IL 12 DICEMBRE, AL CIRCOLO "S'EMIGRADU" DI VIGEVANO (PV), LA TAVOLA ROTONDA "LE RAFFIGURAZIONI DELLA FAME NELLA CULTURA POPOLARE: IN SARDEGNA, IN LOMELLINA, IN LOMBARDIA"


ci riferisce Giovanni Podda

Salvatore Tola

IL CAVALIERE DELLA FAME

Mastru Juanne nella poesia e nelle tradizioni popolari sarde

Mastru Juanne è un personaggio partorito dalla fantasia dei poeti per rappresentare le incursioni della carestia e della fame, e tentare di sorridere sulle conseguenze che ne derivavano per tanta parte della popolazione. 

Difficile indicare il tempo di questa “invenzione”, ed è probabile che molti dei testi, concepiti in tempi di assoluta oralità, siano andati perduti. Non solo, ma a parte il poemetto tempiese La canzona di Mastru Juanni, pubblicato in volume nel 1982 da Salvatore M. Sechi, gli altri che si sono salvati non hanno ricevuto particolari attenzioni, né al tempo in cui furono concepiti né in genere, bisogna dire, dagli stessi studiosi delle tradizioni popolari. In più di un caso, rimasti a lungo inediti, sono stati riportati in fogli volanti, in raccolte a diffusione locale o recuperati in riviste.

Salvatore Tola ne ha individuato diciotto, collocati in un arco di tempo che va dagli inizi dell’Ottocento alla seconda metà del Novecento; e in un’area geografica che dalla parte settentrionale dell’isola raggiunge il Nuorese, ma non arriva al Campidano.

I testi, accompagnati da notizie sugli autori e dalla traduzione in italiano, sono preceduti da un ampio saggio nel quale il curatore, dopo aver rievocato la storia della fame in Sardegna, analizza le caratteristiche del personaggio Mastru Juanne come emergono dalle descrizioni lasciate dai poeti.

Ognuno di loro ha aggiunto qualche dettaglio originale, ma facendo sempre riferimento a un “modello” unico che era già fortemente presente nell’immaginario collettivo isolano. Si poteva pensare che questo modello fosse stato importato dall’esterno; ma da una ricognizione delle tradizioni popolari di Francia, Italia, Castiglia e Catalogna sembra che l’ipotesi non abbia fondamento. Probabile allora che i poeti sardi gli abbiamo dato vita autonomamente, ma servendosi di materiali e suggestioni provenienti sia dal mondo della letteratura che da quello delle stesse tradizioni popolari, sarde e non: dalle maschere del Carnevale a Don Giovanni; dai picari agli spiriti del Bene e del Male (benandanti e stregoni) che si credeva si battessero un tempo a favore e contro l’abbondanza dei raccolti.

Il libro è in corso di pubblicazione.

 

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L’autore del libro

 

Salvatore Tola, nato a Faenza (Ravenna) nel 1940, vive e lavora a Sassari. Ha insegnato nella scuola elementare e nella media superiore. Pubblicista, collabora al quotidiano “La Nuova” e ad alcuni periodici, tra i quali “Il Messaggero sardo”, il mensile destinato agli emigrati. Nel 1994 ha pubblicato la sua tesi di laurea, sulla rivista “Ichnusa” di Antonio Pigliaru. Esperto di libri e di editoria, è collaboratore di case editrici e dell’Associazione Editori Sardi: nel 1992 ha pubblicato Un’isola e i suoi libri. Notizie e appunti sull’editoria in Sardegna. Si occupa di poesia sarda come membro di giurie nei premi quali l’“Ozieri”, il “Romangia” di Sennori, il “Michelangelo Pira” di Quartu Sant’Elena. Nell’ambito della poesia tradizionale ha curato raccolte di autori del Settecento e dell’Ottocento come Cubeddu, Pisurzi, Diego Mele e Raimondo Congiu. Ha curato la riedizione delle Canzoni popolari raccolte nell’Ottocento dal Canonico Spano. Al tema dell’oralità ha dedicato nel 1997 il saggio-antologia La poesia dei poveri. Nel 2006 ha pubblicato un libro sui premi di poesia sarda e il saggio-antologia La letteratura in lingua sarda. Testi, autori, vicende.

 

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