LA SARDEGNA CHE FUNZIONA HA IL VOLTO DI DANIELA DUCATO, PREMIATA ALLA 15esima EDIZIONE DELLA TRIENNALE DI MILANO

Daniela Ducato è al centro dell'immagine

di Sergio Portas

Per la quindicesima edizione della Triennale di Milano, segnatamente in occasione della mostra “Contatto Arte/Città” Giorgio De Chirico aveva donato alla capitale meneghina una sua opera a titolo “Bagni misteriosi”, si era allora nel 1973 e di acqua sotto i ponti e anche su questa sorta di piscina in miniatura ne è passata davvero molta, tanta che l’opera stessa è rimasta in stato di degrado fin l’altro ieri  dopo che è stata restaurata e rimessa al godimento della cittadinanza tutta. In tempo perché alla  medesima Triennale potessi assistere ieri sera nove di novembre, stupefatto non poco, alla performance di Daniela Ducato che si potrebbe semplicemente titolare “Guspini, Sardegna, uber alles” e per continuare nel gioco dell’inno tedesco: uber alles in der Welt, al di sopra di tutto nel mondo. Le danno l’ennesimo premio a Daniela, questa volta è il mitico “Corriere della Sera” il patron dell’iniziativa infatti, udite udite, anche la grande finanza, la grande editoria, si sta finalmente convincendo che una via verde di vivere sia non solo possibile ma anche auspicabile. E per via verde , in estrema sintesi, si intende quel modo di interagire col Pianeta che ci ospita in termini di sostenibilità e non di saccheggio, avendo attenzione alle cose degli umani ma anche degli animali, nonché della natura intesa in senso lato, prediligendo un uso dell’agricoltura che metta al bando la chimica dei fitofarmaci, l’uso di energie dolci, del solare, del fotovoltaico, dell’eolico, in una distribuzione energetica che sia più democratica di quanto il monopolio petrolifero abbia sin qui saputo realizzare. Col suo corollario di guerre e inquinamenti. Il “Corrierone” ogni mese, col suo settimanale “Sette” che esce il giovedì insieme al quotidiano, edita una testata che chiama “Sette Green”, in questo numero cinque per darvi un’idea sono servizi sulle nuove professionalità che richiede l’economia verde, come a Chicago, terza città degli USA, si producano tonnellate di rucola, carote e verdure tra un grattacielo e l’altro, e poi lo scooter elettrico e il futuro dei vestiti sostenibili e e le sette erre da rispettare per sprecare meno: ridurre, riusare, riparare… Insomma viene da credere che, tempo qualche anno, il settimanale distribuito in edicola sarà solamente quello verde e il vecchio modo di produrre e di vivere farà parte dell’archeologia industriale che i nostri nipoti andranno a visitare in gita scolastica, tipo la ciminiera di Ottana per intenderci. In attesa della rivoluzione verde questi di “Sette Green” distribuiscono oggi  gli “awards 2011”, come dire i premi, le onorificenze gli oscar verdi a creativi, aziende, imprenditori, pubblicitari che , a loro insindacabile giudizio, si siano particolarmente distinti nel settore di cui andiamo dicendo. Il premio consiste in una scultura portatile in legno lucidato dell’architetto, designer internazionale Fabio Novembre di cui ricordo una sua mostra del 2008  che aveva titolo :”Insegna anche a me la libertà delle rondini”.  Ma al di là del valore materiale dell’oggetto, quello che conta è che i premiati godono ovviamente di un lancio pubblicitario gratuito del tutto eccezionale, che il giornale esce con centinaia di migliaia di copie e viene letto da milioni di persone. Tra  le lastre per pavimenti ottenute riciclando terra e materiali della pulizia delle strade urbane e i lampioni che capiscono quanta luce serve, per la categoria “People”, che mi verrebbe da tradurre gente comune, persone, Daniela Ducato è presentata sotto il titolo “Energia della natura nei materiali della bioedilizia” e poi, copio fedelmente:” Imprenditrice sarda alla guida di Edilana, Edilatte e Ortolana presso “La Casa Verde CO2.0”( a Guspini in Sardegna), che opera nel settore della bioedilizia, architettura, energia solare, dell’eco design e della agricoltura biologica. Sotto una foto con Oscar Ruggeri, che è marito e compagno di avventura di questa scalata verde dell’economia, della produzione, del modo di intendere i