IL CANOTTO PNEUMATICO A SARRALA: LO SBARCO IN "NORMANDIA" AVVENUTO IN SARDEGNA NEL 1943

Sarrala - Tertenia
Sarrala - Tertenia

di Natalino Piras

Si favoleggiava fino a non molto tempo fa che lo sbarco in Normandia dovesse in realtà avvenire in Sardegna. Ancor prima del “D- Day”, il 6 giugno 1944, e ancor prima di quello in Sicilia degli alleati anglo americani. Luoghi possibili la marina di Siniscola o, più a sud, sempre nella costa orientale, quella ogliastrina. Non che fosse tutto inventato. Ad alimentare il mito, accaddero dei fatti che potevano far pensare a un progetto di invasione e liberazione dell’Europa proprio a partire dalla Sardegna. Diversa gente fu coinvolta: antifascisti locali ma anche personaggi equivoci e spie. I primi pagarono con il carcere. Gli altri continuarono nel loro mestiere di elementi del controspionaggio con quanto di ambiguità, a volte di eroico,  il ruolo comporta. Per quanto riguarda l’aspetto leggendario della vicenda, già diversi libri di storia hanno provveduto a fare chiarezza. Effettivamente lo sbarco in Sardegna da parte alleata  ci fu ma non di cinquemila navi. Più prosaicamente “un canotto pneumatico” uscito da un sommergibile inglese accostò nel gennaio del 1943 a capo Sferracavallo, località Sarrala, in quel di Tertenia. Sbarcarono due persone. Uno, Salvatore Serra,  sardo,  originario di Solarussa, ex carabiniere. L’altro, inglese, aveva nome in codice Armstrong. Una volta sbarcati non fecero molta strada.  Circondati dentro una baracca si arresero al maggiore Sanna del controspionaggio di Cagliari. I carabinieri erano stati messi in allarme da un ragazzo pastore. A dire della professionalità delle spie, queste, per avere indicazioni su come muoversi  avevano  offerto del cioccolato al ragazzo ma  avevano anche attaccato briga con alcuni pastori, forse ubriachi, che se li erano visti comparire davanti. Il ragazzo ebbe paura  e scappò diretto  ad un accampamento di soldati della difesa costiera. Oltre che molto denaro, addosso ai due agenti segreti fu trovata  una mappa di luoghi e una  lista di nomi di persona. Nell’elenco figuravano anche  Salvatore Mannironi, classe 1901,  avvocato nuorese,  Ennio Delogu, veterinario, nato nel 1898 a Bono  ma di radici bittesi-orunesi.  Mannironi e Delogu erano entrambi antifascisti e come tali osservati e sorvegliati. Lo sbarco di Tertenia attuò il passaggio ad una loro personale odissea che vissero tra consapevolezza e no, in un  tempo che è anche questo di transizione tra la caduta del fascismo, armistizio dell’8 settembre 1943 e l’inizio della guerra di liberazione. Gli alleati anglo-americani risalivano dal  sud verso il nord dell’Italia. Mannironi e Delogu, pur appartenendo come idea all’afflato di liberazione dell’Europa intera dal nazifascismo, subirono i fatti  più che entrare nei moti e nei meccanismi, nelle battaglie e nella guerra. Considerato che tra prigione e campo di concentramento fecero solo dieci mesi, riuscendo infine a tornare in Sardegna, la loro vicenda potrebbe sembrare minima rispetto ad altre tragedie. Se non fosse per la forte carica di utopia che questa storia contiene. Uno degli inneschi è costituito  dalla teoria insurrezionale di Emilio Lussu, all’epoca dei fatti esule a Londra. Lussu pensava alla Sardegna come luogo di sbarco di commando armati che grazie anche a una rete di resistenti locali avrebbe permesso l’inizio di una insurrezione popolare. Più materia da romanzo che attuabile