EFISIO MARINI "IL PIETRIFICATORE", STUDIOSO DI MEDICINA E SCIENZE NATURALI

Efisio Marini
Efisio Marini

di Cristoforo Puddu

Il crescente interesse sul “personaggio” Efisio Marini – alimentato anche dall’aver spirato lo scrittore cagliaritano Giorgio Todde nella creazione dell’imbalsamatore-detective, protagonista del romanzo d’esordio Lo stato delle anime, nel 2001, e della serie di opere successive pubblicate dalle case editrici Il Maestrale di Nuoro e Frassinelli di Milano – ha contribuito a riscattare dall’oblio la figura del discusso scienziato, conosciuto con l’appellativo de “Il Pietrificatore”, che nella seconda metà dell’Ottocento scoprì una tecnica di pietrificazione e di conservazione dei cadaveri e parti anatomiche. Nell’ultimo decennio si sono registrati vari  eventi ed iniziative di rilettura e valorizzazione della vicenda umana e opera scientifica del Marini: l’allestimento di una mostra e la pubblicazione della storia a fumetti; interessantissime tavole rotonde, incontri di studio e la riesumazione (nel 2006, alla presenza di illustri studiosi e del primario del reparto di Anatomia Patologica del  Santissima Trinità di Cagliari) del corpo dello storico Pietro Martini, “pietrificato” dallo scienziato sardo nel febbraio del 1866, su incarico del Comune di Cagliari.

Efisio Marini (Cagliari, 13 aprile 1835 – Napoli, 11 settembre 1900), misteriosa e poliedrica figura di scienziato, nasce nel capoluogo sardo da Fedela Maturano e Girolamo, ricco ed affermato commerciante. Laureatosi in Medicina a Cagliari nel 1859, e desideroso di perfezionare gli studi biologici, si trasferisce all’Università di Pisa dove nel 1861, sotto la guida del paleontologo G. Meneghini, consegue la laurea  in Scienze Naturali. Rientrato a Cagliari, ottiene l’incarico di assistente aggiunto al Museo di Storia Naturale e pubblica la sua prima opera scientifica “Idee di Paleontologia Generale” (l’opuscolo 992/23 è conservato presso la Biblioteca Universitaria di Cagliari), studio sui fossili raccolti sul promontorio Sella del Diavolo e presenti nell’area Cagliari-Elmas. Il geniale laureato è affascinato dai possibili sviluppi di un processo di conservazione della materia organica e si dedica intensamente alla ricerca e sperimenti, attraverso l’impiego di suoi personali prodotti e reagenti segreti, capaci di arrestare il processo di decomposizione e degradazione di sostanze organiche, animali e vegetali; sperimenta inoltre, con successo, anche un processo inverso che restituisce ai corpi “il colore e la consistenza originali”.  Marini, ambizioso e consapevole del suo valore, aspira ad una cattedra universitaria che non otterrà mai nel capoluogo sardo. Deluso dall’indifferenza-ostilità accademica e da una diffusa negativa fama popolare, caratterizzata da “scetticismo e timore superstizioso” e l’accusa, mai provata, di appartenenza alla massoneria, abbandona Cagliari e poco più che trentenne si trasferisce a Napoli. Già prima di lasciare l’Isola aveva intensificato gli esperimenti (a cui aveva partecipato, documentandoli, anche l’amico fotografo Agostino Lay Rodriguez) e sottoposto i suoi preparati all’esame di due commissioni scientifiche universitarie di Torino e Londra. Conquista una significativa notorietà internazionale ed intensifica i suoi viaggi a Parigi, dove presenta i suoi preparati all’Esposizione Universale del 1867. In Francia riscuote l’apprezzamento del “celebre chirurgo e anatomista A. Nélaton, il cui lusinghiero giudizio indusse Napoleone III a insignire il Marini della Legion d’onore. Il Marini avrebbe successivamente fatto dono al sovrano di un tavolino con il pianale intarsiato di sangue, cervello e bile pietrificati e mossi da alcuni congegni a molla”; l’oggetto è attualmente custodito al Musée d’anatomie Delmas-Orfila-Rouvière di Parigi. Nonostante le vantaggiose e numerose proposte d’Oltralpe (anche la prestigiosa rivista medica “The Lancet” s’interesserà  al processo di pietrificazione, dedicandogli un articolo) decide di operare in Patria. A Napoli, pur non tralasciando i suoi studi e ricerche, si dedicherà intensamente all’esercizio della professione medica e alla cura dei malati di colera. I risultati del lavoro scientifico del Marini verranno esposti, con grande interesse, a Vienna, Londra, Parigi, Torino, Roma e all’Esposizione industriale italiana a Milano del 1881, nella sezione “Preparati anatomici”. Diversi preparati dello scienziato cagliaritano sono conservati al Museo dell’Istituto di Anatomia  dell’Università partenopea, mentre un particolare anatomico, pietrificato dal Marini nel 1864, è conservato nella Facoltà di Medicina di Sassari. Marini, durante gli anni napoletani, frequenta diversi personaggi del Risorgimento (di Garibaldi, modellandolo a forma di medaglia, pietrificò il sangue della ferita riportata in Aspromonte) ed esponenti del mondo culturale come Giovanni Bovio e Salvatore Di Giacomo. L’incompreso scienziato Efisio Marini, con il passare degli anni si riduce a vivere in misere condizioni, ed è “preda di una incipiente follia”. Muore a Napoli, senza rivelare il geniale segreto dei suoi studi e ricerche, l’11 settembre del 1900.

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