UN SARDO IN TERRA D'AFRICA: MASSIMO SPANO, INGEGNERE CAGLIARITANO, DA 17 ANNI IN GUINEA EQUATORIALE

il nucleo famigliare di Massimo Spano
il nucleo famigliare di Massimo Spano

di Roberto Comparetti – Il Portico

Massimo Spano è un ingegnere e da 17 anni ha lasciato l’Isola per andare in Africa, in Guinea Equatoriale, nazione grande quanto la Sardegna e popolata da un milione di persone. “Sono partito come volontario di una Ong sarda, l’Osvic, per sostenere progetti della Cooperazione internazionale e per tanti anni ho seguito molte iniziative che sono state realizzate. Quando poi il nostro Paese ha deciso di tagliare i fondi ormai avevo già iniziato a mettere su famiglia, mi sono messo a cercare lavoro, così da sei anni sono impiegato nel settore delle costruzioni. All’inizio ero partito per sei mesi, che sono diventati due anni e poi sono arrivato alla scelta di rimanere, anche perché dopo solo 3 anni avevo conosciuto mia moglie e successivamente sono arrivati i figli, Teresa di 8 anni, Guillermo di 13 e Matteo di 17”. Massimo è sposato con Sinforosa Nchama Nsue Ada, che lavora nel settore educativo del suo Paese, in particolare cercando di migliorare la condizione femminile delle giovani guineane. “Con Massimo ci siamo intesi subito – dice Sinforosa – nonostante le differenze culturali: se due persone si vogliono bene è possibile superare eventuali divergenze. Certo, sono cosciente delle mie radici e della mia cultura, così come Massimo delle sue, ma ciascuno rispetta quella dell’altro. Lavoro nel campo della formazione professionale in particolare con le ragazze. Come spesso accade le donne hanno più difficoltà ad emergere. Quando però vengono messe in condizione di formarsi danno ottimi risultati, specie in un Paese che solo di recente ha avviato progetti di sviluppo al fine di uscire dalla propria condizione di difficoltà”. In effetti la storia della Guinea Equatoriale è particolare. Sotto traccia fino qualche anno fa oggi il Paese sta emergendo nel Continente, grazie alla scoperta del petrolio e ad una politica attenta a non farsi trascinare nelle logiche speculative, con il suo presidente alla guida dell’Unione Africana. “Le esigenze di un Paese in crescita sono tante – riprende Massimo – per cui non ho avuto difficoltà a trovare lavoro. C’è bisogno di know-how occidentale, gli stessi atenei hanno docenti che arrivano da altri Stati. In Africa c’è però un elemento che forse manca in Sardegna come pure nel resto del mondo occidentale: la vita a misura d’uomo è ancora caratteristica predominante nella società di quel continente, per cui i rapporti umani sono autentici ed hanno un valore importante. Io stesso quando torno qui sento tante lamentele sulle complicanze della vita, mentre il popolo della Guinea vive con gioia e semplicità”. I tre figli di Massimo e Sinforosa stanno crescendo ed il più grande Matteo tra non molto concluderà una parte del corso di studi. “I miei figli si sentono africani, vivono a pieno quella cultura, anche se sanno di avere il padre sardo – afferma Sinforosa e vorrebbero conoscere di più di questa splendida Isola”. La cosa potrebbe realizzarsi con la possibile venuta di Matteo in Italia per proseguire gli studi. Teresa e Guillermo parlano bene l’italiano così come Matteo: tutti e tre riescono a conversare senza problemi con il nonno Efisio, che per diverse volte è stato in Africa e da anni collabora con il Centro Missionario Diocesano. Dopo l’intervista Efisio ha mostrato loro alcune foto di quanto negli anni il figlio Massimo ed altri volontari della cooperazione hanno realizzato per quelle popolazioni: l’aiuto dei sardi ha lasciato il segno.

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