SU E GIU' PER L'ITALIA ATTRAVERSO I GRANAI DELLA STORIA: LO STRAORDINARIO LAVORO DI RICERCA NEL "DIARIO DEL RISORGIMENTO SARDO"

nella foto, Ilaria e Mario

di Ilaria Muggianu Scano e Mario Fadda

L’accusa di sospetto sciovinismo, o quanto meno il complesso del Cicero pro domo sua da parte storica, inibisce buona parte degli autori sardi di buona volontà. La re­mora maggiore nell’affrontare uno studio storico è il rischio, col quale si misura ogni scrittore sardo, di apparire una patetica appendi­ce della proloco d’appartenenza o un’astuta operazione di mercato. Questo è quanto basta a far ribollire l’inchiostro in penna sarda perché si dimostra indolente ignoranza verso la progressiva consapevolezza del popolo sardo rispetto alla sua storia. Probabilmente è questo il motivo per cui la storia dell’isola è costellata di dozzine di Carneadi per i quali altrettanti don Abbondi letterari hanno peccato di apatia narrativa Manzoni introduce il personaggio di Carneade nell’VIII capitolo, mentre don Abbondio recita il panegirico a San Carlo Borromeo e si chiede chi sia il filosofo scettico greco del terzo secolo a. C., divenuto paradossalmente noto per il suo anonimato. Per reagire ad un simile stato d’animo è sufficiente avere la pervicace volontà di raccontare la storia vera, la storia delle nostre famiglie, ma tutto rischierebbe di apparire una bella chimera se coraggiose case editrici come Arkadia, che ha avuto l’ardire di credere nel nostro Diario del Risorgimento Sardo, non investissero su progetti temerari ma di grande interesse collettivo. Tra gli altri meriti quello di aver indagato – con la recente pubblicazione del “Diario del Risorgimento Sardo. Pietro Domenico e Gavino Scano: Sangue diviso tra Chiesa e Stato” –  l’incidenza degli ideali risorgimentali sul microcosmo periferico sardo, quando l’ostinata indifferenza verso gli appelli mossi all’indirizzo del governo centrale lo ridussero tale. Occorre fronteggiare con coraggio la responsabilità di biografare personaggi intonsi dalla storiografia classica e riuscire a capire che certe istanze risorgimentali furono capaci, in taluni casi, di creare incolmabili dicotomie ideologiche, addirittura in seno alla stessa famiglia. Così accadde all’inedita dinastia degli Scano, protagonista dell’opera. Lunghe e costosissime promenades storiche presso gli archivi di tutta Italia aiutano a ricomporre scenari sconosciuti e a capire che, ad onta di quel che si pensa, o meglio, si ignora, i sardi parteciparono attivamente ad ogni vicenda risorgimentale pre e post unitaria, fino a definirne concretamente i contorni. Accade di scoprire le intricate vicissitudini di due uomini di primaria importanza nel panorama politico sociale del tempo. Nobili, cugini in primo grado, Gavino e Pietro Domenico Scano, coetanei nati nel 1818, crescono assieme a Cagliari dallo zio, il Canonico Pietro Scano, segretario di Mons. Nicolò Navoni, vescovo di Cagliari e confidente di Maria Teresa d’Asburgo d’Este, moglie di Vittorio Emanuele I. La sinossi dei due cugini permette, curiosamente, di porgere un’insolita visione storica, quasi un terzo risorgimento sardo, sfuggendo dalla comune e superficiale giustapposizione delle due storiografie di parte: la posizione pro-risor­gimentale contro un più recente approccio revisionista. In che modo? La storia ci viene incontro: Gavino Scano, patriota, letterato e uomo di stato, è senatore del Regno d’Italia, deputato del parlamento subalpino, fino alla morte giunta nel 1898; fu Rettore dell’ateneo universitario, assessore comunale del capoluogo sardo, Preside della Fa­coltà di Giurisprudenza, direttore del Corriere di Sardegna, primo quotidiano dell’isola durante il fausto cinquantennio culturale dell’ 800, nonché massimo promotore dell’erezione di gran parte dei monumenti presenti a Cagliari e del simulacro di Eleonora d’Arborea ad Oristano. Gavino si distinse particolarmente in campo letterario rilanciando il singolare stile dell’imitazione biblica e nell’ambito del Diritto civile e penale che insegnò per tutta la vita presso la facoltà di Giurisprudenza di Cagliari e Parigi. Il magistrato sardo deluso dalla fallimentare inchiesta parlamentare De Pretis, che avrebbe dovuto risolvere tutti i problemi dell’isola, risponderà con la reiterazione della triade infrastrutture-giustizia-istruzione, sortendo discreto successo. Padre Pietro Domenico, priore Domenicano,  guaritore e pre­paratore anatomico presso la facoltà di Medicina di Cagliari, notis­simo nel capoluogo sardo ed in tutta la Barbagia, perseguitato dalla politica anticlericale del Governo, sullo sfondo della soppressione degli ordini religiosi e all’ombra incombente della breccia di Porta Pia, ancora oggi è ritenuto un santo dai parenti dei numerosi benefi­cati. Gli effetti della politica repressiva sarda nei confronti degli ordini religiosi è intuibile anche dal fatto che l’Accademia delle Scienze di Torino pubblica nel 1869 un encomio al Padre Scano dalle cui pagine risulta unico docente di Anatomia assieme al professor Cantù ad essersi distinto per il proprio impegno scientifico mentre in Sardegna non può dichiararsi insegnate.

