LE INDUSTRIE BELLICHE HANNO TESTATO ARMI ALL'URANIO IMPOVERITO? CASO QUIRRA, L'ORA DELLA VERITA'


di Roberto Scema

Da settimane, il dibattito attorno al poligono militare del Salto di Quirra, ed alle attività militare lì svolte negli ultimi decenni, che potrebbero aver provocato gravi conseguenze sotto il profilo sanitario ed ambientale, ha registrato un deciso salto di qualità.  Il merito è da attribuire all’indagine che la Procura della Repubblica di Lanusei, ed in particolare il dott. Domenico Fiordalisi, sta conducendo con grande incisività e con una serie di azioni clamorose che non hanno mancato di suscitare forti polemiche, dopo l’apertura, a gennaio, di un’inchiesta per omicidio plurimo e omissione d’atti d’ufficio per mancati controlli sanitari dopo le notizie di stampa sull’abnorme numero di casi di tumori fra gli allevatori e di malformazioni fra agli agnelli nati negli ovili attorno al poligono. Numerose, come detto, le iniziative della Procura della Repubblica di Lanusei, dopo anni di sterili dibattiti dove agli allarmi di molti, rispondevano le poco efficaci rassicurazioni delle autorità, le quali hanno sempre negato l’avvenuta effettuazione nel Poligono di attività “a rischio”. E così, dopo l’apertura delle indagini, Fiordalisi ha inizialmente disposto il sequestro di quattro discariche a cielo aperto all’interno del perimetro della base, con il ritrovamento di missili, amianto, copertoni e radio bersagli nascosti sotto terra in tanti punti del poligono, oltre a materiale radioattivo conservato nei depositi all’interno della base.  Quindi il sequestro probatorio dei fondali marini nelle adiacenza del poligono interforze di Perdasdefogu, un’area di circa un chilometro quadrato nello specchio di mare davanti a Capo San Lorenzo, dove i sommozzatori della polizia avevano scoperto una specie di discarica sottomarina: pezzi di radio, razzi, ordigni, booster di missili e rottami vari caduti in mare durante le esercitazioni a mare ospitate nel poligono. Poi la decisione di disporre la riesumazione del corpo di venti allevatori, morti fra il 1980 ed il 2010 a causa di tumori emolinfatici, dopo che per anni avevano condotto al pascolo le loro greggi sui terreni intorno all’area militare, dopo l’analisi delle relazioni tecniche fatte dai veterinari della Asl che hanno esaminato tutti gli allevamenti di bestiame della zona. Lo studio delle risultanze delle riesumazioni è stato affidato a un fisico nucleare dell’Università di Brescia e del Cern di Ginevra, Evandro Lodi Rizzini, lo stesso esperto che è riuscito a trovare uranio depositato nelle ossa di un soldato francese, Ludovic Acaries, reduce dalla missione Onu nel Balcani del 1993, morto nel 1997 a 27 anni a causa di un linfoma di Hodgking costringendo lo Stato francese a riconoscere le proprie responsabilità.  Infine il sequestro dell’intera area del Poligono (e di tutte le sorgenti, i pozzi, i canali, le condutture che si allacciano all’acquedotto di Quirra) con la conseguente espulsione dai pascoli dei pastori e relativo bestiame che vi insiste. A parere del giudice esisterebbero infatti prove che le esercitazioni e l’attività svoltasi sinora provochino gravi danni alla salute degli uomini e degli animali.  E’ stato anche deciso lo sgombero di 62 allevatori e di oltre 10 mila capi di bestiame (sgombero poi rinviato di due mesi, dopo le proteste delle associazioni e degli amministratori del territorio), mentre potranno proseguire le attività commerciali, industriali e militari, preventivamente autorizzate dal Ministero della Difesa.  Immediate le reazioni delle associazioni di categoria i quali hanno da subito paventato le ripercussioni economiche sul territorio, rivendicando un indennizzo da parte della Regione per gli allevatori che subiranno gli sgomberi. L’obiettivo delle indagini è chiaro: stabilire, una volta per tutte, se le industrie belliche o gli eserciti di tanti Stati del mondo che hanno fatto esercitazioni a Quirra abbiano testato armi e missili e usato munizioni non convenzionali all’uranio impoverito o ad altro, negli ultimi 50 anni. Finora è stato impossibile fare piena luce. Forse ora è arrivato il momento della verità. Intanto le autorità cominciano a ragionare in merito all’inevitabile superamento dell’attuale assetto di Quirra, cercando di limitare al massimo le ripercussioni di carattere economico sui lavoratori che in un modo o nell’altro sono legati, dal punto di vista occupazionale, alle attività militari. In quest’ottica va letto l’incontro svoltosi a Cagliari, tra il presidente Cappellacci e il sottosegretario alla Difesa, Giuseppe Cossiga, durante il quale il presidente della Regione ha chiesto l’apertura di un confronto con il Governo nazionale, affinché, partendo dall’esistente, dalle aziende locali, dal patrimonio di conoscenze, da eccellenze, come il radiotelescopio di San Basilio e dalle altre risorse presenti sul territorio sardo, si possa aprire la prospettiva di un centro di alta specializzazione nel campo delle comunicazioni, della ricerca e dell’innovazione. Quello che deve essere chiaro a tutti è che nessun beneficio economico può essere messo a contropartita di un pregiudizio alla salute pubblica. I sardi non sono disposti ad accettarlo. E lo straordinario risultato in termine di affluenza alle urne e di voti contro il nucleare, in occasione del recente referendum consultivo regionale, è la “prova provata” di ciò.

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