MARMO E GRANITO IN PARTENZA VERSO IL MEDIORIENTE: LA NUOVA VIA DELLA PIETRA


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Un cargo dopo l’altro in banchina e un plotone di portuali al lavoro sotto la gru che carica nelle stive tonnellate di marmo e granito. Roba buona, fresca di cava: Orosei, Buddusò, Bassacutena. Sembra un’immagine di vent’anni fa, invece è la nuova «via della pietra» che sfida la grande depressione economica e le insidie del mercato globale. La lunga strada inizia tra la polvere del molo Cocciani, a Olbia, e attraversa il Mediterraneo sino ai porti del Medioriente: Egitto, Siria e Giordania per il marmo. Soprattutto la Turchia per il granito gallurese.  Per capire cosa sta accadendo basta guardare il mare all’orizzonte e attendere l’arrivo in banchina della motonave «Adnan», al porto industriale di Olbia. È un cargo piuttosto grande (94 metri di lunghezza e 3.700 tonnellate di stazza), immatricolato nel Togo, in Africa. Arriverà a Cocciani dopo un lungo viaggio dalla Grecia a Misurata, in Libia, caricherà qualcosa come tremila tonnellate di marmo e granito e ripartirà dopo due giorni alla volta del porto di Tartous, nella Siria infiammata dalla rivolta popolare.  Tutto molto complicato e avventuroso, ma anche tutto molto redditizio. Per questo l’impresa, assistita nei minimi dettagli dalla «Fit shipping agency» di Olbia, non è un caso isolato. Da almeno due anni, infatti, tonnellate di marmo e granito partono dalla Gallura alla volta del Medioriente a caccia di nuovi e ricchi mercati. Dati alla mano, l’ufficio lavoro portuale della Port authority del nord Sardegna nel 2011 ha rilasciato ben 29 autorizzazioni per il carico di marmo e granito. In tutto, si calcolano 46.800 tonnellate alle quali si aggiungono altre 170.000 tonnellate di materiale di risulta dell’attività di cava.  L’incremento rispetto agli anni passati è notevole, soprattutto per quanto riguarda il marmo del distretto di Orosei. Ma c’è una sensibile inversione di tendenza anche per il granito gallurese, sino a ieri in caduta libera sul mercato, colpito e affondato dall’agguerrita concorrenza cinese e da un sistema di trasporti che non favorisce certo la Sardegna. Insomma, sembrava morto e sepolto. Ebbene, oggi anche il granito nostrano sta miracolosamente riguadagnando piccole quote di mercato, faticosamente e al costo di viaggi avventurosi verso piazze emergenti come la Turchia e il Medioriente.  «L’incremento del volume di traffico rispetto all’anno scorso è pari almeno al 20%, ma già nel 2010 era stata rilevata una notevole crescita – conferma Giuseppe Serra, titolare della storica agenzia marittima olbiese «Egidio Serra» – noi lavoriamo moltissimo in questo campo e in un anno riusciamo a caricare almeno 60.000 tonnellate. In un mese facciamo partire anche quattro navi, come è accaduto lo scorso dicembre. Questo significa che è un mercato che ha buone e incoraggianti prospettive di crescita e che genera occupazione. A parte l’attività di cava, ci sono i lavoratori portuali, i marittimi e gli autotrasportatori. Poi ci sono le agenzie, come la nostra, che curano l’operazione di export nei minimi dettagli, andando a prendere il marmo e il granito negli stabilimenti di lavorazione e trasportandolo via mare sino al porto di destinazione».  Alle agenzie di shipping anche il compito di scegliere i porti più convenienti. Appunto, tracciare la «via della pietra». Così il granito viaggia diretto verso i porti della Turchia e oltre il Bosforo. Il marmo, invece, percorre il Mediterraneo verso l’Egitto e verso la Siria, soprattutto Tartous, che però non è il capolinea. Dalla Siria, infatti marmi e graniti si trasferiscono in Giordania, vero e proprio centro di smistamento del prodotto nelle ricche piazze mediorientali e nei paesi arabi dove è fiorente l’attività edilizia e notevoli le disponibilità economiche.  «La scelta di uno scalo in Siria – spiega ancora Giuseppe Serra – è dovuta al fatto che il porto di Tartous è una zona franca che consente un notevole risparmio economico. Non si tratta però di un trasporto semplice, del resto in Siria in questo momento ci sono disordini e la sicurezza non è garantita. Accade spesso, infatti, che il carico delle navi rimanga fermo in banchina per giorni senza poter raggiungere la destinazione finale, in Giordania».  Insomma, sembra ritornata la stagione dei pionieri all’avventura nell’Eldorado pieno di insidie. Una storia che la Gallura del miracolo economico ha già conosciuto e raccontato.

 

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2 commenti

  1. Giovanni Pistis

    diamo quasi a gratis le nostre materie prime.qualche politico potrebbe interessarsi che dall’isola escano solo materiali lavorati a maggior valore aggiunto!!!!!!!!!!!!!!!

  2. Beniamino Ghiani (Peschiera Borromeo)

    Oltre che qualche politico credo che anche i sardi debbano preoccuparsi di creare qualcosa di solido e non continuare come sempre aspettando sempre che siano gli altri a farlo per noi.

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