Il Domenicano è un pietrificatore che viene apertamente invitato dai “colleghi” laici a non occuparsi di scoperte mediche, pena il medesimo destino di esilio professionale di Efisio Marini; le accese dispute sono fedelmente testimoniate dalla stampa d’epoca. Gli studi di padre Pietro Domenico riguardano i tre sistemi di imbalsamazione delle salme: la pietrificazione dei tessuti organici, la mummificazione e la conservazione allo stato dell’immediato post mortem. Le scoperte dello Scano saranno utili ad evitare le esalazioni del cadavere durante lo studio dell’anatomia, in fase di autopsia e non ultimo aiuteranno non poco le pratiche della medicina forense, dell’anatomia descrittiva. Ma soprattutto, padre Pietro è uno dei rappresentanti della più schietta intransigenza cattolica in seno a una Chiesa locale agonizzante. Egli sarà un precursore dell’acceso dibattito tra Scienza e fede.L’opzione del terzo Risorgimento, offerto dalla scoperta dei due eroi sardi, permette di narrare l’insanabile cesura tra Stato e Chiesa a livello sardo, permette di emanciparsi – o tentare di farlo – da quella che è comunemente definita la vulgata risorgimentale, secondo la quale i protagonisti del Risorgimento si distinguono nettamente in “buoni” e “cattivi”. Con moderata apprensione si è avvicinato anche il fenomeno Revisionista moderno, secondo il quale l’odierna arretratezza del Mezzogiorno è eredità indiscussa della “piemon­tesizzazione” della penisola italiana. Un merito ulteriore dei due personaggi è la ribellione alla Sardegna “geneticamente infetta” di Lombroso e Niceforo che tentano di dare una giustificazione su base antropologica al proprio razzismo pericolosamente teorizzato. Alla vigilia dei totalitarismi del 900 non si stava rischiando poco. A dir di Sardigna le lingue loro non si senton stanche andava dicendo tale Alighieri (Inferno, canto XXII), anche se, a dire il vero, continuiamo a parlar poco di noi, contribuendo ad espugnare i luoghi comuni sui sardi. Un grazie dal profondo in questo nostra fantastica avventura umana è da tributare all’indimenticato grande professor Orrù, che come due nipotini ci ha tenuto per mano e generosamente condotti per anni e ha reso possibili grandi eventi con il bel convegno sugli Scano tenuto recentemente ad Austis che presto dedicherà una via al suo prestigioso concittadino Gavino Scano.

Ilaria Muggianu Scano. Giornalista Ucsi ( Unione Cattolica Stampa Italiana). Maturità Scientifica. Dopo il Diploma in Studi Filosofici con  indirizzo Storico Archivistico presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna prosegue il lungo “Studiu de Papa” come si dice a Meana, il mio paese…ormai ci siamo quasi!  Collaboratrice presso testate di divulgazione religiosa, culturali e salvaguardia della tradizione Sarda. Si ricorda tra le collaborazioni più significative L’Arborense, Làcanas, Sulcis-Iglesiente Oggi, Logos Sardigna, Boghes Noas, Avvenire.  In tali riviste ho curato, prevalentemente, le macro aree di politica, comunicazione, cultura, teologia, giustizia, con rubriche ospitanti le interviste ai maggiori protagonisti della cronaca internazionale ed internazionale.  Convegnista da diversi anni sulle tematiche storiche concernenti l’Età Risorgimentale Sarda. Autrice di Effemeride Sarda: il Terzo Risorgimento (CTE), coautrice con Mario Fadda di Iòman: Diario della Mandorla Amara (per CTE, con trasposizione in Limba Logudorese dell’opera, compiuta da S’Uffitziu de Sa Limba di Nuoro). Coautrice con Mario Fadda di Diario del Risorgimento Sardo (Arkadia); in uscita, oltre un’opera corale sul Risorgimento Sardo, un nuovo saggio storico sulla biografia di Maria Cristina di Savoia, Venerabile principessa nata a Cagliari durante il proverbiale “annu doxi” sardo, scritto a quattro mani con Mario Fadda. Sceneggiatrice per Giovanni Columbu dell’opera cinematografica Su Re, trasposizione dei tre Vangeli sinottici e del quarto in limba.

Mario Fadda. Nato ad Iglesias. Diploma in Studi Filosofici presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna, indirizzo storico archivistico. Maturità classica. Impegnato nella divulgazione di tematiche storico-teologiche collabora con diverse riviste di divulgazione religiosa tra le quali News Thologica, per L’Arborense, Logos Sardigna, Boghes Noas. Impegnato negli studi d’archivio scrivo con Ilaria Diario del Risorgimento Sardo e il saggio-romanzo teologico Iòman: Diario della Mandorla Amara. Oltre al giornalismo d’inchiesta mi interesso di Storia della Sardegna (700, 800) mediante un’intensa attività convegnistica. Amministratore dei blog SardaMente e Diario del Risorgimento Sardo e Presidente dell’Associazione Culturale Gavino e Pietro Scano.

 

4 risposte a “SU E GIU' PER L'ITALIA ATTRAVERSO I GRANAI DELLA STORIA: LO STRAORDINARIO LAVORO DI RICERCA NEL "DIARIO DEL RISORGIMENTO SARDO"”

  1. Grazie!!!!!! Carinissimo, poi in occasione dell’anniversario dell’Unità ancora più significativo, grazie ancora di cuore per l’attenzione ;))))

  2. siamo contenti per Ilaria e Mario che hanno veramente dato un grosso contributo per la conoscenza della storia risorgimentale sarda e sono due belle persone, capaci e sensibili.

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