IL CALIFFATO DI ROMA: SCENARI INQUIETANTI STANNO RENDENDO INFUOCATO IL MEDITERRANEO


del Generale Nicolò Manca

Esiste un metodo infallibile per provocare un attacco di bile o di depressione all’italiano medio: suggerirgli di immaginare cosa sarebbe successo se in alcune vicende che hanno coinvolto recentemente l’Italia, al posto del Bel Paese ci fosse  stata la Francia o il Regno Unito o la Germania o Israele.
Si consideri ad esempio l’episodio-beffa del gommone restituito agli scafisti operanti sotto il controllo dell’Isis subito dopo che il suo carico di migranti era stato trasbordato sulla motovedetta della Guardia Costiera. Oppure si pensi alla pervicacia con cui abbiamo continuato e continuiamo a inviare le nostre unità navali per “prelevare a domicilio” fin sotto le coste libiche i migranti che sempre più numerosi affollano quei litorali e il Mediterraneo. Si è levata la voce persino di alcuni vertici militari, peraltro silenti e defilati  per la vicenda dei due marò e per gli inaccettabili tagli di bilancio alla Difesa, per perorare la prosecuzione della missione Mare Nostrum (come sembrano lontani i tempi e le motivazioni dei pugni sul tavolo e delle dimissioni dei generali Goffredo Canino, Vittorio Santini e Luigi Federici!)  E che dire della gestione confusa, dilatoria e inconcludente dell’ormai ultra-triennale vicenda dei due marò che ha visto il governo italiano affidare il caso anche ad uno studio legale inglese! La cronaca degli ultimi giorni racconta poi di una Roma Capitale sconvolta per due giorni da un’accozzaglia di tifosi olandesi avvinazzati.
Quest’ultima vicenda potrebbe indurre l’italiano medio, oltre che a incavolarsi o a deprimersi, a vedere in una luce più fosca il twitt “prenderemo Roma” lanciato più volte dall’Isis, una minaccia peraltro stigmatizzata dai ministri Gentiloni e Pinotti, almeno fino a quando il Governo ha richiamato all’ordine i due “crociati”, perché “non è tempo di dimostrazioni di forza ma di diplomazia”. D’altra parte anche la UE e l’ONU la pensano come il nostro Governo: nobili figuri che tagliano la testa in diretta tv a giornalisti, a cooperanti e a “miscredenti”, che bruciano vivi prigionieri e poliziotti, che imbottiscono di esplosivo una bambina di dieci anni per farla esplodere in mezzo alla folla, che frustano o uccidono ragazzini sorpresi a bere birra o a vedere una partita di calcio alla televisione, che sparano nella nuca ad una donna sorpresa per strada in abbigliamento non conforme ai dettami islamici… be, è giusto che con questi nobili figuri si usi la diplomazia e non la forza! Fortunatamente alcuni leader islamici come il  generale Al Sisi in Egitto e re Abdallah di Giordania pensano che la bestialità vada combattuta con la forza, subito e senza tentennamenti.
Occorre però ammettere che proporre in Italia l’uso della forza a fronte di incombenti reali pericoli appare velleitario: cosa può fare una nazione con un bilancio della difesa attestato intorno allo 0,8 % del PIL, mentre i partner europei viaggiano intorno al 2%?  Sia chiaro che i nostri soldati, giudicati eccellenti  dagli alleati che da decenni li hanno al fianco nelle missioni fuori area, sono di primissimo piano (e spiace, sia detto per inciso, che l’onorevole  Martino in una recente intervista abbia dimenticato di citare la brigata Sassari tra i reparti di élite delle nostre forze armate: una dimenticanza grave per un ex ministro della difesa), ma quando le forze armate sono costrette a navigare a vista per quel che riguarda ammodernamento dei materiali e disponibilità di scorte, c’è poco da far la voce grossa con chicchessia. A completare il danno ci pensa poi il buonismo della nostra classe politica che ritiene di fronteggiare il terrorismo “tenendo alta la guardia” nei notiziari televisivi e  continuando a ignorare lo scenario innescato da Mare Nostrum: quello di un’Italia percepita dai potenziali migranti come inesauribile garanzia di vitto-alloggio-assistenza sanitaria. Ci si ostina ad ignorare, ancor prima del rischio-terrorismo, la logica inquietante dei numeri. Quali? Circa un miliardo di africani, su una popolazione di un miliardo e trecento milioni, vive in paesi fortemente destabilizzati; questa parte di umanità costituisce quindi il potenziale bacino di richiedenti asilo politico con obiettivo l’Italia. Una strategia che si ripromettesse di accogliere un insignificante 0,1% di tale popolazione implicherebbe dover gestire un milione di persone, con costi insostenibili. A titolo di esempio: una giornata di ricovero ospedaliero in Italia ha un costo di 750 euro, mentre è di 150 euro quello pro capite/giorno dei 15.000 detenuti non-italiani ospiti delle nostre carceri (oltre un terzo del totale). In sintesi: i cinque milioni di extra-comunitari già presenti in Italia tendono a crescere in modo esponenziale e causano parallelamente un aumento esponenziale di costi la cui globalità è tenuta nascosta agli italiani.
Malgrado questo quadro inquietante, l’attenzione della nostra classe politica è monopolizzata dalle lotte intestine che si sviluppano all’interno dei singoli partiti, e solo qualcuno discetta di islam moderato e di islam radicale o  dei ciclici tentativi di islamizzare l’Europa da parte di sedicenti califfi usi, coltello alla mano, a non andare per il sottile con i miscredenti restii ad abbracciare il Corano. E nel frattempo non pochi aspiranti martiri anche europei si arruolano nelle file dell’Isis, attratti forse, più che dai 600 dollari di stipendio, dalla promessa delle 72 vergini che li aspettano in caso di martirio (anche se è inevitabile pensare che la prospettiva di finire preda di sei dozzine di vergini potrebbe far tremare le vene nei polsi, si fa per dire, del più focoso dei combattenti). 
E con questi chiari di luna (o di futura mezzaluna?) l’italiano medio, in bilico tra un attacco di bile e uno di depressione, pensa alle future vicende che potranno coinvolgere l’Italia, rassegnato alla prospettiva che la nostra classe politica non mancherà di esporci ancora agli occhi del mondo (mi si perdoni la conclusione alla Cambronne) a  nuove splendide figure di merda. 

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