IL PARCO GEOMINERARIO IN GRAVE AGONIA: A RISCHIO IL RICONOSCIMENTO DELL'UNESCO


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Come l’Unesco ha dato, così può togliere. Il Parco geominerario della Sardegna corre il serio rischio di vedere cancellato il riconoscimento di «patrimonio dell’umanità» che l’associazione internazionale che tutela i tesori artistici, culturali e ambientali del mondo ha proclamato nel 1997 per i siti minerari dismessi nella nostra isola. Se il Parco non diventerà una realtà, passando dalla fase istitutiva a quella operativa, perderà ogni credenziale e tradirà lo scopo per cui è nato, quello di conservare, proteggere e valorizzare un patrimonio storico di cui è proprietaria l’intera collettività sarda e non solo gli 83 comuni territorialmente interessati. Un Parco da tre anni in ostaggio della Regione e del ministero dell’Ambiente, fermo al palo con la sua dotazione finanziaria di 15 milioni di euro e la possibilità di creare qualche decina di posti di lavoro permanenti laddove regna la disoccupazione e l’abbandono. È il Parco Geominerario della Sardegna, di cui oggi ricorre il tredicesimo anniversario del riconoscimento dell’Unesco come «patrimonio dell’umanità» e il nono della sua fondazione come ente, un sodalizio che annovera 83 comuni sardi e 54 associazioni. I rappresentanti del Parco denunciano il grave e penalizzante ostruzionismo verso la piena realizzazione di un progetto fortemente voluto dai comuni ex minerari per salvaguardare e valorizzare un patrimonio storico, culturale e sociale dell’intera Sardegna. Il Parco geominerario è in agonia. Sta morendo per inedia: chiederemo al governatore Cappellacci di attuare la Riforma per dar vita ad un organismo democratico che restituisca voce a associazioni e amministratori locali, dicono.

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