RAPPORTO MIGRANTES: OLTRE QUATTRO MILIONI GLI ITALIANI NEL MONDO


di Raffaele Iaria

Secondo i dati del Rapporto gli italiani residenti all’estero sono 4.028.370 e rappresentano il 6,7% della popolazione italiana. Un numero quasi pari agli immigrati residenti in Italia. Contrariamente a quanto si pensa – spiegano i ricercatori – quella degli italiani nel mondo è “una presenza in aumento”.  Al termine di più di un secolo e mezzo di flussi migratori la presenza italiana nel mondo può definirsi in prevalenza euro-americana, come attestano le quote di pertinenza di ciascun continente: Europa (55,3%), America (39,3%) e, molto più distanziate, Oceania (3,2%), Africa (1,3%) e Asia (0,9%). Tra i Paesi di insediamento, l’Argentina supera di poco la Germania (entrambe oltre le 600 mila unità), la Svizzera accoglie mezzo milione di italiani, la Francia si ferma a 370 mila, il Brasile raggiunge i 273 mila e Australia, Venezuela e Spagna superano le 100 mila unità. La maggioranza degli italiani residenti all’estero, il 54,3% è di origine meridionale (oltre 1 milione e 400 mila sono del Sud e quasi 800 mila delle Isole); il 30,6% proviene dalle regioni settentrionali (oltre 600 mila dal Nord-Est e altrettanti dal Nord Ovest); il 15,2% (611.929) è, infine, originario delle regioni centrali. La prima regione per numero di emigrati è la Sicilia (654.561), seguita da Campania (421.227), Lazio (360.213) e Calabria (351.777). Secondo il Rapporto, oltre agli italiani che hanno mantenuto o acquisito la cittadinanza, quindi con passaporto e diritto di voto, vi sono gli oriundi, dai 60 agli 80 milioni. Nel nostro Paese i flussi con l’estero si sono ormai ridotti: un po’ più di 50 mila l’anno quelli in uscita, e un po’ di meno quelli di ritorno. Il Rapporto, unico annuario esistente in Italia sugli oltre 4 milioni di connazionali all’estero, sottolinea gli aspetti innovativi di questa realtà con una serie di curiosità e approfondimenti come i “focus” su alcune regioni italiane (Lombardia, Molise, Puglia e Emilia Romagna), un “bilancio” migratorio a trent’anni dal terremoto del 1980 in Irpinia o le tante curiosità dal punto di vista culturale. Sin dall’inizio dell’emigrazione italiana non sono mancati tra i nostri emigrati protagonisti qualificati, i cosiddetti “cervelli”, che attualmente incidono in misura più rilevante, mentre nel passato furono numericamente meno consistenti e non sempre fortunati, come Antonio Meucci, l’inventore del telefono, che nel 1872, per mancanza di soldi, non riuscì a brevettarlo (lo fece Graham Bell, utilizzando la sua documentazione); solo nel 2002, ad oltre 130 anni di distanza dalla sua invenzione, il Congresso americano ha riconosciuto il suo fondamentale contributo. Dal Rapporto emerge che nel mondo vi sono 23.988 corsi di lingua italiana per un totale di 393.897 allievi. In particolare, quasi tutti i 92 istituti italiani di cultura sparsi nel mondo organizzano corsi di lingua italiana. Inoltre vi sono almeno 186 scuole italiane e 114 sezioni italiane presso scuole straniere (30.662 alunni). Un caso unico è quello di Chiplo, una cittadina a circa 130 chilometri a Sud-Est di Città del Messico, dove una collettività di oriundi veneti parla ancora il dialetto veneto dell’alto trevigiano di un secolo fa. Il Rapporto – di oltre 500 pagine realizzato con il contributo di circa 60 autori – pubblica anche una ricerca promossa dalla Fondazione Migrantes che per il 2010 si è concentrata su cinque Paesi (Canada, Francia, Regno Unito, Romania e Spagna), dove sono stati somministrati 649 questionari. Dai dati raccolti emerge che questi emigrati hanno un’istruzione secondaria medio-alta (67,2%), si sentono per lo più integrati nel Paese di accoglienza, dove non hanno problemi di lingua, sono proprietari di casa e si ritengono soddisfatti del lavoro che conducono. “Non pensano di rientrare in Italia – spiegano i ricercatori – ma ci tengono a precisare che quanto da loro conquistato è il frutto di anni di sacrificio e di un percorso di vita in cui hanno dovuto affrontare e superare prove dure ma inevitabili”.  A cinque anni dalla pubblicazione del primo Rapporto “tanta strada è stata fatta – ha spiegato la curatrice Delfina Licata – con una corposa redazione nazionale e una più ramificata redazione transnazionale cercando di salvaguardare la linea ispiratrice del Rapporto, che riporta anche gli episodi e le biografie, affronta tutti gli argomenti possibili, si tuffa nella storia, non trascura le dimensioni culturali e religiose ma, da tutti questi aspetti, vuole trarre una griglia di lettura in profondità di quel grande fenomeno che sono gli italiani nel mondo”.

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