TORNIAMO ALLA TERRA: L'AGRICOLTURA INTELLIGENTE E MODERNA CI PUO' SALVARE


di Claudia Sarritzu

Come si fa a parlare di Sardegna, quando la Sardegna non può nulla davanti al pianeta? Mi spiego meglio: come si fa a trovare eroi, colpevoli e vittime in un’isoletta che non potrà che affondare con il suo Paese, in un occidente che ci siamo del tutto “fottuti”(con la parola fottuti cito John Le Carrè uno degli scrittori britannici più letti e premiati). Eppure credo che grazie al fatto che noi sardi non contiamo assolutamente nulla, potremmo salvarci, davanti allo sfacelo mondiale, dove gli stati democratici affondano e le dittature avanzano con la loro manodopera sotto pagata. C’è chi ha blaterato che è la fine del capitalismo. No, questa è la brutale vittoria in assoluto del capitale. Quello finanziario si intende. Non ci salveranno i politici né di destra, né di sinistra, né di centro, questo è ovvio. Lo capiscono anche i bambini. Per quanto riguarda la politica di casa nostra, possiamo solo sperare di andare a votare dopo che il referendum venga indetto e di conseguenza, se gli italiani non perderanno nuovamente il senno, si cancelli il Porcellum, aspettando una legge elettorale che faccia uscire dal Parlamento questa massa di nominati. Mentre loro continuano a pensare a come mantenere le loro poltroncine e a come farsi la guerra fra membri dello stesso partito, io medito sugli Stati Generali dei giovani sardi. Sono invitati a partecipare anche quelli nati prima degli anni “80, è ovvio. Tutti insieme per parlare di come evitare di essere anche noi, piccoli bronzetti del nuovo millennio, fottuti dalla finanza. In questo immaginario convegno fatto di sardi del futuro, non invito quel genere di tesserati che fanno i camerieri per i loro partiti, ma ragazzi pieni di idee concrete e voglia di fare, giovani che vogliono assieme ai loro genitori e nonni salvare la propria vita. Perché qua siamo tutti stufi sia di essere mantenuti sia di mantenere fino a vita natural durante una generazione che non avrà da mangiare. A questa iniziativa non sono invitati neppure “i finti indignati per moda” che inneggiano a non pagare il debito o sciocchezze simili. Perché è d’obbligo, essere idealisti sì, ma anche concreti, con i piedi per terra e portatori di proposte realizzabili. Mi piacerebbe che la meglio gioventù sarda che sgobba tutti i santi giorni per costruirsi un domani dignitoso, partecipi a un’iniziativa tutta da organizzare che sia il nostro anno zero da cui ripartire. Il tema potrebbe essere “Come riuscire a mangiare, vestirci e dove andare a dormire, il giorno in cui i nostri genitori non potranno più farlo?”, titolo lungo ma efficace. Della serie “Se non hai capito come stanno le cose te lo dico brutalmente: senza un contratto serio, una paga decente e una pensione è la fame”. E mica solo gli universitari devono prendersi carico di questa sfida, ma anche coloro che hanno deciso di interrompere gli studi, perché la nostra generazione si è dimenticata che non può mica fare a meno dei non laureati. Mettetevelo in testa, siamo tutti indispensabili. Non potremmo certo pretendere fra venti anni che chi vuole fare il muratore o il benzinaio deve avere la triennale, visto che l’università fra 20 anni sarà per i ricchi. L’anno scorso c’è chi storse il naso di fronte a una puntata mia e del mio amico e collega Andrea Matta, inserita nella programmazione radiofonico di Tutti giù per terra, perché scegliemmo di parlare di agricoltura. Perché? Perché si dice che la Sardegna non ha una cultura economica agricola. Infatti. Se avessimo scoperto l’agricoltura prima, oggi non sarei qui a chiedervi di parlare, tutti assieme, fuori dai partiti, dalle mode, dai movimenti, ognuno con la propria testa, delle modalità con cui sfruttare le nostre materie prime e fare della nostra terra che è tanta, una risorsa almeno “per sopravvivere”. L’agricoltura intelligente e moderna può salvare il futuro della Sardegna. È una sfida che dobbiamo intraprendere. Fuori dalle guerre fra comuni, tutti uniti e convinti che non abbiamo altra scelta che riprenderci la terra.

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