GLI AMERICANI RIVOGLIONO LA MADDALENA: SOPRALLUOGO DELLA US NAVY PER LA RIAPERTURA DI UN DISTACCAMENTO NAVALE


di Pier Giorgio Pinna – La Nuova Sardegna

Nell’arcipelago tornano gli americani. Non una forza a sé inquadrata nella Us Navy, come dal 1972 al 2008: gli uomini della Marina statunitense faranno parte di un distaccamento della Nato. Forse con loro ci saranno marinai di altre nazioni che aderiscono al Patto Atlantico. Ma niente più sommergibili a propulsione nucleare armati con missili atomici: almeno così sembra dalle prime indiscrezioni. Solo una nave simile all’Orion e agli altri mezzi-appoggio di un passato a stelle e strisce che si pensava dimenticato. In questo caso, infatti, si parla piuttosto di unità per il supporto logistico e il pronto intervento, da tenere all’àncora sull’isola di Santo Stefano. Non si esclude che gli ufficiali Nato possano venire accolti nell’ex ospedale militare, trasformato in hotel superlusso durante i lavori per il G8 mancato e poi mai aperto in attesa del bando di gara della Regione. Tempi previsti per il via al piano: fine estate, probabilmente settembre. Le novità che da Bruxelles e Roma rimbalzano alla Maddalena sono mozzafiato. Arrivano nel momento in cui il processo di riconversione dell’arcipelago per usi civili appare arenato. E in secche pericolose. Tra la pesantissima eredità lasciata dalla Cricca di Balducci, Bertolaso, Anemone & Company. Tra effetti delle inchieste giudiziarie, bonifiche mai concluse, appalti gonfiati ad arte. Tra le macerie di una ricostruzione in parte fallita. Tra i ritardi accumulati dalla nuova Struttura di missione della Protezione civile. Tra i palleggiamenti di responsabilità per il mancato decollo di mille iniziative che vedono da mesi defilati Regione, ministero dell’Ambiente, presidenza del Consiglio. E pongono naturalmente tanti interrogativi. Che cosa significa in un quadro del genere l’ipotesi di rilancio della presenza militare nell’arcipelago? Come si concilierà tutto questo con i programmi per valorizzare l’industria delle vacanze? Come sarà possibile indirizzare verso un’unica direttrice il turismo e le incognite degli insediamenti bellici? Per il momento è prematuro trovare risposte certe. L’intera operazione è coperta da strettissimo riserbo. Non si sa ancora se i dati raccolti sul campo da alcuni inviati Nato, insieme con l’iniziale screening sulle possibilità concrete d’azione del rischieramento, verranno effettivamente confermate. L’unica sicurezza è che la decisione di esplorare un ritorno a Santo Stefano rappresenta di fatto un’inversione di rotta rispetto agli ultimi anni. Di più: il riallineamento di forze è legato a quel che da mesi succede sulle coste nordafricane. Rivolte delle popolazioni arabe, guerra civile con conseguenti raid alleati in Libia, imponenti flussi migratori, mutamenti negli assetti geopolitici del Mediterraneo: tutto ciò ha indotto governi, analisti e comandi occidentali a preventivare misure alternative nei confronti delle posizioni consolidate assunte finora. Lungo questa linea si colloca, per esempio, la decisione di rafforzare la base americana di Sigonella, in Sicilia. Nella stessa ottica, il potenziamento dell’attività di scali militari vicini all’isola, come l’aeroporto corso di Solenzara, oltre che il ruolo svolto da Decimomannu. E, ancora, il febbrile riavvio delle comunicazioni con i ponti radio collocati sui rilievi dell’isola di Tavolara. Non è dunque casuale che nelle ultime settimane il transito di sommergibili italiani, francesi e americani sia tornato quello dei tempi caldi. Periodi nei quali, come succedeva esattamente 25 anni fa, gli Usa si preparavano a sferrare un attacco contro Tripoli: corsi e ricorsi della Storia. O momenti della Guerra fredda contrassegnati dalla presenza della flotta sovietica nel Mediterraneo. Manovre ad ampio raggio, quindi. Ma, in attesa di riscontri formali per ora difficili da ottenere, alla Maddalena la sola ipotesi di un rientro americano scatena le reazioni più diverse. Se questa possibilità verrà confermata, del resto, i confini del dibattito politico non saranno limitati all’arcipelago ma si estenderanno a tutta la Sardegna. E si ripresenterà lo scontro fra coloro che hanno creduto in un’alternativa di pace in questo caso fondata sulla riconversione turistica e tutti quelli che invece hanno pensato solo alle ricadute per gli affari immobiliari e per il commercio. Le ultime notizie sono trapelate proprio tra le pieghe del costante conflitto tra i delusi dalla partenza dell’Us Navy e chi al contrario paventa il blocco totale delle iniziative basate sull’industria delle vacanze. In un contesto del genere non è così passato inosservato l’arrivo di due alti ufficiali statunitensi, pare inquadrati nella Nato. I quali, come raccontano i bene informati che nonostante la lontananza non hanno mai smesso di coltivare rapporti con gli americani passati di qui, hanno spiegato in giro di voler dare un’occhiata ai moli e ai tunnel lasciati tre anni fa a Santo Stefano. «Più per nostalgia che per altri motivi», avrebbero aggiunto. Per poi puntualizzare con autorità militari locali i veri motivi della visita: verificare lo stato dei luoghi per un’eventuale ripresa dell’attività sull’isola. Circostanze in poche ore riprese e rilanciate nelle conversazioni telefoniche tra la Sardegna e Washington. Dove più d’uno degli americani a suo tempo referenti di operatori maddalenini, oggi al Pentagono, avrebbe confermato le tesi allo studio della Nato. 

 

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