pratica rivoluzionaria. Lussu era comunque convinto di riuscire e in questa sua convinzione ebbe appoggio operativo dall’ “intelligence” inglese, già coinvolta nel piano  “Overlord”, quello che avrebbe poi portato allo sbarco in Normandia. Gli inglesi in realtà non condividevano le teoria rivoluzionaria di Lussu. Però potevano trarne utilità. Sia per raccogliere informazioni, sia per fare opera di depistaggio. Antonio Serra e  Armstrong avevano le carte in regola per fare a loro volta le spie a servizio della causa alleata. Il primo, finito dopo varie peripezie  in Africa Orientale aveva  disertato, fuggendo con la cassa dell’esercito. Fatto prigioniero dagli inglesi fu rinchiuso in un campo di concentramento in Kenya. Da qui, trasportato in aereo a Londra, gli fu offerta la possibilità di riscattarsi. A proporglielo, nel cuore della capitale inglese, fu un uomo “di alta statura e di colorito bruno” che parlava con accento marcatamente sardo. Armstrong era invece un navigato doppiogiochista,  radiotelegrafista esperto di codici e scritture cifrate. Trovati gli interpreti si poteva incominciare. Dice la memoria popolare e c’è conferma di questo nel libro Il dio seduto di Francesco Spanu Satta, che lo sbarco a Tertenia fu preceduto da lanci di paracadutisti nella zone nuoresi  di Isalle e a Sa Serra. Il nome di questa vallata compare anche nella lettera che l’ingegnere  Dino Giacobbe, esule a Boston dopo la fine della guerra civile spagnola, indirizza proprio a Lussu, a Londra.  Giacobbe è partecipe della teoria insurrezionale e  in quella lettera, datata ottobre 1941, fornisce a Lussu  nomi di luogo e di persona. “Una volta sbarcato”, scrive Giacobbe ipotizzando scenari e movimenti,  “un uomo che abbia una buona conoscenza della Sardegna può giurare di essere al sicuro e scommettere d’arrivare a qualunque punto gli piaccia nell’isola. A poca distanza dalla costa corre la strada Nazionale: bisogna che la attraversi con molta precauzione perché anche essa è stata sempre perlustrata di notte, e certamente lo è molto di più ora”. Giacobbe parla  della campagna nuorese,  “in direzione di Monte Albo”.  Lì “c’è un’antica strada mulattiera che ne segue le pendici meridionali in direzione di Nuoro. A Monte Pizzinnu essa sbocca nella valle di Isalle e questa porta direttamente a Nuoro. Tra Santa Lucia ed Isalle c’è poca probabilità di incontrare anima viva”. Gli obiettivi vengono meglio precisati. Nella valle di Isalle, dove “termina la strada carrozzabile di Orune, trovasi un predio appartenente al dottor Ennio Musio, veterinario di Orune e Bitti”. Giacobbe indica il cognome materno di Delogu. “Questi”, continua Giacobbe, “è un grande ammiratore tuo e un uomo tra i migliori che esistano in Sardegna. Un idealista pronto a qualunque cosa”. Sul versante opposto della valle c’è un altro predio. È di proprietà dell’avvocato Salvatore Mannironi,  “un giovane quadrato, se mai ce n’è stati, il capo dell’Azione Cattolica in Sardegna, cugino di mia moglie,  sardo di quegli antichi, devotissimo di Mastino e Oggiano, amico fraterno di Giovanni Battista Melis. Arrivati a una di queste due persone il resto viene da sé”. La lettera di Giacobbe serve  a definire  Mannironi e Delogu come  gente di spessore oltre che di grande idealità, due anime dell’antifascismo nuorese e sardo: la cattolica e la sardista. I due pur disposti a tutto  non conoscono però nei dettagli il piano operativo né di Lussu né tantomeno degli inglesi che di Lussu, “l’uomo di alta statura e di colorito bruno”, si servono. Conseguentemente l’avvocato nuorese e il veterinario bittese-orunese pagano per la loro idea ma anche per altre che forse non gli appartengono.  