IL LIBRO "L'AMORE CHE TI SCEGLIE": INTERVISTA A PATRIZIA CADAU, L'AUTRICE DEL FENOMENO LETTERARIO DEL MOMENTO

nella foto Patrizia Cadau

di Gian Piero Pinna

Patrizia Cadau, 40 anni, solide radici barbaricine Fonnesi, ma cresciuta in Liguria e da una decina di anni rientrata in Sardegna. Vive a Oristano con la sua famiglia, dove si trova come a casa sua. Da qualche settimana, il suo libro “L’amore che ti sceglie”, è diventato un vero e proprio fenomeno editoriale e lei imperversa nei social network, compare su testate nazionali, viene intervistata da blogger, autori di fama internazionale come Lara Cardella, gestisce sulle sue pagine FB e sul suo blog migliaia di contatti quotidiani con amici che la seguono e che controbattono ad ogni suo post, che leggono i suoi racconti e che ora manifestano tutto l’entusiasmo per poter leggere il suo primo romanzo. Il primo di una serie tenuta nel fatidico cassetto.

Come mai la Sardegna, dopo trent’anni in Liguria, e perché Oristano?

Oristano l’ho amata follemente dal primo giorno che ci capitai. Mi ero trasferita definitivamente da poco in Sardegna e avevo preso base a Cagliari, accorgendomi di non conoscere per niente l’Isola. Tutto si fermava a Fonni e al suo territorio, dove andavo in vacanza con i miei in famiglia, e alla Gallura dove andavo al mare. Il resto era sconosciuto. Oristano mi colpì fortemente da subito, mi trasmetteva allegria e serenità, e non appena abbiamo potuto, ci siamo trasferiti con mio marito. La Sardegna più in generale, rappresentava meglio ciò che andavo ricercando, un bisogno forte di appartenenza, anche se continuo ad essere una continentale qui, e una sarda in continente. E quindi libera dappertutto.

Il tuo libro, autoprodotto, on line e nelle librerie da poco più di una settimana, conta nella tua pagina più di ventimila lettori, te lo aspettavi? E come nasce l’idea della scrittura?

No, naturalmente. Sapevo di una curiosità molto forte intorno alla mia persona, ma non immaginavo la potenza di questo fenomeno. Intuivo che per effetto del Gossip che mi lega ad Alessia Marcuzzi e al suo scoprirmi casualmente come scrittrice, anche in sua difesa, avrebbe potuto esserci una buona risonanza, ma non mi aspettavo che così tante persone si legassero alle parole che scrivo, al mio modo di pensare e che mi trasmettessero tanto affetto. In realtà sono queste persone ad avermi dato il coraggio di buttarmi e adesso mi premiano per averlo fatto. Diciamo che ho catalizzato una comunità prevalentemente femminile di quarantenni incoscienti ma seriamente determinate a scardinare troppi stereotipi femminili. Primo fra tutti che le donne non sanno fare comunità e si scannano alla prima occasione. Poi la mia curiosità per le parole e la comunicazione nascono prestissimo, sin da bambina e prima di andare a scuola ero affascinata dai libri, dalle parole inusuali. È  un interesse che si è strutturato e definito nel tempo fino a diventare un hobby, ma in senso più ampio anche un lavoro. Io ho sempre lavorato sulla comunicazione, sulle relazioni umane, il dialogo emotivo, perché sono una psicopedagogista e ho fatto del mio interesse principale, il cardine su cui orientare la mia vita. È chiaro che scrivere è una forma comunicativa che si presta ad un sacco di finalità: è come fare un viaggio dentro se stessi, capire che cosa ti è rimasto dentro delle storie che hai sentito, vedere come si legano alle tue. I personaggi diventano vivi dentro di te, si animano, sgomitano per dire qualcosa, qualcosa che lo scrittore avverte l’urgenza di dire e presuntuosamente crede che tutti debbano sapere. In questo senso completare un romanzo significa chiudere un cerchio, e se l’intento era quello di trasmettere determinati messaggi, diciamo che ci si può ritenere soddisfatti.

Del tuo libro colpisce il titolo, quasi un contrasto. È  l’amore che ti sceglie ma non è detto sia per renderti felice. Ce lo spieghi meglio?

Ci sono grandi passioni, legami fortissimi, sentimenti profondi che ci fanno pensare che quella persona e nessun’altra possa essere la nostra compagna di vita per sempre. È l’amore che irrompe nella tua vita e che ti trascina da chi gli pare. Probabilmente è amore, ma in alcuni casi, nel tempo, le circostanze, le vicende, certe decisioni sbagliate, sfondano le nostre certezze e semplicemente ci accorgiamo di avere dato più di quanto avremmo voluto dare e che in cambio abbiamo ricevuto sorprese di cui avremmo fatto a meno. E allora pur essendo amore, non ci ha resi felici, non ci ha completati come avremmo voluto. La protagonista di questa storia comincia così a raccontare a sua figlia, con una lettera, la propria storia personale, e da quella prende vita il racconto come nel gioco delle scatole cinesi dove non mancano colpi di scena e sorprese. E’ un libro molto passionale e coraggioso. Perché parla di una donna sola contro il pregiudizio, in una società che crede di essere emancipata senza esserlo. In parte posso dire con molta serenità che ci sono degli spunti autobiografici: la protagonista affronta il medesimo viaggio che ho fatto io, figlia di emigrati, papà è stato un sottufficiale della Guardia di Finanza ora in pensione, mamma un’artista molto creativa e talentuosa, ho scelto a trent’anni il percorso a ritroso dalla Liguria dove sono nata e cresciuta verso la Sardegna e per altre vicende anche io ho dovuto prendere le misure dai pregiudizi. Spesso solo per avere pensato con la mia testa senza essermi accodata all’opinione più accreditata.

Rimpiangi qualcosa del tuo aver scelto la Sardegna, e cosa ti manca della Liguria? Ci sono differenze?

No, non ho mai rimpianto la mia scelta. La Liguria è impressa nel mio cuore come un fossile, è una terra meravigliosa, ci sono nata e cresciuta. Ovvio che il pensarci mi trasmette immediatamente malinconia. Mi manca, certo e ci vado volentieri. La Sardegna ormai non è più solo il luogo delle mie radici, ma anche della chioma: qui c’è l’albero completo, i miei genitori, i miei bambini, mio marito, il mio futuro. Non posso pensare a qualcosa di diverso, Anche se non si può e mai si deve fare, ipotecare il futuro. Le differenze ci sono, ma in qualche modo Liguria e Sardegna hanno sempre creato binomi particolari, hanno sempre avuto affinità che poi si sono manifestate anche nell’arte, penso a Andrea Parodi o a De Andrè, per esempio.

Perché la scelta di scrivere?

Scrivo da sempre credo. È un passione, l’urgenza di dire delle cose che forse  si pensa possano servire, ma non ho mai avuto la fortuna di fare il salto. Il coraggio si, ma la fortuna di trovare la persona giusta mai. Però, non ho mai smesso di crederci e il motivo lo racconto in un aneddoto: ha conosciuto Fulvio Fo (ndr fratello di Dario), io neanche sapevo che vivesse in Sardegna e invece lui stava qui a due passi. Ebbe modo di ricevere il manoscritto originale di questo testo e mi telefonò, così semplicemente. Si presentò e si scusò per avere osato disturbarmi (nel mentre io rischiai l’infarto), ma proprio non aveva potuto trattenersi. Aveva letto, secondo lui, una delle cose migliori degli ultimi anni, mi chiese di tutto, dove avessi imparato a scrivere così, mi disse che era semplicemente emozionato e mi ringraziava. Nacque un’amicizia, da cui imparai tantissimo. Una sera mi chiamò per dirmi che avrebbe presentato il suo nuovo libro a Cagliari al teatro Massimo, e si raccomandò moltissimo di fare di tutto per esserci, perché ci teneva molto. Naturalmente andai, e lui mi venne incontro e mi abbracciò. Poi disse “Che onore, la grandissima scrittrice Patrizia Cadau”, poi si girò verso la stampa attonita e confusa (ma chi diavolo è questa?) e disse, “non perdetela d’occhio, questa è una delle penne più belle in circolazione.” Fu l’ultima volta che ci vedemmo: persi naturalmente un grande amico e una preziosa fonte di ricchezza per consigli, conoscenza e così via. Ecco, ogni volta che ho pensato di smettere ho pensato al fatto che Fulvio credeva in me, e che in qualche modo dovevo ripagarlo, e farlo anche per me stessa. E ora lo devo anche a tutte le persone generosissime che mi seguono e che mi sostengono.

