IL FUTURO DIPENDE DA UN IMPEGNO NUOVO: DOPO IL DECENNALE DEL "MARIA CARTA" DI BERGAMO, ARRIVANO I TIMORI PER IL DOMANI

Sergio Oggiano, referente per il "Maria Carta" di Bergamo al direttivo nazionale della FASI
Sergio Oggiano, referente per il "Maria Carta" di Bergamo al direttivo nazionale della FASI

di Mario Pomesano

La celebrazione del decennale di attività del circolo “Maria Carta”, avvenuta il 19 settembre nei locali del cittadino centro Polaresco, ha segnato una tappa importante della vita della nostra associazione, ricevendo una favorevole evidenza nella stampa e nei “media” locali. La continuità dell’impegno associativo, finora assicurato da un volenteroso Consiglio Direttivo, chiama peraltro in causa nuove energie, senso di responsabilità ed un adeguato entusiasmo da parte soprattutto delle classi giovanili dei nostri iscritti. Per suscitare infatti l’interesse di quello che potrebbe essere il cosiddetto ricambio fisiologico generazionale degli associati non si può prescindere dalla migliore conoscenza dei gusti, delle aspirazioni, delle aspettative dei potenziali iscritti del domani. E’ risaputo che nell’ambito degli organismi associativi si preferisce lasciare agli elementi già “collaudati” lo svolgimento delle attività istituzionali e promozionali. Ma è anche vero che la lunga militanza non costituisce di per sé un elisir di lunga vita e che l’esperienza degli adulti deve accompagnarsi all’apprendistato dei rincalzi che saranno gli adulti del domani. Ecco perché ci sembra il caso, avvicinandosi il rinnovo triennale delle cariche sociali del Circolo, di sollecitare la chiamata in causa di quelli che finora hanno preferito restare da parte, limitandosi agli incoraggiamenti, ai consensi assembleari, a qualche stiracchiato consiglio (a volte a qualche critica disimpegnata). Altrimenti si corre il rischio di avviare il nostro Circolo, appena decenne, ad un anticipato tramonto, come se si ritenesse l’esperienza associativa non meritevole di concreti appoggi. Ciascuno di noi finora ha dato vita ad iniziative, incontri, contatti con le rappresentanze sociali pubbliche e private, è consapevole che “non l’ha ordinato il medico che debba esistere il nostro Circolo“ e che quindi se ne possa fare benissimo a meno, come è avvenuto per lunghi anni prima del primo vagito (espresso nel novembre dell’anno 2000 per iniziativa dei soci fondatori). L’adesione nel giro di pochi anni di circa 300 associati sembrava allora preludere ad un cammino in ascesa, che si è invece fermato. Si può pensare che siano stati commessi errori (personalismi, emulazione, invidie) ma la causa principale è stata sicuramente il disimpegno di coloro che hanno in un primo tempo plaudito all’iniziativa ma poi si sono ritratti comodamente accampando la scusa del “non aver tempo disponibile“ per rimboccarsi le maniche, tradendo le aspettative di coloro che viceversa si spendevano per dare una voce alla gente (sarda e non sarda) che ci avevano creduto ed ai collaboratori (privati e pubblici) che ci avevano dato retta. L’anno che volge al termine e sicuramente ne festeggeremo la conclusione, come la tradizione richiede, ma nei primi mesi del prossimo anno occorrerà che quanti dei nostri soci sono rimasti sono rimasti alla finestra ci facciano un pensierino alla da noi auspicata autocandidatura per le cariche associative del Circolo per il triennio 2011/2013. Altrimenti vorrà dire che il sogno (o il desiderio) di chi, amando la Sardegna, aveva cominciato a realizzarlo, è tramontato per l’ignavia di chi non è capace di sognare.

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