L'ESTATE CALDA DI PAOLO FRESU: PER FESTEGGIARE I 50 ANNI, 50 CONCERTI IN TUTTI I LUOGHI PIU' SIGNIFICATIVI DELLA SARDEGNA

Paolo Fresu

Paolo Fresu


di Ottavio Olita

Un abbraccio durato 50 giorni, tra lui, Paolo Fresu, e la sua mai dimenticata, amatissima terra; che lo ricambia dello stesso affetto. Da Trinità d’Agultu a Carloforte, da Castelsardo a Pula, da Cuglieri a Cala Gonone, da Ulassai a Gavoi, a Bosa, ad Allai, ad Orani. Cinquanta luoghi, da nord a sud, da est ad ovest, scelti con la sensibilità che solo un grande artista può avere: un ex caseificio, la casa sull’albero, un uliveto comunale, una miniera, varie chiesette, un museo: come quello dedicato a Nivola. Lì ad ascoltare lui che suonava con un maurreddino tunisino, Dhafer Youssef, e un biondissimo norvegese, Elvind Aarset, c’era anche l’anziana sorella del grande scultore, che ancora vive ad Orani, e che era in compagnia di due signore centenarie. A loro la dedica dei bis; con loro le foto ricordo a fine esibizione. Fuori da ogni schema, questo musicista che è l’esempio vivente di quel che Gramsci intendeva dovesse essere l’intellettuale collettivo e complessivo, capace di capire il mondo e il proprio luogo, in grado di farli interagire per arricchire la conoscenza, senza limiti provincialistici, ma nel pieno rispetto reciproco, ha radunato intorno a sé ben 250 artisti per festeggiare il proprio cinquantesimo compleanno. Festa che è stata trasformata in un omaggio senza precedenti alla terra, alla cultura, alla lingua, alla storia, al lavoro della Sardegna. E alla sua umanità. Come i concerti tenuti nella Casa per anziani a Bosa o nel carcere di San Sebastiano a Sassari. E oltre all’omaggio, il rispetto e la tutela del territorio. Nel suo peregrinare per l’isola, tenendo base ad Oristano, Paolo Fresu ha portato con sé un sistema di produzione di energia elettrica basato su pannelli fotovoltaici e pale eoliche: nessun inquinamento proprio nell’anno del doppio rifiuto per il nucleare espresso dai sardi, in maggio, con il voto regionale consultivo, in giugno con il referendum abrogativo nazionale. Ed è stato il 12 giugno, primo giorno di apertura dei seggi per l’appuntamento referendario, che Paolo ha cominciato il suo tour dalla sua Berchidda, il paese nel quale è nato, nel quale ha imparato a suonare la tromba nella banda musicale, in cui da 24 anni organizza uno dei “festival musicali più interessanti del Mediterraneo”, “Time in jazz”. E con lui i musicisti della “Bernardo De Muro”, il complesso bandistico in cui, a soli 11 anni, cominciò a prendere confidenza con lo strumento musicale che lo ha reso famoso. A Berchidda il concerto d’apertura. A Cagliari, capitale della regione-nazione sarda, nel luogo più significativo per l’esecuzione e l’ascolto della musica, il Teatro Lirico, il concerto di chiusura, con un’esibizione nella quale sul palco avrà con sé solo il suo flicorno. Solo, soltanto a Cagliari, perché dalla partenza all’arrivo del suo Giro di Sardegna musicale è stato accompagnato da grandissimi musicisti, da attori, da intere orchestre. Il pianista Stefano Bollani è stato con lui in piazza a Lei; nella chiesa di San Bachisio a Bolotana accanto a lui c’erano il fisarmonicista Richard Galliano e il pianista Jan Lundgren; a Sorso, nel villaggio medievale di Geridu, il pianista Uri Caine; a Cuglieri, nell’ex seminario, Ornella Vanoni; alla Torre Aragonese di Bosa i migliori giovani trombettisti italiani: Franco Ambrosetti, Fabrizio Bosso, Flavio Boltro, Marco Tamburini; sul Monte Maccione di Oliena il pianista Dierik Wissels e il cantante David Linx; nella chiesetta campestre di San Pietro a Settimo San Pietro il pianista Omar Sosa; al nuraghe di Barumini il chitarrista Ralph Towner; alla torre di San Giovanni di Posada il pianista Ludovico Einaudi; al Tempio di Antas di Fluminimaggiore i trombettisti Enrico Rava e Dave Douglas; al parco di San Basilio di Ollolai la cantante Paola Turci. E poi molti importanti musicisti sardi: da Elena Ledda a Luigi Lai, da Antonello Salis a Gavino Murgia, da Bebo Ferra a Mauro Palmas, a “Su Cuncordu ‘e su Rosariu di Santulussurgiu, a Simone Pittau e a partner storici come Furio Di Castri, a scrittori, come Flavio Soriga e Michela Murgia, a grandi attori come Paolo Rossi, Lella Costa, Ascanio Celestini, alla travolgente KocaniOrchestar. Questa straordinaria avventura è stata raccolta e documentata in un film realizzato da una giovane regista francese che ha seguito passo passo il Carro di Tespi messo insieme giorno dopo giorno da Paolo e dal suo staff. Finite le riprese ci sarà la fase della scelta delle immagini e il montaggio. È probabile che il film possa essere pronto per le sale già nel 2012. Quel che rimane da dire è che questo bellissimo regalo d’arte, d’amore, di cultura fortemente voluto da Paolo Fresu ha offerto all’isola un’opportunità unica: mostrare al mondo quanti luoghi possono raccontare la sua storia millenaria, la sua civiltà, la sua capacità di accoglienza, solidarietà, condivisione. Spazi diversi e alternativi, spesso sconosciuti agli stessi sardi, ignorati certamente dalla pagine patinate dei rotocalchi che celebrano i vip dai quali sono frequentati gli arenili e i tratti di litorale più decantati della Costa Smeralda. Su cosa puntare, su cosa scommettere? Su un mondo esclusivo, peraltro già conosciuto ai ricchi di tutto il mondo, per il quale non c’è alcun bisogno di altra promozione, o su iniziative culturali di questa portata che diffondono una conoscenza profonda, vera, reale di una terra i cui abitanti sono stati i progenitori di un’antichissima civiltà, capace di confrontarsi con il mondo fenicio-punico, greco o romano? Passata l’emozione e la gratitudine verso Paolo Fresu, la sua proposta culturale deve servire per avviare una più attenta riflessione su quali investimenti progettare per un più certo sviluppo dell’isola.

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