INDIPENDENTISMO? LA CRISI DEL LAVORO IN SARDEGNA RIACCENDE UNO STORICO DIBATTITO

l'autore dell'articolo vive a Lugano in Svizzera

di Paolo Sanna

La tragica situazione occupazionale in Sardegna sta risvegliando sentimenti di indipendentismo mai sopiti tra la nostra Gente. Sentimenti che ci riportano indietro nei secoli sino alle grandi lotte finite come il sogno di Giommaria Angioj. Allorché il sogno stava per avverarsi è subentrata la paura di non avere qualcuno che ci tenesse ben sottomessi sotto la sua ‘protezione?’. Quando i Sardi avevano in mano il proprio destino (esagerandola posso metterla così!) hanno chiesto ai piemontesi di (perfavore) venirci a fare da re! Ora a chi dovrebbero chiedere di (perfavore) farci da governanti in questo odierno sogno di autonomia? Abbiamo già un re in casa e potrebbe essere un’idea con il pregio che sarebbe molto ma molto folkloristica (appena sistema le sue cose con la finanza potrebbe avere il tempo di darci udienza non foss’altro che per ricambiare la sua in via Roma). Oppure abbiamo i due partiti indipendentisti che hanno il pregio di adeguarsi alla prassi tutta italiana di sapersi scindere in tanti movimenti quante le Teste che le compongono. La cosa più seria sarebbe affidarci al Psd’az! Ma non a quello storico e glorioso che la ‘cosa’ rischia di avere il crisma della credibilità!!! Intendo quello di adesso (invito chi ha avuto la bontà di leggermi e non ridere smodatamente). Perché è nei momenti difficili che uno tira fuori gli attributi e cerca soluzioni alle crisi trovando le alleanze giuste come appunto ha saputo trovare e covare sotto le ceneri il Psd’az. Ma per favore!!! Ci siamo vantati e fatti conoscere al mondo per la nostra ospitalità! Balle! Tutto montato sulla diffidenza atavica che ci contraddistingue e ci rende ospitali, per dirla con tutta franchezza, solo per convenienza spicciola. “Si racconta che, alla vista di uno straniero, lo invitassero in casa perché, con un bicchiere o un pasto, meglio lo conoscevano per prendere le adeguate contromisure”. Siamo un Popolo litigioso tra noi e lo straniero è un potenziale nemico oppure un pollo da spennare come avviene con i turisti: dei pirla che non sapendo quanto siamo intelligenti si consegnano alle nostre bramosie e sono pure contenti. Salvo poi capire che così pirla non sono e vanno per altri lidi lasciandoci in braghe di tela. Usciamo da un sogno durato vent’anni che ha fatto più vittime (salvo le depurazioni) di quello precedente. Quando venivo in Sardegna (e ci vengo 5/6 volte l’anno) il leit-motiv era sempre lo stesso, nauseabondo e incredulo: solo LUI ci può salvare. Ora sappiamo com’è finita e salvo rigurgiti ripugnanti, ne siamo fuori. Per mettere a tacere la mia coscienza che comunque mi obbliga alla solidarietà con la mia Gente, cercavo di aprire gli occhi ai residenti che conosco, come aperti può averli che assiste al teatrino politico italiano dall’estero. Miscredente immondo da evitare perché osavo ripetere quanto un mio cliente mediatore (meridionale) in compravendita di terreni andava ripetendomi (geooometra! Se deve violentare qualcuno lo faccia con dolcezza: gli piacerà! Se invece usa modi bruschi, sentirà male e si ribella). Quando sentivo l’entusiasmo di parenti e amici per il ventennio che stavano vivendo, la mia consolazione era di pensare che, contenti loro, lo ero anch’io perché più l’Italia va male, meglio viviamo in Svizzera perché sempre attuale resta il ‘Mors tua, vita mea’. Peccato non averlo fatto, ma avrei dovuto tenere le lettere ricevute via e-mail da ogni parte d’Italia da gente disperata che chiedeva lavoro.

I sardi poi! Un Sanna titolare di una azienda poteva e può essere un’ancora di salvezza.

