IL POLIEDRICO ALDO ALEDDA HA PRESENTATO IL SUO LIBRO "DONNE D'ASSALTO" AL CIRCOLO "SEBASTIANO SATTA" DI VERONA

nella foto Aldo Aledda

di Annalisa Atzori

Come ogni anno per l’8 marzo l’Associazione dei Sardi Sebastiano Satta di Verona organizza un’iniziativa per rendere omaggio alle donne, senza scivolare nella banalità della semplice festa goliardica. Si ricorda invece l’8 marzo principalmente come la commemorazione di eventi tragici che hanno scosso profondamente la storia delle donne, spesso sacrifici importanti sulle tappe della loro emancipazione.

E’ stato invitato Aldo Aledda, vecchia conoscenza e buon amico. Uno dei più importanti storici dello sport d’Europa. Da dirigente dell’Assessorato al Lavoro, più di ogni altro partecipò alla stesura della Legge sull’Associazionismo Sardo, che mira a promuovere l’integrazione dei sardi nel territorio dove vivono e soprattutto promuove la cultura sarda tra gli emigrati per mantenerla in vita, perché non perdano la memoria delle loro origini.

L’avevamo già incontrato in occasione della presentazione del suo libro “La sfinge di carta” (dove criticava l’apparato tecnico/politico della Sardegna, profetizzando eventi che poi si sono rivelati più reali che mai)-, ora, come è nato “Donne d’Assalto”, donne e spade, un argomento che mai era stato trattato prima; l’autore, anziché creare una cornice storica e poi raccontare gli episodi, come di solito avviene, ai fatti inserisce la storia, quella vera non romanzata e mai raccontata. Protagoniste quelle donne spadaccine che forse volutamente sono rimaste per secoli tra le righe di altre vicende, di uomini naturalmente, la storia purtroppo parla quasi sempre al maschile, dimenticando che molte delle rivoluzioni e dei cambiamenti sono partiti proprio dalle donne.

Avvalendosi di testi storici sulla scherma che vanno dal ‘400 all’800 messi a disposizione dall’Avvocato Antonio Spallino (Medaglia d’Oro di Fioretto, Olimpiadi di Melbourne del 1956), Aledda, ci racconta come la scherma segni l’inizio dell’emancipazione femminile, come dia alle donne la possibilità di avere educazione e cultura. Protagonisti delle vicende che si svolgono nel testo sono due americani dei nostri giorni, un giornalista sportivo e una ricercatrice universitaria. Viaggiando nel tempo (e nello spazio), assistono in diretta agli eventi storici, li rendono comprensibili a tutti, li raccontano con un punto di vista moderno e al tempo stesso ben documentato, meticoloso.

Maria Rosa Udeschini, Segretaria dell’Associazione dei Consiglieri Emeriti del Comune di Verona e grande ammiratrice del lavoro di Aledda, che interviene nella presentazione del volume, dipana con coinvolgimento la trama del libro, le emozioni che lo stesso le ha dato durante la lettura e le condivide con il pubblico che si trova in sala. I due protagonisti, Mark e Sandra, sono rapiti in un sogno nel tunnel del tempo e si ritrovano nella Parigi di Luigi XIV, quando tre aitanti ed esperti spadaccini vengono messi al tappeto da un “ragazzino” che poi si rivela essere una gentil donzella… quella passata alla storia come Mademoiselle de Maupin: la signora non viene condannata per aver ucciso tre uomini in duello, perché non esisteva una legge per questo reato, oggi si direbbe “il fatto non costituisce reato”, era impensabile che una donna potesse battere con la spada un uomo, figuriamoci tre!! Mark e Sandra proseguono con le loro ricerche e scoprono che a Parigi c’è una scuola di scherma per attori. Nelle compagnie teatrali gli uomini facevano spesso parti da donne e viceversa, tutti quindi dovevano essere in grado di tirare di spada per esigenze di scena. Le attrici (che all’epoca erano delle figure un po’ ambigue, libere dagli uomini, ma anche prostitute) erano quindi iniziate all’arte della scherma, che permetteva loro di avere anche maggiore cultura. Le popolane erano invece più brave con il coltello!

Qui le prime discussioni tra i protagonisti: lui sostiene che le donne sono più delicate, lei che sono in grado di fare tutto ciò che fanno gli uomini.

Si spostano poi a Verona, che intorno al 1500 era un grande centro culturale dotato di una Biblioteca Arcivescovile (chiamata ora Capitolare). Nelle discussioni tra i protagonisti interviene anche un frate, padre Maurizio, personaggio liberamente ispirato a … Maurizio Solinas, presidente dell’Ass. S. Satta! Aledda lo ha, infatti, inserito nella sua opera come un cameo, un omaggio all’amico di lunga data. Sandra dice che le donne non sono irruente, sono precise, quindi ottime per la scherma. Mark invece sostiene che c’è un moderno studio di Harvard che nega che la donna sia più intelligente dell’uomo. Frate Maurizio è d’accordo con Mark, d’altra parte Harvard è stato fondato da un frate francescano, non può sbagliare!

E via via il viaggio nel tempo e nello spazio procede, passando da Caterina Sforza che ha tenuto testa a Cesare Borgia (detto il Valentino) alle donne spagnole che per poter affrontare i tori dovevano travestirsi da uomini. Non dimentica di citare anche le banditesse sarde.

Maria Rosa Udeschini definisce il libro “un saggio storico che si legge come un romanzo”, lodando l’eleganza e la raffinatezza del linguaggio, come nel libro di Aledda venga affrontato con estrema eleganza il tema spinoso dei transgender.

L’autore precisa che nella creazione della sua opera ha dovuto affrontare lui stesso un percorso sul filo della sensibilità femminile, ha dovuto eliminare tutti i preconcetti maschili che offuscano normalmente la visuale d’insieme parlando di donne che fanno “cose da uomini”, come combattere con la spada.

Infatti, si è fatto assistere da alcune donne che hanno letto le prime stesure del libro, una psicologa, una maestra di scherma, una giornalista sportiva, offrendo il loro prezioso contributo, capendo così come si sviluppa interiormente un mondo, quello femminile e ricorda come il giudizio storico dovrebbe essere sempre soggetto a revisione. La donna viene normalmente “compressa” nella storia per paura che emerga la sua forza.

Maurizio Solinas conclude con una considerazione sul rischio che corriamo quando leggiamo romanzi o vediamo film dove la storia è manipolata a gusto dell’autore. Rischiamo, infatti, di credere a dei “falsi storici” clamorosi, mentre invece chi scrive da storico dovrebbe essere il più fedele possibile alla verità, in modo che giunga intatta a noi come è stato fatto per “Donne d’Assalto”.

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