SARDORUM INIMICOS SARDIS: IL LUNGO E LENTO OBLIO DELLA LINGUA ISOLANA


di Ignazio Basile

E’ doveroso constatare ancora una volta che i nemici più acerrimi dei Sardi si dimostrano gli stessi Sardi. Oggi me ne faccio una ragione;  da giovane mi faceva rabbia, ora mi accontento dell’amarezza. Ma non mi rassegno ancora e cerco di capire. Da giovane ero convinto che bastasse l’orgoglio di essere Sardi, l’attaccamento alle proprie radici, il sentirsi tutti fratelli. Oggi capisco che è solo una questione di soldi. Siamo tutti attaccati al nostro campanile e nessuno di noi Sardi sembra disposto ad accettare di variare il suo idioma avito di un solo vocabolo. E così si finisce con il continuare a stare divisi. L’Università di Sassari inizialmente pare abbia accettato il piano triennale per il bilinguismo in Sardegna (Sardo e Italiano): quei soldi già stanziati dalla Giunta Soru e poi messi a disposizione dalla Giunta attuale facevano comodo all’ateneo sassarese. Poi, di fronte alla necessità di dovere impartire gli insegnamenti in lingua sarda è prevalso il campanile. In fondo non siamo neppure tanto Sardi, avrà pensato qualcuno a Sassari. A ben veder il nostro dialetto è in realtà un dialetto della lingua italiana, piuttosto che di quella sarda, avrà pensato qualcun altro. Non sarò certo io a mettere in dubbio convinzioni che, se vai a vedere, hanno anche una base scientifica. e sarebbe un errore, oltre che una violenza, negare le specificità dei Catalani di Alghero, quella dei Carlofortini dell’Isola di San Pietro e, perchè no, magari anche quella dei tatharesi di Sassari. Ma l’unico modo di impedire alla lingua sarda di morire è quella di creare una koinè e di imporla con programmi mirati ad inserire l’insegnamento di questa lingua unificata nelle scuole elementari. Poi ognuno, con i suoi amici e nella sua famiglia continuerà a parlare sassarese, carlofortino, campidanese o logudorese. Ma occorre intervenire con decisione e con i finanziamenti necessari a sostenere tale decisione. I soldi ci sono, se è vero come è vero che la giunta regionale sta mettendo a bando 120 milioni di Euro per digitalizzare la scuola. Peccato che lo voglia fare in italiano e in inglese. Al Sardo solo 750 mila Euro e pure contestati. Io sono un cultore della lingua inglese; e pure di quella italiana; ma prima di essere inglese, europeo, italiano, sono Sardo. E piango al pensiero che i figli di questa terra disconosceranno completamente la lingua sarda. L’ex ministro della p.i. Tullio De Mauro osservava recentemente che più del 70% degli Italiani non sono in grado di capire un testo in lingua italiana di media difficoltà. Eppure sono 150 anni che si insegna, si legge, si scrive e si ascolta in lingua italiana. Ma se vai a Milano, i milanesi, giustamente continuano a parlare il milanese; così come a Roma, a Napoli, a Firenze e in tutte le altre mille città d’Italia. Nessuno qua in Sardegna sembra preoccuparsi per il fatto che solo il 13% dei bambini conosce il Sardo (il suo sardo, quello dei suoi genitori e dei suoi nonni). E chissà se questi bambini saranno tra quel 70% che domani non saprà bene neppure l’italiano! Non c’è altro modo per salvare la lingua sarda: i sassaresi da soli non riuscirebbero ad imporre lo studio del sassarese nelle scuole; così come non ne sarebbero capaci i campidanesi, i logudoresi o i carlofortini. Ma tutti insieme si può. Altrimenti, anche se siamo nati Sardi, moriremo un po’ italiani e  un po’ inglesi, ma senza essere stati veramente italiani o veramente inglesi.

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