EVELINA FARINACCI, SASSARESE, CHE VIVE NEGLI EMIRATI ARABI: "A DUBAI E' MEGLIO E VI SPIEGO PERCHE'"

la sassarese Evelina Farinacci
la sassarese Evelina Farinacci

di Antonio Mannu

 

«Quando torno in Sardegna, o in Italia, spesso mi domandano: ma tu, come donna, come ti trovi in un paese mussulmano? Come ti trattano? Com’è la tua vita negli Emirati? In questo paese, in questa società, io mi sento pienamente rispettata. Soprattutto dagli arabi mussulmani. Qui le donne in genere, parlo delle emiratine, sono più istruite degli uomini, lavorano, fanno politica, sono giornaliste, dirigenti, creative. Sono ovunque. Con il loro velo, i loro abiti tradizionali, le mani decorate con l’henné, ma sono ovunque e fanno di tutto. E, come dappertutto, fanno bene le cose».  Evelina Farinacci, a dispetto del cognome paterno, che nel suo caso ha origini in Umbria e suscita memorie del Ventennio, è tutta sarda e sassarese. A Sassari infatti è nata e cresciuta, allevata dal nonno Antonio Muglia, da nonna Giovanna Corona, da zia Grazietta, sorella di Antonio. Antonio e Grazietta tra loro parlavano sassarese «con me rigorosamente italiano. A nonna, nata ad Ales, il campidanese in casa era proibito. Avrei voluto impararlo bene il sassarese. Mi piaceva e mi è piaciuto sempre più, crescendo e parlandolo, spesso e malamente, con gli amici. A volte lo utilizzo con Ivan, mio marito. Che è bulgaro e lo sente quando viene in Sardegna e, anche se non lo capisce appieno, credo sia entrato nello spirito turritano. Il sassarese gli piace, lo trova frizzante, divertente». Evelina ha 34 anni. Da quasi dieci vive a Dubai. Da cinque lavora per la Camera di Commercio Italiana negli Emirati Arabi, si occupa di comunicazione ed organizzazione di eventi. Evelina, laurea a Sassari, nel 2001, in lingua e letteratura araba ma, prima della fine degli studi, trascorre un anno a Damasco grazie ad una borsa di studio. «Un’esperienza bellissima perché la città è meravigliosa e i siriani sono un popolo fantastico, genuino, cordiale ed ospitale. A Damasco ho conosciuto Ivan, anche lui laureato in lingua araba. Nel 2002 siamo andati a vivere insieme a Dubai e nel 2004 ci siamo sposati». La Dubai che accoglie Evelina ed Ivan anni fa è una città diversa da quella attuale. «Quando siamo arrivata qui c’erano già molti espatriati, ma meno numerosi. C’era da fare di tutto, da creare e costruire». L’emirato, racconta Evelina, al contrario di quello di Abu Dhabi, ha poco petrolio e si stima che finirà in meno di vent’anni. Dubai vive di investimenti stranieri, di esportazione e riesportazione, un meccanismo che frutta denaro e che fa comodo a molti. Poi c’è il turismo, favorito dall’incredibile sviluppo architettonico, dalla grande attenzione mediatica che Dubai è riuscita a conquistare, dal ruolo della Emirates, la linea aerea: un servizio di qualità, un’ ampia rete di collegamenti coniugata a brevi e convenienti soste, in attesa del successivo volo. «Questo è un paese giovane, qui si respira ottimismo, le cose si fanno in tempi impensabili per altre realtà; anche gli errori naturalmente. Per gran parte dell’anno si vive piuttosto bene, si sta molto all’aperto, anche se ci si sposta essenzialmente in auto, non é una città per pedoni. E’ molto cosmopolita. Io frequento portoghesi, indiani, spagnoli, sudafricani, messicani, rumeni, siriani, e potrei continuare. Allo stesso tempo il governo locale tutela con determinazione gli emiratini, che sono i residenti di origine beduina e tribale. Qui non è possibile ottenere la cittadinanza per nascita e neppure attraverso il matrimonio. Bisogna essere nati da una famiglia appartenente alle tribù che abitano queste terre da diverse centinaia di anni». La cittadinanza emiratina, almeno a Dubai, garantisce molti vantaggi: ad ogni famiglia viene assegnato un pezzo di terra dove costruire la propria casa. Luce, acqua, sanità ed istruzione sono gratuite. Ci sono incentivi per poter studiare all’estero e non si pagano tasse sul reddito. «Ma quelle non le paghiamo neppure noi» aggiunge Evelina.  «Ti manca la Sardegna?» chiedo ad Evelina. «Non sono nostalgica- risponde- raramente mi mancano i luoghi, di più le persone. Preferisco godere di quanto offre il paese in cui vivo: forse mi manca un poco il nostro mare, qui nuoto quasi sempre in piscina. E un pochino anche la fainè, quella di Sassu, in via Usai».  Non c’è che dire, è sassarese Evelina.  «Quando ritorno poi trovo una situazione che non mi piace. In Italia in generale, e la Sardegna non è certo immune. Ed ogni volta è peggio. E’ una sensazione netta e sgradevole. La situazione economica non è buona, tutt’altro, il che non aiuta; ma l’impressione, dico la verità, è che stiano un po’ tutti sbroccando: più nervosismo e aggressività, più cafonaggine, meno pazienza ed apertura verso il prossimo. L’immaginario, i modelli proposti sui media sono superficiali e volgari. E’ un discorso trito e ritrito ma reale. Tutto questo non era così pervasivo e triviale anche solo dieci anni fa. L’aria era quella, ma la tv ad esempio è peggiorata. Sempre meno informazione e più distrazione becera. Un uso orribile, eccessivo, dell’immagine e del corpo delle donne».  E’ indignata Evelina e aggiunge: «Preferisco una donna mussulmana, emiratina o di un qualsiasi altro paese arabo, che col suo velo, i suoi vestiti modesti e poco appariscenti, fa tutto e lo fa bene, studiando o lavorando, alla immagine e idea, purtroppo concreta, di una donna poco vestita, che non fa che mostrare il suo corpo, e il gioco è fatto. In Italia questo modello esiste. A me non piace. E se piace questo mi preoccupa. E anche molto».

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