Hai fatto un viaggio al contrario, hai scelto la Sardegna pur essendo nata altrove. Eppure la Sardegna si trova ad affrontare dinamiche opposte, a guardare i suoi giovani che vedono in altri luoghi la soluzione ai propri problemi. Cosa ne pensi?

La soluzione immediatamente attuabile è la Zona Franca. Quando a Maggio del 2012 la Cancelliera Tedesca Merkel chiese all’Italia come mai non avesse ancora attivato la Zona Franca in Sardegna, abbiamo scoperto una realtà fino ad allora tenuta nascosta ai Sardi e all’Italia intera e cioè, saltò in primo piano che dal dopoguerra, e più precisamente nel 1948, la legge Costituzionale che emanò lo Statuto Speciale per la Regione Autonoma della Sardegna, prevedeva l’istituzione di Punti Franchi, come “discrimine positiva atta a compensare i sovra costi di trasporto e pertanto destinataria di specifici aiuti allo sviluppo posti a tutela della pace sociale”. Col DLgs 75/1998, secondo direttive Europee,  i Punti Franchi vennero equiparati alla Zona Franca che può essere attivata nell’intera Regione Sarda. Attivare la Zona Franca significa ottenere l’azzeramento o riduzione dell’IVA,  l’eliminazione delle Accise sui carburanti (potremmo pagargli circa 50/60 cent a litro!), azzeramento dei dazi doganali con mercati extra-europei, agevolazioni nei costi dei trasporti da/per la Sardegna per persone e merci (a favore del turismo, della continuità territoriale e del commercio). Per chi vive in Sardegna e subisce le quotidiane difficoltà ed i limiti dovuti anche all’insularità, il monito della Germania, ha avuto l’effetto di uno schiaffo che mi ha fatto pensare: “Ma perché per 65 anni la nostra classe politica ha incomprensibilmente nicchiato su questo importantissimo tema di rilancio dell’economia?”
Sappiamo che abbiamo poco tempo per attuare la Zona Franca, perché il 24 Giugno del 2013 con l’entrata in vigore del Trattato di Lisbona, verranno a cessare gli effetti del DLgs 75/1998 e saremo estromessi da qualunque diritto acquisito sulla Zona Franca. Semplicemente occorrerebbe che il Governatore della Sardegna Cappellacci si attivi per farne richiesta a Roma, o in sua vece potrebbero deliberare tutti i 377 Sindaci dei Comuni della Regione, affinché venga istituita la Zona Franca nel proprio territorio comunale. Visto che la Regione nicchia incredibilmente su questo tema, so che gruppi di cittadini,  si sono attivati consegnando a tutti i sindaci una bozza di mozione, con la quale si invitano e sollecitano a deliberare favorevolmente. Ad oggi mi risulta che abbiano già deliberato i Comuni di Guspini, Portoscuso, Golfo Aranci, Riola Sardo, San Nicolò d’Arcidano, Santa Giusta. Ovviamente attendo con impazienza la delibera del Sindaco di Oristano.

 Cosa ti aspetti dalla Zona Franca?

 Il rilancio dell’economia nell’Oristanese e in tutta la Regione, che potrà risolvere i problemi occupazionali per i giovani e i meno giovani. Sono mamma di due bambini e quando saranno grandi, mi auguro che se un giorno decidessero di lasciare la Sardegna, lo facessero per scelta e non per disperazione, in cerca di un lavoro, come succede adesso.

Il sito in cui è possibile acquistare il libro, in cartaceo e in e book, è http://ilmiolibro.kataweb.it/schedalibro.asp?id=910915, inoltre la versione cartacea, è presente in molte librerie e in tutte le librerie Feltrinelli.

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