STORIA E MISSIONI DI SALVATORE MURU, DA ELETTROTECNICO A COOPERATORE INTERNAZIONALE IN ECUADOR

Quito, capitale dell'Ecuador
Quito, capitale dell'Ecuador

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Nel ’72 fu il primo sardo ad usufruire della legge che consentiva di sostituire il servizio militare con il servizio civile internazionale. Oggi, a 58 anni, dopo essere stato a lungo assessore comunale di Santo Domingo de los colorados, in Ecuador, e autorevole esponente del governo guidato da Rafael Correa, è il coordinatore nazionale del decentramento dell’associazione dei Comuni ecuadoregni ed ha il delicato compito di trovare fondi in giro per il mondo per incrementare le infrastrutture e importare esperienze e competenze dall’estero.
Ma Salvatore Muru non è solo un manager della cooperazione internazionale. Ha alle spalle una discreta carriera di attore: telenovelas e spot pubblicitari, soprattutto. In Ecuador è una star. Cagliaritano di via Tiziano, Muru a 21 anni partì per Quito, capitale della “Repubblica delle banane”. Andò lì a insegnare elettrotecnica ed elettronica applicata all’industria in un istituto superiore della città, sfruttando il diploma di perito industriale elettrotecnico conseguito al Meucci. Finito il servizio civile, torna a Milano e per due anni coordina le missioni delle Organizzazioni non governative del Servizio internazionale di volontariato in America latina. Nel ’74 torna in Ecuador e conosce Marcela Delgado. Si sposano e tornano a vivere a Milano per quattro anni. Lì nasce Andrea, il primogenito. Sarà l’ultima parentesi italiana per Muru, che vive stabilmente in sudamerica (dove è nata Valentina) e che in questi giorni è tornato nella sua città a 32 anni dall’ultima volta. «Sono in missione in Italia assieme a un deputato delle Galapagos per siglare accordi di cooperazione e gemellaggio con alcuni Comuni, tra cui Cagliari», riferisce con un accento sudamericano. «Abbiamo concluso un’intesa con il Comune di Pavia per il trattamento delle acque con l’ozono, lavoriamo ad accordi per la produzione di energia e biodiesel dai rifiuti agricoli». Il suo curriculum è ricco. Dall’81 all’89, mentre coordinava la cooperazione italiana in Ecuador e portava avanti con successo progetti in campo agricolo e universitario, è stato il primo straniero ad essere delegato dal rettore dell’Ute, l’Universdad tecnological ecuadoregna, a studiare progetti di sviluppo tecnologico per Santo Domingo de los colorados, la città dove il governo aveva deciso di decentrare parte della popolazione dello stato, che sino ad allora era ammassata in tre città. «Quando sono arrivato ci abitavano gli indios di etnia Tshachila e non c’erano strade, elettricità, fogne: ora, grazie al clima umido che ha favorito lo sviluppo dell’agricoltura e della zootecnia, è il maggior produttore di latte del paese, è la quarta città dell’Ecuador, è vivibile, ed ha 200 mila abitanti». È stato in Africa, in Guinea, ha curato per conto dell’ex presidente Jamil Mahuad molti progetti sociali in tutte le zone rurali del paese. «Grazie al contributo della Banca interamericana per lo sviluppo abbiamo portato a termine 1300 progetti di cui hanno beneficiato due milioni e mezzo di persone costruendo scuole, infrastrutture di ogni genere, valorizzando zone agricole. È stata l’esperienza più bella della mia vita», aggiunge il vulcanico sardo-ecuadoregno. Un altro progetto di cui è orgoglioso l’ha curato col presidente venezuelano Hugo Chavez: «Abbiamo portato 800 persone in Venezuela per essere operati di cataratta, visto che noi non abbiamo le competenze. Li abbiamo resi felici». Nonostante gli incarichi prestigiosi, guadagna 1200 dollari al mese. «Ma non mi posso lamentare, da noi è il doppio dello stipendio di un insegnante». Andrea e Valentina ora vivono a New York ed hanno un’impresa di ristrutturazioni edili. Cagliari? «Uguale a quando l’ho lasciata, solo più verde».

 

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