COMMEMORAZIONE DEI CADUTI DELLA BRIGATA SASSARI SUL MONTE ZEBIO: IL DISCORSO DELLA PRESIDENTE DELL'ASSOCIAZIONE CULTURALE "UN PONTE FRA SARDEGNA E VENETO" DI NOALE

da sinistra: il Generale Enrico Pino, già Comandante della Brigata Sassari; Elisa Sodde; l'onorevole Mauro Pili

di Elisa Sodde

Autorità civili e militari,

Amiche, Amici, Soci,

Il mio particolare ringraziamento va a tutti quelli che oggi si sono uniti a noi, alla nostra Associazione, sia prendendovi parte personalmente, permettendo col loro contributo fattivo e volontario, la realizzazione di questo evento; sia a coloro i quali, per altri impegni istituzionali e lavorativi improrogabili, hanno comunque voluto sottolineare la loro vicinanza a questa nostra manifestazione commemorativa e di profilo storico-culturale, partecipando col cuore e con lo spirito, attraverso l’invio di messaggi di cui tra poco daremo lettura.

Il nostro primo e doveroso pensiero corre ai giovani caduti della Brigata “Sassari” del Primo Conflitto Mondiale, a cui intendiamo rendere omaggio ed onore dedicando loro questa giornata della memoria; ma ci preme allo stesso modo ricordare e rendere onore a TUTTI I CADUTI di tutti i tempi, passati e presenti, sia in teatri di guerra che nelle più attuali cc. dd. “operazioni di pace”.

Novantasette anni fa in questi monti si sono scritte terribili e dolorose pagine di storia. Pagine di storia d’Italia, spesso, poco conosciute dagli stessi italiani. Italiani di tutte le regioni, Sardegna compresa, che non ricordano o, addirittura, non sono a conoscenza che il tributo maggiore alla causa dell’Unità Nazionale è stato pagato dai 13.602 sardi caduti per la Patria, molti dei quali proprio in questi luoghi, nel 1916 e nel 1917, per fermare le munitissime postazioni austriache che tentavano di aprirsi un varco per arrivare ad occupare i principali capoluoghi di provincia del Veneto, quali avamposti per la conquista della Penisola italiana.

La mitica Brigata “Sassari” costituita dagli <<intrepidi fanti>> dei due Reparti storici del 151° e del 152°, rispettivamente a Sinnai (CA) e a Tempio Pausania (OT) che gli austriaci avevano definito “Die Roten Teufels”, “Diavoli Rossi”, non solo perché sotto la pioggia o il sudore il rosso si estendeva alla parte superiore bianca, dando l’impressione che si trattasse di mostrine interamente rosse ma, soprattutto, per l’ardore e l’estremo coraggio dimostrato nel combattimento corpo a corpo nel quale i sardi, oltre alla baionetta, erano abilissimi nell’uso del loro fedele coltello a serramanico.

Questi uomini, Uomini semplici, umili, – si, forse non altissimi fisicamente, ma come ci racconta la memorialistica storica, di grandissima rettitudine ed integrità morale – valorosi e dal cuore impavido. Uomini autentici, insomma. Erano i nostri padri, zii, nonni, o bisnonni per i giovanissimi che sono anche qui con noi oggi. Prima di esser quei soldati che nell’immaginario collettivo trasmessoci dalle cronache del tempo, rappresentavano una <<tribù guerriera>> (l’espressione è del Bellieni), sono stati contadini, pastori, minatori, ed insieme poeti, che hanno saputo difendere strenuamente, con mirabile sprezzo del pericolo, a costo della loro giovane vita, non solo i nostri territori ma, soprattutto, il loro onore, l’onore della Sardegna e dell’Italia tutta.  

Per far capire la cifra umana e morale di questi Uomini, voglio leggervi alcuni brevi passaggi del libro “Fanterie Sarde all’ombra del Tricolore” scritto dal Ten. Alfredo GRAZIANI, del 151° Reggimento. La prima frase è relativa al momento in cui la Brigata “Sassari”, attraversando la Val Stagna si prepara a salire sull’Altopiano di Asiago e si imbatte nella disperate popolazioni messe in fuga dalla guerra: <<Poco più oltre, un gruppo di donne levò in alto i bambini, dicendoci: Salvate le nostre creature! State tranquille – disse il Tenente Graziani – ormai tra voi e loro ci sono le nostre baionette. E, dalle file, la voce di un ignoto “Immoi che semus nos” (ora ci siamo noi!)>>. E ogniqualvolta la situazione volgeva al peggio, qualcuno dei soldati bianco-rossi spronava ed incoraggiava gli altri al grido <<Ricordatevi i bambini della Val Stagna!>>, ovvero ricordatevi della promessa fatta alle madri della Val Stagna, così come, tacitamente, alle madri di tutta Italia.

Quando la Brigata attraversava i vari paesi di ritorno da un combattimento per recarsi su un altro fronte, le porte e le finestre si aprivano e si udivano voci di donne e di uomini veneti richiamare l’attenzione degli altri compaesani: <<La xe la “Sassari”, capio? La “Sassari”! W la “Sassari”, W l’Italia!>>.

Il mito della Brigata era andato formandosi sin dai primi mesi della guerra, quando, dopo la battaglia delle Frasche e dei Razzi, per la prima volta il bollettino del Comando Supremo, violando una prassi consolidata, aveva citato il nome di una singola Brigata mettendo per di più l’accento sulla sua composizione regionale, dando la storica definizione de  <<gli intrepidi fanti della Brigata “Sassari”>>.

Cito solo un ultimo passaggio del libro del Ten. Graziani, che fa riferimento al momento in cui i reparti sardi, avendo ricevuto l’ordine di andare a dar man forte ad altre compagnie in grave difficoltà, prendono posizione sui monti di Asiago: <<Dopo un lungo tratto di corsa ci troviamo in mezzo a qualche centinaio di uomini: bersaglieri e territoriali. Li informiamo di quel poco che sappiamo; ma a loro basta sapere che è venuta su truppa nuova. Il sapere poi che, a breve distanza c’è la “Sassari” par che dia loro un senso di sollievo. La “Sassari”! Nome formidabile ed elettrizzante! Eh, certo, la “Sassari” non è abituata a retrocedere!>>

Uomini, dunque, che portavano orgogliosamente nel cuore la loro lingua, la loro famiglia, loro Isola, ma che hanno saputo e voluto, senza mai esitare un attimo, difendere non solo il Veneto e i veneti bensì tutti noi: la Nostra lingua, le Nostre famiglie, la Nostra e la Loro Patria: l’Italia. E di questo alto sacrificio e di questa grande lezione di vita dobbiamo sempre esser memori, attenti e fedeli depositari, serbando loro eterna gratitudine.

Donne e Uomini di Sardegna, del Veneto e dell’Italia tutta, uniamoci quindi nel ricordo di questi valorosi Eroi, di ieri e di oggi, levando alto tutti insieme il nostro grido: “FORZA PARIS!”

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