QUELLA CASETTA IN CANADA CON LA MIA TERRA NEL CUORE TRA GLI EMIGRATI DEL CIRCOLO DI MONTREAL: VIVERE IN UN ALTRO CONTINENTE DA SARDA

"la casetta in Canada" di Elisa Abis

di Elisa Abis

Ogni storia personale ha inizio in un dato spazio e in un dato tempo, si muove entro coordinate spazio-temporali ben precise. La mia storia, che non prevede in sé comunque nulla di eclatante, se non delle partenze, degli arrivi e dei ritorni, inizia qualche anno fa a Castiadas, nella regione del Sarrabus.  Mi sono sempre posta molti quesiti sulla mia condizione di isolana. Sin da quando, appena adolescente, mi recavo nella vicina spiaggia ad interrogare il mare, come si fa con un oracolo, ad implorarlo di ritirarsi e mostrarmi cosa ci fosse al di là del suo orizzonte impenetrabile, era già chiaro che la curiosità mi avrebbe portata lontana, ma che le mie radici sarebbero sempre rimaste ancorate a quella spiaggia, a quei paesaggi e a quelle genti che li popolano con fierezza. Il modo migliore per scoprire le proprie radici, per amarle indistintamente, è proprio quello di perderle e doverle ritrovare. Nel momento in cui lontani da casa si è privati della propria identità o comunque, si entra in contatto con delle identità predominanti, nasce l’esigenza di proclamare la propria al mondo.  Ed ecco che oggi vivo in Canada, certamente in veste di cittadina con grande apertura verso tutto ciò che è sinonimo di multiculturalità e plurilinguismo, ma soprattutto ci vivo da sarda.  La mia isola la porto con me, sempre. Il mio, un percorso come tanti: l’infanzia e l’adolescenza trascorsi a Castiadas, sino alla maturità scientifica conseguita a Muravera, e gli studi universitari proseguiti a Perugia. Il mio corso di laurea, in Scienze della Comunicazione, durava cinque anni, uno dei quali l’ho trascorso in Francia per perfezionare il francese, da sempre la mia lingua di studi. La prima volta Parigi, per via di uno scambio universitario tra la mia facoltà universitaria e il dipartimento di Scienze umane e sociali della Sorbonne, e la seconda volta, in veste di tirocinante presso l’Istituto italiano di cultura di Grenoble; esperienza quest’ultima che mi ha consentito di sviluppare le mie capacità di relazione con un vasto pubblico di utenti stranieri. Non era comunque la prima volta che mi confrontavo con un pubblico, poiché la mia famiglia da circa venticinque anni gestisce una piccola attività turistica proprio a Castiadas vicino al mare, dove tutti noi figli (5!) abbiamo sempre contribuito in modo diretto.  Dopo aver conseguito la laurea nel 2006, mi sono spostata a Roma con il progetto Master and Back, borsa di studio Regionale che ha procurato gioie e dolori un po’ a tutti noi studenti vincitori. La gioia di ricevere dei finanziamenti per proseguire gli studi o per iniziare un percorso nel proprio campo d’interesse e nel contempo, il dolore nel vedere i sogni infranti a contatto con le realtà lavorative sarde, totalmente incapaci per questioni endemiche di poterci accogliere in seno. A Roma ho seguito un master in Organizzazione di Eventi culturali, presso l’università della Sapienza ed ho mosso i primi passi nel campo del mondo della cultura. Tutto il tirocinio del Master l’ho svolto al Teatro Eliseo, uno dei teatri più importanti in Italia e di cui la storia è nota.

Dopo Roma, nuovamente la Sardegna per portare a termine il mio percorso (il famoso Back) ancora in un’impresa culturale, un teatro di Cagliari diretto da uno dei più importanti esponenti del teatro di prosa in Sardegna: Mario Faticoni. Un periodo molto importante in cui ho potuto riassaporare la gioia di vivere nell’isola, di godere dei suoi paesaggi, di stare a due passi dalla famiglia, dagli amici e dalle comodità. Tuttavia il senso di frustrazione rispetto alle condizioni lavorative precarie era sempre presente e così ho iniziato a pensare a nuove mete da percorrere.  Il Canada si è presentato casualmente nella mia vita. Una mia carissima cugina, con cui avevo condiviso i famosi turbamenti dell’adolescenza, si era trasferita a Montréal per motivi di lavoro. I suoi racconti, colmi di entusiasmo, mi hanno trasmesso la voglia di conoscere il paese da vicino. Sono arrivata in un freddo mese di ottobre di due anni fa. La temperatura era glaciale, una grande sfida da intraprendere per un’isolana abituata a temperature miti, anche in pieno inverno. Motivo per il quale i sardi emigrati in Canada non sono numerosissimi. Il primo periodo è stato di adattamento e di ricerca di un impiego. Sono arrivata con il progetto Vacance-travail quindi già in possesso di un working visa della durata di sei mesi, ma sei mesi non sono un tempo sufficiente per trovare un buon lavoro quindi, come tutti gli emigrati alle prime armi, mi sono buttata nel campo della ristorazione. Ho lavorato per qualche tempo in un panificio italiano, dove di italiano credo ci fosse solo il nome, ma questo lavoro mi ha consentito di sbarcare il lunario! Un pomeriggio, seduta in un bar del centro città, presa dallo sconforto delle difficoltà iniziali, ho digitato su google “impiegata italiana cercasi Montréal” ed è magicamente comparso un annuncio che corrispondeva appieno al mio profilo e alle mie esigenze di quel momento. Così ho trovato il lavoro che mi ha concesso di prolungare il mio statuto in Canada e che mi ha aperto delle porte verso altri impieghi. Attualmente, lavoro a tempo pieno anche come insegnante di cultura e lingua italiana e ho iniziato il processo di selezione, del Governo del Canada, per l’ottenimento della carta da Residente Permanente. Un processo lungo, doloroso, per via della nostalgia che sempre attanaglia noi emigrati, e complesso. 

Recentemente ho fatto il mio ingresso nell’organico dell’Associazione dei Sardi del Québec, che si occupa di promuovere la Sardegna per mezzo di eventi culturali ed enogastronomici. Abbiamo creato un team molto affiatato che concepisce idee una di seguito all’altra e testimonio ci sia molta curiosità rispetto alla nostra isola, le sue tradizioni e i suoi costumi; personalmente non perdo mai occasione per parlarne o per divulgarne le bellezze!  Il mio percorso qui è ancora in divenire, una storia ancora tutta da scrivere che spero di poter condividere!

* La Donna Sarda

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