SIETE FUENTES E SANTU LUSSURGIU: DATE ACQUA AGLI ASSETATI (UNA TRAVEL BLOGGER A SPASSO PER LA SARDEGNA)

Siete Fuentes nella foto di Claudia Zedda

di Claudia Zedda

Del mio viaggiare itinerante la parte più faticosa è l’organizzazione. E’ che non mi riesce proprio di lasciar le cose al caso e quando viaggio, specie se sono alla scoperta della mia piccola e densa Sardegna, non voglio perdere  tempo prezioso. Mi piacerebbe essere come quei viaggiatori che ficcano due mutande nello zaino e partono alla ricerca di avventura, qualunque essa sia: io sono piuttosto un topo da biblioteca con istruzioni di viaggio stampate la mattina prima, zaino in spalla e macchina fotografica al collo. La mania della macchina fotografica meriterebbe un capitolo a parte, ma oggi si parla di viaggi e di itinerari nemmeno troppo segreti ma che in pochi percorrono: tutti subiamo il fascino del lontano, e ci perdiamo quanto di buono il vicino è capace di offrirci.

Scramentata, per dirla alla cagliaritana, dalle vacanze dell’anno scorso ho ben pensato di fare di queste ferie 2012 un mix di foresta, montagna, e mare, archeologia, città e chiesette campestri! Sinceramente ti confesso che l’idea non è stata niente male, garantiscono per me le mie oltre 800 foto. Peccato per il caldo, ma di un estate fredda in Sardegna non si è mai sentito parlare!

La strada per arrivare a Santo Lussurgiu è buona e noiosa: ti infili nella 131 e ordinatamente procedi seguendo le indicazioni; un caffè a mezza strada, bruciato come vuole la tradizione dei quasi auto grill della cento trentuno, e poi ancora in moto verso Santo Lussurgiu e oltre.

Se non guidi puoi piacevolmente sonnecchiare per tutto il viaggio, con la promessa che chi sta al volante ti svegli quando si abbandona la comoda e insipida SS 131 alla volta del paese. Dallo svincolo al centro abitato di Santu Lussurgiu trascorrono circa 15 minuti di pura beatitudine: la strada si fa stretta e precaria come una linea di pennarello su un foglio stropicciato, e ovunque guardi vedi sugherete e muretti a secco: finalmente ci si sente in Sardegna! Ho spento l’aria condizionata, ho tirato giù i finestrini e ho respirato il caldo profumo di Santu Lussurgiu il paese di pietra e abba ardente. Ti comunicano che sei prossimo al paese l’intensificarsi di piccoli vigneti e orticelli, verdi d’un verde primaverile e forte. Il paese tutto in salita o in discesa, a seconda del verso dal quale lo prendi, mi ha subito colpito per il suo centro storico di pietra e acqua. Nessun monumento da non perdere, solo viuzze caratteristiche, sa boveda un piccolo camminamento coperto simile a quello che ho visto ad Aritzo, qualche murales, e la fontana del paese. E’ l’insieme che ti cattura: sì, per questo inverno ho già in previsione di tornarci.

La salita per raggiungere le Distillerie Lussurgesi del signor Pische è davvero impegnativa specie per una come me che le salite in macchina non le ama per niente, ma in pochi secondi si sfocia nel piazzale della distilleria artigianale. L’accoglienza del proprietario è stata sincera e calorosa e da una piccola porticina ci ha consentito l’accesso ad un mondo fatto d’alambicchi, bottiglie e creatività: una sorta di botteguzza delle fiabe con tanto di bancone oltre il quale si possono notare gli strumenti del mestiere luccicanti di rame.

Abbiamo degustato la tipica abba ardente del luogo aromatizzata al finocchietto, ma anche un’ottima barricata, un delizioso liquore di melograno e non so che altro. Bisogna dargliene atto, il proprietario che eredita l’arte non dalla sua famiglia ma da un paese tutto, ci sa fare: prodotti di alta qualità, confezioni curatissime, passione e iniziativa (cosa non da tutti!). L’anno prossimo si potrà sorseggiare il suo Cognac invecchiato non so quanti anni, e a breve aprirà un comodo e-commerce: sarà la volta buona che della Sardegna si conosceranno altri digestivi oltre il mirto.

La foresta di San Leonardo e Siete Fuentes distano pochi giri di ruota da Santo Lussurgiu e lo capisci fin da subito che la protagonista del luogo è l’acqua. Perfetto, mi dico io, che amo l’acqua in tutte le sue declinazioni.

A Siete Fuentes ci sono delle vere e proprie case immagino abitate solo durante i peridi di festa, bar, negozietti e un piccolo ristorante dotato di un caminetto dalla bocca grande e calda: un tocca sana per le serate invernali.

La pendenza per raggiungere la piccola chiesetta dei Cavalieri di Malta è leggera e piacevole. L’edificio sacro è aperto a tutti e per visitarlo non si paga niente: l’ambiente è sobrio e suggestivo e l’odore che si respira al suo interno è quello che da carattere ad ogni chiesa, umido e pesante. Nessuna guida o depliant all’orizzonte: peccato sono sicura che la chiesetta ha qualche storiella interessante da raccontare.

La favola inizia qualche passo più in alto quando, pianta dopo pianta, prende vita la foresta perfettamente attrezzata per soste e picnic. Anche in questo caso l’accesso è libero e gratuito (naturalmente non dimenticate l’immondezza sui tavolini, ci sono cassonetti ben mimetizzati ovunque) e il borbottio dell’acqua avverte subito che le 7 fonti (siete fuetes non a caso) ci sono per davvero e spruzzano tutte acqua fresca e leggerissima: ne ho imbottigliato qualche litro, ma berla sul posto ha tutto un altro gusto.

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