INTERVENTI SULL'EMIGRAZIONE SARDA AI PRIMI DEL NOVECENTO

Manlio Brigaglia e Paolo Pulina
Manlio Brigaglia e Paolo Pulina

di Manlio Brigaglia

Il prof. Manlio Brigaglia, nella sua rubrica settimanale (“Memorie sassaresi”)  sul quotidiano di Sassari  “La Nuova Sardegna”, nei mesi di agosto e settembre si è occupato dell’emigrazione dei sardi nei primi decenni del Novecento. Riprendiamo i suoi interventi su “Tottus in Pari” ringraziando il prof. Brigaglia per averci concesso l’autorizzazione.

 

L’EMIGRAZIONE E LE TRUFFE

Memorie del Cinquantenario dell’Unità d’Italia (1911). Per esempio, l’emigrazione. Leggermente in ritardo rispetto ad altre regioni come il Veneto e il Mezzogiorno, i sardi hanno cominciato a lasciare l’isola nei primi anni del secolo, ma ora c’è già chi fa a gara per reclutarli. Pubblicità a pagamento sulla “Nuova” del 19 agosto 1910: «Emigrati! Non fidatevi degli agenti clandestini: rivolgetevi all’Agenzia dell’emigrazione delle “Societé générale des transports maritimes à vapeur” e “Transatlantica de Barcelona” a Sassari in via Lamarmora 39. Viaggerete sui vapori “Pampa” (4471 tonn, due motori, due eliche) e “Plata” (5579 tonn.) che in venti giorni vi porteranno in Sud America. Sono dotati delle più moderne comodità, compreso il telegrafo di Marconi e la luce elettrica. Agente P. Arthemalle».

Ma subito dopo è polemica col Ministero dei Trasporti. Alcuni viaggiatori si sono lamentati del fatto che sugli orari di recente pubblicazione si parla di «partenze dalla Sardegna per l’Italia e dall’Italia per la Sardegna». «Infatti – dice ironicamente il cronista della “Nuova” – tra noi e l’Italia invece di esserci il Mar Tirreno, c’è un mare d’ignoranza». Gli orari verranno presto corretti.

Il miraggio del 1911 è il Canale di Panama, che ha bisogno di una straordinaria quantità di manodopera, ma il moltiplicarsi delle richieste moltiplica la presenza degli imbroglioni. Così una carovana di emigranti dell’Oristanese, arrivata a Marsiglia, prima tappa della lunga transumanza, scopre che l’agente si è messo in tasca i soldi dei biglietti e la buonamano dell’ingaggio. Il Consolato italiano li rimanda a casa facendoli passare per la Corsica: resteranno bloccati lì due mesi, elemosinando una minestra. (“La Nuova Sardegna”, 25 agosto 2011)

 

ANCORA SULL’EMIGRAZIONE

Quell’emigrazione. Mi è capitato di ricordare, giovedì scorso, l’emigrazione sassarese di cento anni fa. Una emigrazione che, dopo essere stata diretta verso Marsiglia e la Francia del midi alla fine dell’Ottocento (non per nulla è a Marsiglia e in quel giro di anni che si svolge l’epopea di “Me’ frateddu Ernesto, l’uomo più forte di Sassari”) era stata poi orientata verso Panama e l’America Latina. Me l’ha ricordata l’amico Tore Sanna, il cui nonno materno, Antonio Gavino Cocco, classe 1879, partì per l’Argentina tra la fine del 1909 e l’inizio del 1910, lasciando a Sassari il resto della famiglia, tra cui la mamma di Tore, appena nata – che, mi scrive, proprio in questi giorni avrebbe compiuto 102 anni -. Forse fu anche lui, Antonio Gavino, uno di quei sassaresi che venivano invitati a viaggiare, dall’agente Arthemalle, sui vapori “Pampa” e “Plata”, navi da cinquemila tonnellate che impiegavano venti giorni ad attraversare l’Atlantico.

Del resto, con un annuncio sulla “Nuova” Arthemalle invitava a contattare la sua agenzia, in via Lamarmora 34: e Tore Sanna ricorda con precisione che la nonna materna parlava spesso di un’agenzia di via Lamarmora. Il marito tornò subito dopo la guerra mondiale, profittando dell’amnistia concessa agli emigrati che non erano tornati in patria per andare al fronte. Portava con sé un piccolo gruzzolo, ricorda Tore, con cui comprò dei terreni e diventò agricoltore. Ma il calcio di un cavallo lo uccise pochi anni dopo. Sanna chiede se è possibile che esistano da qualche parte gli elenchi degli emigranti sardi di quel tempo. Penso proprio di sì, ma per adesso altro non posso dirvi. Ed è un peccato che una domanda come questa che ci pone Tore Sanna non sia stata fatta una ventina di anni fa, quando per diverso tempo fu a Sassari, come professore a contratto presso la cattedra di Storia contemporanea dell’Università, il professor Devoto, massimo specialista argentino dell’emigrazione italiana verso il suo paese. (Di quella sarda verso gli Stati Uniti ci sono alcune pagine emozionanti nella biografia che Peppino Fiori ha dedicato a Michele Schirru, l’anarchico di Padria «condannato a morte per aver pensato di uccidere Mussolini»).

(“La Nuova Sardegna”, 1 settembre 2011)

 

RICERCHE SU UN EMIGRATO

Gli emigrati. Sembra una combinazione. Proprio mentre in questa rubrica, nelle ultime settimane, si evocavano i ricordi dell’emigrazione sassarese nel mondo (iniziata a fine Ottocento, conobbe i suoi primi picchi nel quindicennio di vigilia della Grande guerra), “la Repubblica”  ha dato notizia di una iniziativa italiana, volta a fare il censimento di tutti gli attori della grande storia dell’emigrazione dal nostro Paese. Storia di incredibili dimensioni, se si calcola che fra l’emigrazione in Francia, negli Stati Uniti e nell’America latina, dagli inizi ad oggi, si arriva a una cifra che si aggira intorno ai 40 milioni di unità.

Quaranta milioni di vite, quaranta milioni di storie tutte diverse e tutte a loro modo singolari. Intanto Paolo Pulina, ploaghese con location Pavia, pilastro inesauribile della Fasi, che organizza i circoli degli emigrati sardi in tutta Italia, ha provato a cercare notizie di quell’Antonio Gavino Cocco, nonno materno dell’amico Tore Sanna, che ha chiesto notizie di lui, ricordandolo come emigrato da Sassari verso l’Argentina sul finire del 1909-inizi del 1910. La sua «amorosa inchiesta», come avrebbe detto il poeta, l’ha portato a consultare una serie di documenti argentini, dove ha trovato un Giovann’Antonio Cocco, viticultore, che con ogni probabilità, sebbene arrivato dalla Sardegna a Buenos Aires proveniente da Genova, non è il nonno di Sanna. Infatti il Cocco che ha trovato Pulina aveva, al momento dello sbarco, 28 anni, mentre il Cocco che cerchiamo (e che oltre tutto faceva di nome Antonio Gavino) ne avrebbe dovuto avere 31; sbarcò il 9 ottobre del 1910, e non all’inizio dell’11; era nato a Benetutti, mentre il nonno di Sanna doveva essere, presumo, sassarese.

Ultima nota. Sanna ha al suo attivo molti anni di ricerche sui personaggi della sua famiglia. Lui teme che a raccontare tutto ci sia il rischio di farci lu cabbu a bumbuglioni [bumbuglioni: bernoccolo, bitorzolo, bubbone]. Nessun timore: racconteremo un’altra volta un’altra storia di quegli antenati. (“La Nuova Sardegna”, 15 settembre 2011)

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