DON GIOVANNI DORE E' "LA VOCE DELLA MUSICA": IL LIBRO CHE RACCONTA LA STRAORDINARIA EREDITA' LASCIATA DAL PARROCO DI TADASUNI

don Giovanni Dore
don Giovanni Dore

di Silva Marras

Ho avuto il grande onore di ricordare la figura di don Giovanni Dore in occasione della presentazione del libro-cofanetto (contenente due dvd) “La voce della Musica. Don Giovanni Dore”. L’appuntamento ha avuto luogo a Tadasuni a conclusione della rassegna “Tad’a. La magia della memoria”, che ha visto interventi di importanti artisti sardi. Dopo aver presentato ad Ardauli il documentario “Il lino, dal seme al tessuto”, ho pensato che, se avessi desiderato pubblicare qualcos’altro, sarebbe stato certamente il filmato girato nel 1995 a Tadasuni, nel quale don Dore mostrava la sua particolare capacità nello spiegare ai bambini la magia della musica. E così è stato. Il lavoro è composto da un libro-custodia che contiene due dvd: il primo è una lezione di don Dore, tenuta nel 1995 a un gruppo di visitatori presso il Museo degli strumenti della musica popolare sarda di Tadasuni; l’altro è la presentazione degli strumenti, tenuta nel 2007 a Trescore Balneario (Bg), in occasione dell’evento culturale “Musica nella preistoria”. Il libro contiene il curriculum di don Dore e alcune immagini del suo museo con dettagli degli strumenti, dai quali emergono la bellezza dei materiali naturali e la precisione costruttiva con i quali sono stati realizzati. Vengono riportate inoltre alcune frasi significative estratte dai filmati, che aiutano a riflettere sull’importanza che questi strumenti apparentemente semplici hanno nella storia della musica, non solo sarda. Don Dore, infatti, aveva capito che la Sardegna ha un notevole patrimonio che le permette di competere a pieno diritto nel mondo musicale, grazie a sonorità proprie ricavate senza un particolare studio preparatorio, affidandosi alla sola intelligenza intuitiva e al talento naturale con cui sono realizzati questi strumenti, perfettamente intonati. Il parroco di Tadasuni ci ha lasciato come eredità un insegnamento importante: bisogna saper guardare con occhi diversi i colori del cielo, del mare e della terra, colori che ritroviamo negli strumenti, nei suoni e nei costumi del popolo sardo; conservare le tradizioni e apprezzare la ricchezza che questa cultura ci regala, per non perdere l’identità.
La grandezza della sua opera è stata quella di approcciarsi con umiltà e meraviglia al mondo pastorale sardo, tanto da riuscire a cogliere degli elementi che erano sotto gli occhi di tutti, ma non adeguatamente valorizzati. Attraverso la riscoperta di questo tesoro musicale, ha fatto vibrare l’anima di un popolo, fino a renderla un patrimonio universale. Al grande jazzista Gavino Murgia va un ringraziamento particolare per avermi concesso di inserire la sua bellissima musica come accompagnamento dei miei filmati e per avermi offerto un suo scritto nel quale racconta i suoi incontri con il parroco di Tadasuni. Eccone un estratto: «Una casa, la sua casa, poco adatta per via degli spazi ad essere destinata a museo, ma messa comunque a disposizione per anni ed anni come unica alternativa possibile alla condivisione con il grande pubblico di appassionati di una straordinaria collezione di strumenti musicali, che in tantissimo tempo mise su pezzo dopo pezzo. Un percorso poco organico e scarsamente comprensibile ai profani, ma introdotto e guidato da don Dore con passione e competenza a visitatori che non avevano neppure un biglietto da pagare, essendo, la visita al museo, da sempre e per chiunque, totalmente gratuita. Don Dore viene sempre ricordato per il suo museo, ma non viene evidenziata mai abbastanza la sua opera di ricercatore, che lo portò a pubblicare il libro sugli strumenti della musica sarda (il primo del suo genere) e, in due volumi, la più importante raccolta di Gosos e Ternuras che sia mai stata pubblicata. Con questa sua incredibile passione e usando la musica come mezzo arrivò a migliaia di persone, creando un’estensione del ministèro che svolgeva con altrettanta intensità dall’altare della sua chiesa. Il libro-documentario, fortemente voluto dalla signora Silva Marras, oltre a essere una bella intuizione, è il giusto omaggio a una figura che ha dato tanto alla cultura sarda.
Don Dore rivolse, in tempi non sospetti, la sua attenzione e i suoi studi all’aspetto musicale più popolare, certamente il più umile, apparentemente il più povero, da sempre snobbato dalla cultura ufficiale, ma molto vivo e sentito tra la gente». Devo ringraziare, oltre il comune di Tadasuni e la provincia di Oristano, Pier Sandro Pillonca, Mario Zaru, Maria Rosaria Dore e quanti mi hanno sostenuto in questo progetto. La mia gratitudine è rivolta in modo particolare a Don Dore che, dopo aver visionato i filmati, mi ha concesso la liberatoria approvandone il contenuto, permettendomi così di concludere il lavoro a lui dedicato.

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