che gli uomini portavano sul petto ancorato ad una bandoliera, le spade di varia forma – sono bellissime quelle a foglia; tutte le armi sono realizzate con la fusione a cera persa, sistema complesso e laborioso che testimonia la maestria tecnica raggiunta dai nostri avi.  I bellissimi scudi, rotondi con l’umbone appuntito oppure concavi che quasi avvolgevano il corpo del guerriero per garantirgli una migliore protezione. Per la realizzazione delle armi la Demontis si è avvalsa dell’aiuto di un maestro fonditore che ha utilizzato il metodo della fusione a cera persa per rispecchiare in modo preciso le lavorazioni nuragiche. Tutto questo e molto altro si scopre visitando la mostra e soprattutto leggendo il libro della Demontis dove descrive minuziosamente come è arrivata a ricostruire ogni aspetto della vita quotidiana dei nostri antenati nella civiltà nuragica. Da questa esposizione ci si può convincere che lo stereotipo costruito dai media secondo cui noi sardi proveniamo da un popolo rozzo, e coperto solo di pelli, è definitivamente abbandonato. I nostri fieri antenati indossavano un abbigliamento curato e i guerrieri possedevano armature complesse: goliere, schinieri per proteggere gli stinchi, imbracature per archi, faretre e giavellotti, elmi con corna taurine e pennacchi, bastoni ricurvi e guantoni borchiati per essere certi che l’azione offensiva fosse davvero efficace. La mostra è aperta al pubblico dal 17 aprile al 3 maggio nei giorni di venerdì e sabato dalle 16.00 alle 19.30 e la domenica dalle 10.00 alle 12.30 e dalle 16.00 alle 19.30.

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