LA REGIONE SARDEGNA SEMPRE PIU’ DISTANTE DAI SUOI FIGLI CHE VIVONO LONTANI: ANCHE L’EMIGRATO E’ SARDO PER IDENTITA’


di Cristoforo Puddu

Il Consiglio regionale della Sardegna, nell’approvare l’assestamento alla manovra finanziaria, ha confermato la cronica disattenzione verso il mondo dell’emigrazione isolana Ad esprimere voto negativo alla manovra – carente ed insensibile complessivamente ai temi della cultura, della lingua e, soprattutto, dell’altra metà della Sardegna emigrata – è stato ancora, tra gli altri, il capogruppo del Psd’Az Cristian Solinas. Il consigliere sardista, recentemente già protagonista e presentatore di una interpellanza a favore degli emigrati e circoli sardi organizzati, dopo aver sottolineato la necessità condivisa di un’approvazione dell’assestamento di bilancio per riallineare la spesa della Regione, ha evidenziato il reale trascuro e politica inefficiente nei riguardi dei sardi emigrati. Crediamo che il voler penalizzare il legame identitario, di chi è fortemente sardo per identità ed espressione viva e vitale di tutto il Popolo Sardo, significhi e serva solo a dimostrare che la politica regionale di autonomia non abbia radici nell’Isola e non sappia leggere il profondo consenso sociale, culturale ed umano che, da sempre, intercorre tra sardi residenti e sardi emigrati. Sin dalla fine dell’Ottocento la Sardegna ha una significativa storia di emigrazione con i primi considerevoli flussi diretti, a secondo dei periodi, nelle americhe, nell’Africa e verso l’Europa. Importanti le ondate migratorie del dopoguerra, apice con saldo negativo di circa 200.000 unità tra il 1953 e il 1971, e la consistente emigrazione dei sardi nella Penisola italiana (Piemonte, Lombardia, Lazio, Liguria, Toscana). Da non trascurare i recenti flussi verso i principali paesi europei, composti anche da un cospicuo numero di giovani laureati. Con approssimazione si calcola che almeno 600.000 sardi siano emigrati; conseguentemente si può immaginare che la Sardegna possa contare di ben oltre duemilionicinquecentomila abitanti. Sardi che, indipendentemente dal luogo di residenza, custodiscono l’orgoglio e la memoria identitaria delle loro origini.  Tanti disterrados! Troppi “ambasciatori” sardi nel mondo che la politica regionale non può disconoscere.

9 risposte a “LA REGIONE SARDEGNA SEMPRE PIU’ DISTANTE DAI SUOI FIGLI CHE VIVONO LONTANI: ANCHE L’EMIGRATO E’ SARDO PER IDENTITA’”

  1. I circoli sardi così come li abbiamo conosciuti sino a ora chiuderanno. È questione di tempo (poco tempo).
    Un grande patrimonio di memoria, sacrifici, indefesso lavoro, promozione culturale e economica, ingenuità, talvolta superficialità e, come è inevitabile, numerosi errori sarà spedito in archivio.
    Sarà meglio che ce lo mettiamo in testa senza continuare, in maniera francamente indecorosa, a fare tanti piagnistei.
    E dico questo perché se la Regione ci ritiene un peso, se pensa di poter fare a meno di luogo sparsi in molte parti del mondo dove, quotidianamente, il prodotto Sardegna viene promosso praticamente gratis, dovremmo avere la dignità di mandarla a quel paese.
    La Sardegna non è un luogo mitico, i sardi non sono tutti fratelli (anzi, di solito, se possono, si fanno le scarpe tra di loro), i sardi dell’isola, presi da enormi problemi quotidiani, uccisi dal nepotismo e dalla cecità della loro classe dirigente (??) che comunque continuano a scegliere, guardano con sospetto, se non con vero e proprio fastidio, al mondo dell’emigrazione. Fino a quando non cercano i circoli per promuovere le loro attività (spesso di infimo livello) che stento a definire “culturali” e fino a che i circoli non servono da ufficio di collocamento per chi fugge dall’isola incantata o da agenzia immobiliare (ovviamente gratis) per cercare un alloggio in terra anzena, i sardi fuori dall’isola sono, nella migliore delle ipotesi dei poverini che hanno lasciato quella specie di Eldorado incantato da cui la maggior parte degli eldoraini stessi vuole fuggire o, peggio, delle zecche che succhiano loro il sangue (?).
    Ecco la verità. Tutto il resto, diciamocelo con chiarezza, è noia!

  2. unu maccu faghet unu maccu, deghe maccos faghen deghe maccos, deghemizza maccos faghent unu partidu politicu- metade de sos politicos nostr0s sun incapazes, s’atteru mesu sun capazes de tottu – finzas fora dae domo nos cheren canzellare!!

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *