INTERVISTA A DORI GHEZZI: UN RICORDO DI FABRIZIO DE ANDRE’ E DELLA SUA POESIA PER LA SARDEGNA

Dori Ghezzi con Fabrizio de Andrè


di Daniele Madau

Dori Ghezzi, innanzitutto grazie per la sua preziosa disponibilità; di seguito le domande che ho preparato per l’intervista.
Ricordo il convegno di studi all’Università di Cagliari su Fabrizio, in cui anche lei era presente; nell’introduzione del preside di Lettere, Giulio Paulis, si parlava del diverso approccio alla Sardegna tra voi e i primi “vip” della Costa Smeralda: voi vi eravate lasciati conquistare, non avete conquistato. Come prima domanda, generale, vorrei chiederle cosa vi ha conquistato della nostra terra, la Sardegna. Abbiamo conosciuto la Sardegna in momenti diversi, ancora prima che Fabrizio e io ci incontrassimo. Mi riferisco alla fine degli anni Sessanta: Fabrizio, conquistato, come tanti, dalla bellezza della costa sarda, aveva già casa a Portobello, scelta come rifugio di vacanza. Per quel che mi riguarda, la scintilla è scattata grazie alle persone che mi hanno permesso di conoscerla invitandomi a tenere dei concerti in alcune località fra cui, una delle prime, fu proprio Tempio Pausania.

Zirichiltaggia, Monti di Mola e l’uso del gallurese: ho l’impressione che Fabrizio andasse fino al fondo delle realtà che si trovava a vivere, come, in questo caso, toccando leggende e storie popolari. Può raccontare come sono nate?Sono storie ascoltate dagli abitanti? Zirichiltaggia si rifà alla storia vera di due fratelli, fra loro nemici, ma nostri amici, quindi in questo caso non si tratta di una storia popolare, sebbene alcune di queste possano nascere anche così. Monti di Mola credo che sia invece nata dalla fantasia di Fabrizio.

Anche lei, Dori, ha conosciuto e parlato il gallurese? Magari con Fabrizio? Lo capisco bene, ma non ho mai osato parlarlo, tranne – come quando si imparano le nuove lingue – qualche parolaccia.
Com’è il suo rapporto, Dori, con la Sardegna ora? Le capita di venire, magari all’Agnata? È una terra che mi manca sempre di più perché sempre meno – per i tanti impegni – riesco a raggiungerla.

Ricordiamo anche il concerto gratuito tenuto a Cagliari in occasione della festa di S.Efisio: un omaggio alle tradizioni sarde? Ne avete conosciuto alcune che vi hanno particolarmente colpito? La capacità del popolo sardo di conservare le tradizioni è straordinaria. Penso in particolare alle cantadas, che considero un antico esempio di forme espressive come l’Hip-Hop e il Rap. Dico questo riferendomi all’estemporaneità e alla facilità con cui i versi nascono rispettando la metrica, versi che possono essere poetici, romantici, ma anche di protesta.

L’album l’Indiano, le canzoni Disamistade, Le Nuvole, insieme alle altre già citate: la Sardegna, magari anche nel dolore che vi ha toccato e che tutti conosciamo, ispira poesia? Indubbiamente. A Fabrizio ne ha ispirata tanta, come ha poi espresso anche nei brani qui citati. Anch’io ne sono rimasta molto coinvolta ma senza tradurre le tante suggestioni in versi, né prima né dopo i 18 anni – per riprendere una ormai celebre dichiarazione di Fabrizio, che a sua volta si rifaceva a Benedetto Croce.

Se chiude gli occhi, posso chiederle qual è l’immagine più bella, legata a voi e alla Sardegna, che le viene in mente? La profondità e lo spazio, che non percepisci in nessun altro luogo e che nemmeno il 3D sarebbe in grado di esprimere così bene.

Da presidentessa di una fondazione così ricca di materiale, quali consigli darebbe per la promozione di una lingua e di una cultura come la nostra? È una domanda che mi sottopone a una inevitabile irresponsabile presunzione. Per promuovere e salvaguardare – e questo vale per tutti gli idiomi del mondo – devi amarli, rispettarli e – a mio avviso – riscoprire ciò che nei secoli si è perso.

In ultimo, può dire, se c’è, un termine in sardo che le sembra particolarmente bello o al quale è più legata? Mariposa.

Grazie, un caro abbraccio dalla Sardegna. A chent’annos.

Tramas de Amistade

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