Immediatamente dopo lo sbarco di Tertenia vengono prelevati, Delogu a Bitti e   Mannironi nella sua casa a Nuoro. Insieme a Salvatore vengono arrestati il fratello Cosimo e il mezzadro dei Mannironi a Jacu Piu,  Sebastiano Mereu. Contemporaneamente i ferri ai polsi vengono ben avvitati, a Santa Lucia di Siniscola, al pescatore Francesco Ogno e al figlio Domenico. A Orune invece venne arrestata la maestra elementare Margherita Sanna che nel dopoguerra diventerà sindaco del paese. I loro nomi figuravano tutti nella lista degli sbarcati a Tertenia così come quello dell’avvocato Anselmo Contu, a cui la polizia perquisì studio e abitazione a Lanusei.  Margherita Sanna fu rilasciata dopo 33 giorni durante i quali dovette continuare ad affrontare “dolorose prove e umiliazioni”. Inizialmente tutti i prigionieri erano tenuti in isolamento nel carcere di Buon Cammino, a Cagliari. Venivano interrogati per cercare di comprovare il loro legame con “pericolosi fuoriusciti all’estero”. Li si accusava di spionaggio e di appartenenza al movimento autonomista sardo
“che fa capo al noto fuoriuscito Emilio Lussu”. Dopo i terribili bombardamenti su Cagliari del febbraio 1943, Mannironi, Delogu e gli altri furono trasferiti al carcere di Oristano. Continuavano intanto le indagini da parte dell’autorità militare senza approdare a niente di utile. Da Oristano, i prigionieri passarono a Roma, carcere “Regina Coeli”, e da qui trasferiti a Isernia, in un campo di concentramento.  Il 25 luglio di quell’anno cadde Mussolini ma gli antifascisti nuoresi continuarono a restare prigionieri fino al 10 settembre, due giorni dopo l’armistizio.Dicono i familiari di Salvatore Mannironi che per tornare in Sardegna il gruppo visse un’altra odissea. “Dopo aver attraversato il fronte e le linee di fuoco nel Molise e nella Puglia raggiunsero Bari e poi Brindisi. Da qui, imbarcati su un  aereo militare, furono a Cagliari il 10 novembre”. Sebastiano Mereu invece, colpito da spezzoni durante un bombardamento americano e per questo ricoverato in ospedale, tornò a casa ai primi del 1944. La sorte delle due spie un poco diverge. Dopo l’8 settembre,  Serra entrò nel controspionaggio italiano prima di essere lasciato “libero” di finire i suoi giorni in sanatorio. Armstrong invece continuò a servire inglesi e italiani. Gabor Adler, alias John Armstrong, fu fucilato dai nazisti in fuga a La Storta, Roma,  con Bruno Buozzi e altri 12 antifascisti,  il 4 giugno 1944.

Una risposta a “IL CANOTTO PNEUMATICO A SARRALA: LO SBARCO IN "NORMANDIA" AVVENUTO IN SARDEGNA NEL 1943”

  1. Mio caro padre, Ginetto Sotgia, Sottotenete Pilota nello 15 Stormo d’assalto, ha raggiunto la Sardegna il 12.Settembre 1943 al commando di un Aeroplano Caproni con dei compagni antifascisti a bordo.
    E stato abbattuto il 12.Settembre 1943 nel cielo di Chilivani-Mores dai Nazisti.
    Per fortuna ha posato l’aeroplano in un atterissaggio di fortuna.
    L’aviere scelto Efisio Racis e caduto, toccato dalle armi nemiche. Altri sono stati feriti.
    Gli uomini sono stati catturati dai tedeschi e puoi liberati da un gruppo di sardi.
    Vorrei rendere omaggio a Efisio Racis e la sua famglia.
    Josto Sotgia il 12/05/2012

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