IN CANTO A TENORE UN PATRIMONIO DELL'UMANITA': UNA RICCHEZZA! MA LE ISTITUZIONI FACCIANO DI PIU' …

nella foto Omar Bandinu

di Roberto Mura

Suoni misteriosi, antichi come il mondo. Lontani, vicini, paiono una musica. Ispirano poesia. L’accompagnano. L’incontro, la festa, l’estasi del ballo, l’amore e il dolore. ‘Oche, Mesu ‘oche, bassu e contra. Quattro voci in tonalità differenti, si armonizzano in un solo magico canto. E’ il tenore, patrimonio immateriale dell’umanità, battito del cuore di pastori e contadini sardi. A sei anni dall’inserimento nella lista dell’Unesco, Omar bandinu, bassu del Tenore “Mialinu Pira” di Bitti, è volato oltreoceano a relazionale sullo stato di salute del canto nostrano. Nella città di Oaxaca, capitale dell’omonimo stato del Messico, si è tenuto il Convegno internazionale “Salvaguardia vs. turismo. Sfide nella gestione degli elementi del patrimonio immateriale dell’umanità”. La lista dell’Unesco – sempre aperta a nuovi inserimenti – comprende 213 espressioni culturali di tutto il mondo. Vere e proprie bandiere del popolo, fortezze da progettare contro l’omologazione. “Il Canto a Tenore dei pastori del centro della Sardegna, in Barbagia, è il terzo bene intangibile italiano tutelato dall’Unesco, dopo l’opera dei pupi e la dieta mediterranea “ spiega Omar Bandinu. “E’ un bene immateriale, fatto di saperi e memorie, comportamenti e forme di pensiero, gusti estetici e valori culturali che risiedono nella mente dei cantori”. Il fine dell’incontro era duplice: “Far conoscere meglio queste ‘prendas’ e promuovere forme di dialogo e di sviluppo rispettose della diversità culturale”. Il convegno, organizzato dall’Istituto nazionale di antropologia del Messico in collaborazione con la Segreteria della Cultura e delle Arti dello Stato di Oaxaca, ha fatto il punto sulla tutela del patrimonio immateriale e sulla valorizzazione turistica delle aree soggette a protezione. Il fine dell’Unesco infatti “è far conoscere al mondo e tutelare sia l’enorme patrimonio della cultura popolare di tradizione orale – musica e danze, forme rituali e mitologiche – sia l’universo di conoscenze legate alle credenze tradizionali. Questo patrimonio “collezione della diversità umana, fondamentale nel processo di costruzione dell’identità delle comunità e dei popoli, risulta, proprio perché orale, facilmente vulnerabile”. Omar Bandinu, su bassu del Tenore “Mialinu Pira”, ha tenuto la sua relazione su “El Canto a tenore, un canto pastoral sardo”, parlando in generale: “Che cosa è, dove nasce, chi lo pratica. Ho messo a fuoco i contesti esecutivi: quando e dove si canta. Ho raccontato i diversi stili, e in particolare quello bittese, che più conosco”. Omar ha dato “alcune informazioni sul contesto geografico, storico e antropologico della nostra isola, per far capire quanto la Sardegna rispetto al ‘Continente’ rappresenti una realtà quasi a se stante, sotto molteplici punti di vista”. Dopodichè ha cercato di “focalizzare” il discorso sulla salvaguardia e sulla conservazione del canto a sei anni dal riconoscimento Unesco, mettendo l’accento sul ruolo delle istituzioni e sullo stato di salute del canto”. Al convegno – a cui hanno partecipato alti funzionari dell’Unesco e eminenti personalità della cultura messicana e sudamericana – si è parlato del Flamenco, della “Tumba francesa” cubana, della “Samba de Roda” brasiliana, del “Carnaval de Barranquilla” in Colombia, del Tango, ma anche della lista delle numerose espressioni culturali africane e latino-americane in via di tutela. “Abbiamo molto da imparare dai paesi dell’America Latina, riguardo la conservazione e la salvaguardia del patrimonio culturale. Ci sono organismi nazionali e istituzioni specifiche che operano realmente per questo scopo, ottenendo importanti risultati”. Secondo Omar si tratta di “un modello da prendere seriamente in considerazione” perché “sono già passati sei anni dal prestigioso riconoscimento dell’Unesco e ci si aspetta un maggiore impulso e interesse da parte delle nostre istituzioni”.

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