RICOSTRUITE NEL SINIS, LE FASI DEL NEOLITICO IN SARDEGNA: IL VILLAGGIO “SA RUDA”


di Elide Conciatori

Vorrei raccontarvi la storia di un sito archeologico che ho avuto modo di visitare personalmente nei giorni scorsi: il  villaggio Sa Ruda. Situato nella zona del Sinis, più precisamente nei pressi dello stagno di Cabras, nelle vicinanze di altri due siti archeologici molto noti nell’isola:Cuccuru is Arrius e  Conca Illonis. Tutti questi luoghi sono accomunati da una parola: NEOLITICO. L’epoca neolitica, dalle parole greche “neos” –nuovo  e “lithos” -pietra, letteralmente significa “Età della Pietra Nuova” ed è caratterizzato da due importanti innovazioni: il sistema economico agropastorale e la scoperta e utilizzo della ceramica. In base ai ritrovamenti soprattutto relativi al periodo medio e recente, si è soliti dividere il Neolitico in tre fasi:

-Il Neolitico antico (6000-4000 a.C.) caratterizzato dall’invenzione della ceramica che permise di costruire recipienti e utensili di varia natura, superando quindi la fase di sussistenza legata esclusivamente alla caccia e alla pesca.

-Il Neolitico medio (4000-3400 a.C.) caratterizzato soprattutto dal sito di Bonu Ighinu, nel sassarese,luogo in cui ne vennero rinvenute le prime attestazioni archeologiche.

-Il Neolitico recente (3400-3200 a.C.) caratterizzato da culture vere e proprie sparse in tutta l’isola.

Il villaggio, interamente ricreato a grandezza naturale dagli archeologi del luogo, si ripropone infatti di ricostruire tutte le fasi che, dal neolitico antico fino a quello più recente, hanno caratterizzato la quotidianità degli uomini preistorici sardi. Tale lavoro è favorito da tutta una serie di ritrovamenti archeologici, avvenuti proprio nelle zone di Cabras, che hanno permesso di vagliare i dati e di farne delle ipotesi il più possibile fedeli alla vita del tempo. Appena arrivati sul posto ciò che colpisce è certamente la distesa verde su cui sono edificate le grandi capanne simbolo delle abitazioni preistoriche. Ma la visita al villaggio è preceduta da una proiezione in cui vengono spiegate le attività dell’uomo preistorico e i cambiamenti che si sono presumibilmente verificati nel corso dei millenni. Le attività di caccia e pesca sono attestate anche grazie al ritrovamento delle punte delle frecce o delle lance che venivano realizzate in ossidiana e selce, due materiali facilmente lavorabili, particolarmente affilati e resistenti. Venivano prodotti anche coltelli per conciare le pelli e accette per tagliare l’erba che si trova tuttora attorno allo stagno. Sulle sue sponde infatti è presente in grande quantità un’ erba palustre (detta fassonis) grazie alla quale venivano realizzate le stuoie, i cesti e le coperture per le case.  Nella ricostruzione delle abitazioni, presenti ormai da otto anni, tali coperture sono realizzate interamente con questi fasci d’erba e la loro impermeabilità e resistenza sembra accreditare completamente l’ipotesi  di questo loro impiego durante il neolitico. Dagli stessi fasci, tagliati alla base e non strappati, era inoltre possibile ricavare dei filamenti utili alla tessitura. Le abitazioni di forma conica sono realizzate con dei grossi tronchi piantati su una base argillosa, con una cavità al centro dove, grazie alle polveri e ceneri rinvenute, è stato possibile scoprire che fosse il luogo dedicato al fuoco. Tutto attorno alla cavità vi è semplicemente un basamento in terra battuta dove gli uomini preistorici si dedicavano a tutte le attività “casalinghe”, quali la lavorazione e conservazione dei cibi, e la tessitura. All’interno delle capanne infatti è possibile osservare, seduti attorno al focolare, tutti gli attrezzi che verosimilmente venivano utilizzati. Sono presenti telai per il lino e la lana, pentolame e attrezzi da lavoro, lance e frecce, nasse per la pesca, pesi in ceramica per la fabbricazione  delle stuoie, macine e pellami. Tutte le abitazioni sono realizzate nello stesso modo ma si nota facilmente la presenza di una di forma rettangolare, sulla quale però non è stato possibile ottenere delle informazioni utili relative al suo possibile utilizzo e conformazione interna. Non è consentito fotografare l’interno delle abitazioni, per cui non mi è possibile mostrarvi le immagini relative agli arredi, alla visuale della copertura a fasci d’erba che si scorge bene dall’interno e al focolare. Durante la visita inoltre è possibile effettuare una simulazione di scavo, si possono realizzare dei lavori con la ceramica e fare il tiro con l’arco. Tutte le attività sono mirate a far conoscere e capire non solo la vita dei nostri antenati, ma anche il delicato compito che svolgono ogni giorno gli studiosi per riportare alla luce il nostro passato. Un luogo affascinante e suggestivo, che merita di essere visitato e scoperto da tutti, non solo dagli isolani.

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