NUOVA MOBILITAZIONE SU INTERNET NEI 150 GIORNI DI PRIGIONIA NEL DESERTO PER ROSSELLA URRU

immagine del campo di Tindouf, dove è avvenuto il rapimento a ottobre

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150 giorni in ostaggio di una banda di predoni nel cuore del deserto del Mali e trentesimo compleanno per Rossella Urru. Per tenere alta l’attenzione sul suo rapimento e di tutti gli altri italiani, prigionieri di terroristi in zone calde del mondo, la rete internet si mobilita ancora. Con il secondo «Blogging day», per chiedere con forza la loro liberazione. L’iniziativa parte su Facebook dal sito “Niente Barriere”: «Abbiamo atteso con impazienza 149 giorni». Le risposte non mancheranno. Come la volta scorsa. La mobilitazione non si è mai fermata. Dal giorno del rapimento, la sera del 22 ottobre. La notizia dell’incursione di un gruppo di presunti ribelli nel campo vicino a Tindouf attraversò e commosse il mondo. La mattina successiva una deflagrazione di dolore si abbatté della comunità samughese. Una giornata terribile per la famiglia. Rossella era stata a casa poche settimane prima. Una delle sue visite ai genitori Graziano e Marisa, ai fratelli Marco e Fausto. Il saluto a parenti e amici. Poi la partenza. Di nuovo per l’Algeria dove la cooperante era impegnata in un progetto di sostegno ai bimbi del popolo Saharawi, quelli meno dotati di autonomia, gestito dal Cisp (comitato internazionale per lo sviluppo dei popoli). La scelta di Rossella era maturata da tanto, poi confermata con la sua laurea a Ravenna nella facolta di Conservazione dei beni culturali (indirizzo Cooperazione internazionale) con una tesi sul Saharawi. Partita da due anni, Rossella Urru aveva lavorato come responsabile del progetto di cooperazione gestito dal Comune romagnolo. Con lei quella sera del 22 ottobre, il gruppo armato entrato dai territori del Mali, portò via anche due cooperanti spagnoli. Anche della loro sorte nulla più si è saputo. Solo una traccia, mai confermata, arrivò attraverso un video dalle immagini confuse che avrebbe dovuto dimostrare come tutti e tre fossero ancora in vita ma prigionieri del gruppo terroristico Aqmi, braccio armato di Al Qaeda nel Maghreb. Il presidente della Repubblica araba Saharawi democratica (Rasd) Mohamed Abdelaziz fu il primo a denunciare la gravità dell’accaduto con una lettera al segretario generale dell’Onu Ban Ki-moon e nella quale chiedeva il sostegno al Fronte Polisario nella lotta al terrorismo. La mobilitazione internazionale è stata suscitata e sostenuta dall’incrollabile solidarietà della comunità di Samugheo guidata dal sindaco Antonello Demelas e dal parroco don Alessaandro Floris. Pochi giorni dopo il sequestro, la prima fiaccolata. Poi decine di marce, striscioni con il volto sorridente di Rossella esposti in centinaia di municipi italiani, le iniziative immediate del mondo islamico sardo e dell’associazione Pizzinnos de su mundu di Nuoro, che accoglie nell’isola quei bimbi saharawi. Fino alle parole di grande impatto mediatico di Geppi Cucciari al festival di Sanremo e di Fiorello. La missione di Margherita Boniver in Mauritania. «Un coro», hanno scritto genitori e fratelli di Rossella nel proprio sito.

 

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