L’ultimo in ordine di tempo è l’email di un ragazzo 22enne del Sulcis, ricevuto ieri e che mi ha intristito malgrado le bende sugli occhi (le hanno tirate su dalla bandiera ma…) della maggioranza dei sardi. Gente disperata, portata a spendere residue riserve in inutili viaggi a Roma che, seppur folkloristici, a nulla servono. Come già ebbi modo di ripetere in altro mio scritto: ‘fatta una pallina con la saliva, la pose sugli occhi del cieco ed egli vide’. Non ho le stesse potenzialità taumaturgiche del protagonista biblico ma la saliva che mi resta la sputerei volentieri in faccia a chi ha portato la mia Gente in queste condizioni. Perché veda gli orrori che ha combinato. Apri gli occhi Sardegna e dai un calcio nel posto più nascosto ai pifferai magici che ti stanno portando verso il baratro.

3 risposte a “INDIPENDENTISMO? LA CRISI DEL LAVORO IN SARDEGNA RIACCENDE UNO STORICO DIBATTITO”

  1. Cliché autorazzisti a parte (sui quali ci sarebbe da discutere), sinceramente non ho capito il senso dell’articolo. Chi sono i pifferai magici che stanno portando la Sardegna verso il baratro? E perché si parla di due (2) partiti indipendentisti, dato che sono 4 (ProgReS, aManca, iRS, SNi)? Il dibattito è antico proprio perché non riguarda (solo) problemi contingenti. La questione è più complessa di così. Comunque, mi fa piacere che si apra un dibattito anche nella nostra emigrazione su questo tema fondamentale. La diaspora sarda è un elemento strategico di qualsiasi prospettiva di emancipazione storica della Sardegna e della nostra gente.

  2. Gentile sig.Sanna, non attribuirei le colpe sempre a quelli che vengono dal mare, sono del parere che la grande colpa ce l’abbiamo noi Sardi, incapaci storicamente di prendere decisioni e succubi dell’assistenzialismo. In un sistema che vede questo sorgere quasi giornaliero di gruppi indipendentisti, si può tranquillamente immaginare il vantaggio che stiamo dando a chi da sempre le divisioni tra i Sardi le ha sostenute, d’altronde il detto latino “divide et impera” calza a pennello con il nostro popolo, non ci possiamo esimere nel ricordare le famose parole di Carlo V ” Pocos, Locos y Male Unidos”. La speranza è che ci sia finalmente una svolta che dimostri la vera anima indipendentista di chi vuole davvero bene alla nostra terra.
    Da un ex emigrato degli anni 70 a Darmstadt in Germania.
    Saluti e buon lavoro
    Franco Cappai Borore

  3. Mi siace che Omar non capisca il senso dell’articolo. Del resto è colpa mia se spesso parlo ‘a comare perchè suocera intenda’.
    Mi spiace anche che ci sia sempre (non solo tra i sardi) chi parla di razzismo allorché si raccontano fatti conclamati e si cerchi di dare una pulitina ai panni sporchi.
    Il senso dell’articolo spiace doverlo spiegare -e non lo farò- perché è come farlo per una barzelletta (perde l’imediatezza della risata).
    Del resto se mi piace usare il pungolo è proprio perché qualche topino riesca a capire con un aiutino chi è il pifferaio.
    Per non andare oltre ci si potrebbe fermare a meditare qualche articolo del tottus in pari dove, quasi una premonizione, dalla Tirrenia alla vignetta sui disperati delle industrie sarde e non solo, è rappresentato almeno uno dei pifferai.
    I movimenti indipendentisti sono Quattro? Sicuro? Io sostengo ancora che sono ‘tanti quante le teste che li compongono’.
    Chi ha fatto eleggere Barbareschi non aveva forse un piffero ammaliatore a 64 denti?
    Per non celare il mio asserito auto razzismo… Si festeggiano quest’anno i 50 anni dela Costa Smeralda (lode e gloria al Principe). Se allora capivo un Popolo pastorale per cui il turismo era quello appresso agli armenti, oggi faccio fatica a vedere veri imprenditori che abbiano saputo approfittare della ghiotta occasione.

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