EMIGRARE E' COME MOLLARE: TRE MITI SUI SARDI ALL'ESTERO CHE VORREI SCEVERARE


di Alberto Mario DeLogu

“Emigrare è abdicare, rinunciare alla lotta; chi resta in Sardegna lotta, chi emigra cede alle mollezze del mondo.” Si lotta e si combatte dappertutto, ed è un errore pensare che chi non condivide il medesimo orizzonte politico, nazionale, patriottico, perciò stesso non combatta. Combatte eccome, ma altre battaglie. Spesso combatte per il paese che lo ha accolto, che a volte è altrettanto carogna, ma spesso è più meritevole.

“I sardi si fanno valere dappertutto.” Sottende il presupposto etnocentrico, cioè razzista, che noi siamo geneticamente migliori degli altri. Ma migliaia di sardi emigrati ovunque nel mondo non son diventati proprio nessuno: son rimasti tali e quali, con qualche piccolo progresso dovuto alla migliore situazione economica del Paese ospitante, ma nulla più. 

“I talenti sardi formati all’estero riportano in Sardegna competenze ed esperienze, e l’aiutano a risollevarsi.” La creatività e il talento non sono virtù che viaggino con l’individuo nella ventiquattrore e all’arrivo si possano tirar fuori e reindossare come fresche di stiratura. Sono doti che trovano modo di esprimersi solo in contesti favorevoli. L’aquila reale rinchiusa in voliera ridiventerà un piccione obeso. Un bicchiere, dieci, cento, mille bicchieri d’acqua bollente non riscalderanno mai il fiume: sarà sempre il fiume a raffreddarli, senza scampo.

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