SALVATORE CAMBOSU, SCRITTORE SENSIBILE E ORIGINALE DEL NEOREALISMO SARDO, AUTORE DELLA COMPOSITA OPERA ANTOLOGICA "MIELE AMARO"

Salvatore Cambosu (ritratto eseguito da Foiso Fois 1951)


di Cristoforo Puddu

Salvatore Cambosu (Orotelli, 5 gennaio 1895 – Nuoro, 21 novembre 1962), è stato valutato uno scrittore di intensa sensibilità ed autenticità nel rappresentare -con intelligenza e partecipazione unica- sia le tradizioni che le problematiche più recenti dell’Isola. Annoverato tra gli esponenti della corrente “neorealista” sarda, da acuto e profondo osservatore della vita e del lavoro del mondo contadino tradizionale, “leggeva”, nel pieno dell’evoluzione degli anni Cinquanta, e descriveva con un linguaggio letterario moderno ed incisivo le crescenti speranze di rinascita e riscatto economico-sociale per la Sardegna. Nel primo ventennio dopo la scomparsa lo scrittore orotellese, che con le sue opere aveva dato spesso voce alle esperienze collettive di storia e cultura sarda, sembrava essere stato inspiegabilmente dimenticato e trascurato nella ristampa dei suoi libri. Solo dagli inizi anni Ottanta, grazie ai suoi compaesani, all’Amministrazione comunale di Orotelli e Regione autonoma della Sardegna, c’è stato un rinnovato interesse su Cambosu con l’organizzazione di concorsi poetici e letterari, pubblicazione di scritti inediti, giornate di studio (a Cagliari e Orotelli) ed infine la nascita della Fondazione, a cui è seguita la mostra multimediale su “I luoghi di Salvatore Cambosu” (con istallazione artistica di Maria Lai), e un complessivo progetto per il “Parco Letterario Multimediale Salvatore Cambosu”.

Salvatore Cambosu è figlio di Gavino (fratello della madre della Nobel Grazia Deledda: sarebbe interessante la pubblicazione completa della preziosa corrispondenza letteraria intercorsa tra i due cugini di primo grado!) e Grazia Nieddu; cresce in una famiglia numerosa di estrazione agropastorale e dopo le prime classi elementari ad Orotelli prosegue gli studi a Nuoro, dove consegue il diploma di maturità classica e di maestro elementare. Segue una parentesi universitaria a Padova e a Roma, senza raggiungere la laurea, dove intensifica però l’attività di scrittura e la frequentazione di ambienti culturalmente ricchi di stimolo creativo. Il primo romanzo, titolato “Lo zufolo”, è pubblicato a Bologna nel 1932. Rientrato in Sardegna, insegna in diversi centri del nuorese, ed infine si stabilisce nel capoluogo sardo, iniziando una proficua ed intensa attività pubblicistica con riviste e giornali (Il Messaggero, Corriere d’Italia, Il Popolo Romano, L’Unione Sarda). Nel dopoguerra si aggiungeranno le collaborazioni al quotidiano sassarese La Nuova Sardegna, Il Tempo, L’Avvenire d’Italia, Il Giornale d’Italia, Il Politecnico di Elio Vittorini, Il Mondo, Nord e Sud (nota rivista meridionalistica), Ichnusa, Omnibus, Quadrivio, Il Ponte, L’Illustrazione Italiana, La Chimera. Ma è la pubblicazione nel 1954 di “Miele amaro” (prima edizione Vallecchi, Firenze) -composita opera antologica che raccoglie materiale storico, etnologico e letterario (leggende, poesie, filastrocche, indovinelli)  sulla Sardegna- a fargli tributare una incredibile unanimità di consensi e qualificati giudizi estremamente positivi. Ricordiamo alcune  definizioni: Gonario Pinna nel lavoro del Cambosu individua “un bastimento carico di spezie e di fiabe, di essenze di storia, d’immagini preziose e di racconti, di miele e di poesia”; Bachisio Zizi “una grande enciclopedia” e “un labirinto di segni”; Giuseppe Petronio “un breviario di tutto ciò che un sardo può conoscere e amare della sua isola”; Antonio Pigliaru “il fatto più rilevante della cronaca letteraria sarda degli ultimi decenni” ed infine il penetrante giudizio espresso da Michelangelo Pira “dolente mosaico della vita della Sardegna intera”, con la rafforzata convinzione che “nessuno, neppure la Deledda, neppure Satta, aveva tradotto in lingua con tanta sapienza, con tanto amore e con tanta umiltà, il patrimonio culturale della civiltà sarda che chiamiamo autentica”.  Sempre nel 1954 partecipa al premio Grazia Deledda con il romanzo “Una stagione a Orolai”, incentrato sulla condizione del pastore; l’inedito, che ha un rappresentativo personaggio bambino, è segnalato da una giuria composta tra gli altri da Marino Moretti e Mario Ciusa Romagna e verrà pubblicato solo nel 1957, a Milano, dall’Istituto Propaganda Libraria. Nel 1955 pubblica “Reportage Supramonte di Orgosolo”, inchiesta giornalistica sul banditismo e la società agropastorale barbaricina. Tra gli inediti postumi, editi nel 1992 rispettivamente da Il Maestrale di Nuoro e da Marietti di Genova, ricordiamo “Lo sposo pentito” e “Due stagioni in Sardegna” a cura di Bruno Rombi. Il lascito ideale del “miele amaro” di  Salvatore Cambosu è per tutti i sardi e, come ha avuto modo di scrivere Francesco Casula, significa “difesa e valorizzazione dell’identità e apertura all’innovazione”.

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