LE LINGUE DEI PADRI, TESORO DELL'UMANITA': PRESTIGIOSO CONVEGNO ORGANIZZATO DAL "SU NURAGHE" DI BIELLA

 

celebrazioni al Nuraghe Chervu di Biella

 
di Pierin Boninsegna

Con il titolo de «Le lingue dei popoli», si è tenuto a Biella, presso la sede di Su Nuraghe, il convegno sulle lingue ancestrali. Vi hanno partecipato i rappresentanti di ben sette idiomi storici: il walser, il provenzale, il piemontese, il sardo, l’algonchino, l’urone, il cri. Come ha spiegato Sergio Maria Gilardino nella sua relazione d’apertura, tutte le lingue parlate da un popolo per centinaia, a volte migliaia di anni, sono lingue ancestrali, cioè lingue dei padri, lingue degli antenati. Che poi in tempi più recenti siano andate lentamente in disuso non vuole dire che non hanno mai avuto tutte le parole necessarie alla vita di un popolo. «Non esistono lingue superiori o lingue inferiori» ha precisato il relatore, «ma solo lingue conosciute e parlate bene e lingue conosciute e parlate meno bene». Il nucleo delle parole storiche, ha spiegato il coordinatore del grande dizionario della lingua germanica dei walser e ora di quella del provenzale alpino, consiste invariabilmente di circa 40.000 parole, non solo per nominare piante, erbe, animali, lavori, tempo, ma anche religioni, miti, tradizioni e sentimenti. I giovani d’oggi invece utilizzano un lessico di poco meno di 3.000 parole e sanno sempre meno cos’è l’ancestralità e cosa sono le tradizioni dei popoli. Hanno fatto seguito le relazioni interessantissime di Eugenio Goria, un giovane linguista piemontese che ha parlato dei rapporti fra dialetti e lingue, di Davide Filié, un professore di tedesco che ha imparato a perfezione il Titzschu e ora lo insegna ai bimbi e agli adulti di Alagna e di Rimella (vero e proprio caso di risuscitazione linguistica), di Silvana Berra sulla necessità di tenere in vita la lingua piemontese in una qualsiasi delle sue varianti diatopiche, di Remi Venture sulla lingua dei trovatori (e ora dei valligiani piemontesi di alta montagna), di Francesco Casula che ha illustrato la lingua sarda, ma anche i tranelli legislativi che ne minacciano l’insegnamento e la diffusione e, infine, dei capi amerindiani che hanno illustrato lo status delle loro rispettive lingue e gli sforzi intrapresi per trasmetterle ai giovani, insieme al ricchissimo patrimonio di usi, tradizioni, costumi e letteratura orale che esse convogliano. Tutti hanno fatto sentire il suono delle rispettive lingue rivolgendo al pubblico parole di saluto. Tutti gli oratori si sono trovati in perfetta sintonia sull’indifferenza paludata dei governi centrali al destino delle lingue dei popoli e alla necessità di salvare questi preziosi anelli della storia umana, mettendo in evidenza che più dell’80% delle 7.000 lingue della terra sono parlate da meno del 10% della popolazione mondiale e che nel corso della prossima generazione due terzi di esse spariranno (e con esse anche conoscenze scientifiche, zoologiche, botaniche, storiche e antropologiche). Il convegno, nel corso del quale si è fatto uso di tre lingue veicolari (italiano, francese e inglese), si è concluso con uno splendido concerto tenuto dai musicisti e dai cantori del gruppo i «Tenores Neomeli», con la spiegazione in sardo e in italiano dei vari canti intonati con rara maestria vocale e strumentale.

Il Presidente ed i soci di Su Nuraghe, il sodalizio culturale dei sardi di Biella, organizzatore del convegno, si sono detti molti contenti del tema e dei risultati di questo straordinario dialogo tra popoli così diversi e pure così vicini nel loro amore e nella loro determinazione di salvare i patrimoni della loro ancestralità. Ogni relatore ha consegnato il proprio saggio per la pubblicazione degli atti, con informazioni e bibliografie atte a stimolare ulteriori ricerche. La cosa più importante tuttavia è che si siano stabiliti dei rapporti di intesa e di collaborazione tra i vari operatori culturali (le preghiere per la pace e la riconciliazione degli amerindiani verrano tradotte in diverse delle nostre lingue ancestrali mentre a loro volta i canadesi forniranno informazioni bibliografiche su strumenti didattici e etnografici; il coordinatore scientifico e il rivitalizzatore walser fonderanno insieme norme grammaticali ed esercizi pratici per una grammatica della lingua titzschu, ecc.). Biella è la città che ha dato i natali a Tavo Burat, uno dei più grandi rivitalizzatori linguistici di tutti i tempi e dotto conoscitore di svariate lingue ancestrali. Il convegno gli è stato dedicato e una placca commemorativa è stata consegnata alla moglie Bruna Buratti. Nei limiti del possibile gli organizzatori si sono impegnati a far proseguire questo dialogo tra i popoli, consci della validità scientifica di questi convegni, ma anche della loro efficacia per reperire strategie comuni in cui piemontese e sardo, provenzale e walser, algonchino e urone siano visti dalla medesima prospettiva: lingue di popoli, lingue ancestrali, tesori comuni dell’umanità.

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