LO SPETTACOLO TEATRALE "S'URTIMA JANA" IN BULGARIA: LA STRAORDINARIA ESPERIENZA A SOFIA CON IL CIRCOLO "SARDICA" DEGLI EMIGRATI SARDI

la compagnia teatrale "Mattei" di Decimomannu al circolo "Sardica" di Sofia
la compagnia teatrale "Mattei" di Decimomannu al circolo "Sardica" di Sofia

di Alessandra Atzori e Ignazio Basile

Chiamati in Bulgaria per la rappresentazione dello spettacolo teatrale “S’Urtima Jana”, la commedia musicale scritta e diretta dal docente coordinatore Ignazio Salvatore Basile che è ambientata nell’immaginario villaggio nuragico di Nure, a cura della Compagnia Teatrale Mattei di Decimomannu. La recitazione rigorosamente in lingua sarda rende comunque la commedia comprensibile, non solo grazie alla traduzione nelle lingue più diffuse del mondo,  ma anche perchè si tratta di una commedia musicale basata sulla gestualità, sulla ritualità, sulle danze e sulle musiche autoprodotte dalla Campagnia medesima. Le coreografie sono di Maria Carla Erdas, mentre le  musiche sono state elaborate da Giuseppe Atzori; la preparazione vocale è di Barbara Mostallino, mentre le scenografie sono di Antonello Cappai. La commedia è stata rappresentata  a Targovihste, nella Concert Hall della  cittadina bulgara e  replicata due giorni dopo nella capitale Sofia con l’organizzazione del Circolo dei Sardi della capitale bulgara e con l’Alto Patrocinio dell’Ambasciata  Italiana.

Dal circolo “Sardica” siamo stati invitati a partecipare ad una conferenza interessante dove abbiamo avuto modo di conoscere due importanti personaggi del mondo della cultura: il giornalista-scrittore Sergio Frau, (ben noto per la sua pubblicazione -saggio Le Colonne d’Ercole – Un’inchiesta in cui avanza la teoria che le mitiche colonne di cui parla Platone andrebbero identificate non con lo Stretto di Gibilterra, ma con il canale di Sicilia) e la professoressa ultraottantenne Dimitrina Mitova Gzonova, archeologa bulgara specializzata in cultura protosarda e nuraghi. L’archeologa ci ha raccontato le straordinarie coincidenze tra i pozzi sacri di Sardegna (più di 100 quelli censiti, ma chissà quanti altri ancora da scoprire), e altri pozzi sacri riapparsi in Bulgaria e Grecia e in altre zone del Mediterraneo. La stupefacente scoperta di questo pozzo sacro protosardo in Bulgaria ci ha tanto incuriositi e, grazie ai rappresentanti del circolo Sardica, Alessandro Calia e Carlo Manca, abbiamo potuto  soddisfare la nostra curiosità visitandolo a Garlo, località che dista circa 50 km da Sofia. “Tutto il mondo è paese” recita un antico adagio. E andando in Bulgaria  abbiamo avuto una ulteriore conferma di quanta verità contenga anche questa perla di antica saggezza. Anzi, nel caso della Bulgaria e della Sardegna si tratta in realtà di fratellanza vera. Mai e poi mai avrei immaginato quanto siano veramente vicini  i sardi e i bulgari, due popoli che appartengono alla grande famiglia della Mater Mediterranea, insieme agli etruschi, ai greci, ai corsi, ai catalani, ai liguri, ai coloni della Magna Grecia e a tutti gli altri che qui non vogliamo e non sapremmo elencare per intero. E’ difficile ricostruire i flussi migratori che nei millenni hanno interessato i tanti  popoli europei che ora vivono sotto diverse bandiere. La storia, quella dei libri, la scrivono i vincitori, ha detto qualcuno; ed è vero; e ricostruirla, se ci accontentiamo della versione ufficiale delle fonti, in fondo è abbastanza facile. Più difficile è ricostruire la preistoria; difficile, ma non impossibile. Ci stanno provando in tanti a farlo: Leonardo Melis, Sergio Frau, Onnis, Pintore e tanti altri tra gli scrittori; poi ci sono i geologi, gli antropologhi, i sociologhi, gli archeologhi. E’ stato emozionante visitarlo; per un lungo istante, mentre scendevamo gli scalini in pietra, ricoperti di muschio, che dal dromos conducono al pozzo, l’emozione ha avvolto la nostra comitiva in un velo di commozione senza tempo; abbiamo sentito nell’animo che le nostre radici affondavano sino a lì. La sera della conferenza l’archeologa ha detto di essere una bulgara che si sente sarda; la sera successiva, dopo la rappresentazione teatrale, abbiamo dichiarato di essere sardi che, almeno per qualche giorno, si sono sentiti molto bulgari.

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