rapporti con le persone che partecipano del progetto comune. Diciamo solamente che sono 400 i prodotti per l’edilizia certificati che producono, a zero emissioni, zero componenti organici volatili, zero consumo di suolo agricolo o di risorse idriche. Per saperne di più : digitare “Edilana” su un qualsiasi motore di ricerca di internet. Daniela si muove qui, come sempre da che la conosco, come un ciclone che tutto travolge nel suo incedere nel mondo. Certo non si fa intimidire dalla cornice mondana che sottintende alla cerimonia, qui in giro, la sala è strapiena dei suoi trecento posti, ci sono più cravatte regimental e doppi petti blu di quanti abbia visto negli ultimi dieci anni. Intanto si presenta con una corte di amici, marito e figlio compresi, tutti rigorosamente  esibenti una spilla fatta di lana di pecora sarda che fascia un ramo verde di mirto. Le ragazze del gruppo, Daniela compresa, sfoggiano inoltre un anello similmente formato e non avete idea di che successo abbia avuto l’idea, che tutti vorrebbero la spilla o l’anello di mirto. Lei, l’imprenditrice che viene dal Medio Campidano, come sale sul palco e prende saldamente il microfono, non si perita di sottolineare come  il successo delle sue iniziative sia dovuto in massima parte alle sinergie che si creano tra le persone, che fanno rete in relazioni non competitive, nelle quali il carattere amicale agisce da catalizzatore potentissimo. E fa tributare l’applauso della sala anche a quella che chiama la sua “tribù verde”, citando nome per nome gli amici che qui l’hanno accompagnata. E poi naturalmente parla della sua lana di pecora sarda, già rifiuto speciale che non si sapeva bene in quale discarica sotterrare, che è risorto a elemento superbiologico di coibentazione edilizia. Che se ne va oramai per tutto il mondo. A miracol mostrare, confrontata da certificazioni chimico-fisiche che ne sottolineano i parametri di convenienza e di eccellenza. Ma sopratutto dice della attenzione che deve al rispetto della natura ogni suo progetto d’ingegneria industriale, che prenda spunti dal latte ovino o dal miele delle api, piuttosto che dal nido di un pettirosso. Riguardando la fotografia dei premiati che esibiscono fieramente la scultura -premio, le sue scarpe da ginnastica bianche spiccano fra un mare di nere lucidate a specchio. Per tacere dei tacchi alti delle signore, Filippa Lagerback che da quando lavora a “Che tempo che fa” con Fabio Fazio, su Rai Tre, è assurta  a livelli di popolarità che un premio Nobel se li sogna ed è qui a presentare la manifestazione, ne sfoggia un paio che la fanno sembrare, se possibile, ancora più alta e sottile. Ancora più bionda e irraggiungibile. In realtà si è dimostrata di una  disponibilità  e gentilezza veramente inusuali, che ognuno la voleva per una sua foto ricordo e a tutti ha detto di sì, sfoggiando quel suo sorriso che sapete. Insomma Guspini, mercé Daniela Ducato che l’ha eletta a sua città d’adozione per la vita, innamorandosi prima di quell’Oscar Ruggeri che ci è nato e già vi operava nell’industria paterna, oggi è qui a Milano, in una cornice di assoluto prestigio internazionale: è città-verde alla pari di Pollica, la cittadina del Cilento il cui sindaco ecologista Angelo Vassallo ha perso la vita in un agguato, forse anche per l’intransigenza con cui intendeva preservare l’angolo di paradiso che amministrava. Dove la raccolta differenziata sfiora il 70%. Occorre dire che questi guspinesi agiscono e pensano nel modo globale che caratterizza i nostri tempi. Jacopo Ruggeri è qui ad accompagnare la mamma, seconda liceo classico, lo sento parlare al telefonino in una lingua che non è sardo né italiano. E’ cinese. Sono oramai quattro anni che va a Shanghai a passare le vacanze. Intercala con una ragazza di Pechino che è stata a  Guspini ospite a casa loro e ora è a Milano con una borsa di studio, si vedranno l’indomani, e si diranno le cose in mandarino. Perché è così che va il mondo: e anche i mitici cinesi dominatori incontrastati dell’economia mondiale, chi ma
i l’avrebbe detto, avranno da fare i conti con la fantasia degli imprenditori guspinesi.

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