PER L'INTITOLAZIONE DELLA NUOVA CASERMA DEI CARABINIERI DI GIAVE (SS) AL VICEBRIGADIERE RAFFAELE PINNA, MARTIRE PARTIGIANO NEL PIACENTINO

Nella foto l'abitato di Giave. Il riferimento dell'articolo è allo scritto a firma del "nostro" Paolo Pulina del 7 febbraio scorso

di Manlio Brigaglia – Nuova Sardegna

Una caserma per Raffaelico. Paolo Pulina, che segue anche da lontano tutto quello che può andare a far parte delle memorie dei sardi, ha aggiunto in questi giorni altre notizie alla biografia del giavese Raffaele Pinna, classe 1911, vicebrigadiere dei carabinieri, partigiano, morto in combattimento nel gennaio del 1945, medaglia d’argento al valore militare alla memoria. Le ha ricavate dalle ricerche di una studiosa, Rosalba Mezzorani, che da anni si dedica al recupero della documentazione relativa alle vicende dei carabinieri patrioti, cioè dei militi dell’Arma che dopo l’8 settembre 1943 rifiutarono di arruolarsi sotto la Repubblica di Salò. La storia comincia con il terribile rastrellamento scatenato nelle montagne del Piacentino e dell’Oltrepò pavese dalla 162ª Divisione Turkestan, dove i tedeschi avevano ammucchiato mongoli, chirghisi e calmucchi. Tra le zone partigiane attaccate nel Piacentino c’era Morfasso, roccaforte del Comando della Divisione «Val d’Arda», uno dei cui accessi era controllato da un nucleo di polizia partigiana comandato dal vicebrigadiere Pinna. Quando, il 7 gennaio del 1945, due divisioni nazifasciste rinforzate da altre truppe mongole attaccarono, il reparto di Raffaele Pinna tentò di rallentare l’avanzata degli attaccanti. Ben presto il reparto, e quello di un altro vicebrigadiere, Giuseppe Trivelli, furono accerchiati. Pinna e Trivelli tentarono di raggiungere i compagni, evitando di rifugiarsi in qualche casolare della zona per sottrarre gli abitanti all’ immancabile, feroce rappresaglia dei tedeschi. Raggiunti dai mongoli, si difesero con le armi, uccidendo qualche attaccante, ma furono presto sopraffatti e crivellati di colpi. I loro corpi, massacrati e spoliati, furono abbandonati sulla neve, ma il giorno dopo la solidarietà degli abitanti della zona li seppellì a Pèdina. Pulina ricorda che il 25 marzo del 2006 «La Nuova» intervistò a Giave la sorella di Raffaele, «zia» Leonarda Pinna, che qualche giorno prima aveva compiuto cento anni.In quella lieta occasione la signora Leonarda disse tutto il suo orgoglio per la notizia che l’amministrazione comunale del paese intendeva intitolare al fratello la nuova caserma dei carabinieri. Purtroppo zia Leonarda è scomparsa – mi scrive Pulina – senza poter avere la gioia di assistere a questa inaugurazione-intitolazione, alla quale comunque pare che il Comune di Giave intenda dare attuazione in tempi brevi. Speriamo che questo nuovo ricordo di Raffaelico, come è chiamato nella lapide della sua tomba giavese, possa accelerare i tempi di questa deliberazione. Speriamo sì, e vivamente.

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