RICORDARE CARLO CATTANEO, PADRE DEL FEDERALISMO: PROPOSTA PER "SA DIE DE SA SARDIGNA" 2011 IN LOMBARDIA

Paolo Pulina e Gesuino Piga, dirigenti del circolo "Logudoro" di Pavia
Paolo Pulina e Gesuino Piga, dirigenti del circolo "Logudoro" di Pavia

di Paolo Pulina

Carlo Cattaneo (Milano, 15 giugno 1801 – Castagnola, Svizzera, 6 febbraio 1869), padre del federalismo, è una figura storica  simbolo che può fungere da trait d’union fra due riflessioni d’impronta regionale e regionalistica: quella lombarda e quella sarda.
È  giusto che i sardi  valorizzino le “positive” riflessioni del lombardo Cattaneo sulla Sardegna. Egli ha scritto, infatti, diversi saggi sull’isola. In particolare, in quello intitolato “Un primo atto di giustizia verso la Sardegna” (Milano, Editori del Politecnico, 1862), ha sostenuto la necessità di “una Sardegna libera, florida e contenta” in cui “per operare prodigi, basta sciogliere la terra dai barbari vincoli”, lasciando “le rimanenti sollecitudini ai consigli provinciali e municipali”.
A ragione lo storico inglese Denis Mack Smith ha scritto  che “Cattaneo era di gran lunga meglio informato di Cavour sulla situazione delle altre regioni italiane, per esempio della Sardegna”. Aggiunge Mack Smith: “Cavour non visitò mai neppure la Sardegna, per quanto fosse stato spesso sollecitato a farlo; un viaggio nell’isola gli avrebbe forse fatto intuire ciò che avrebbe poi scoperto a Napoli. La Sardegna faceva parte del Regno e all’epoca era governata da Torino già da cento anni ”.
In molti dibattiti organizzati dai circoli sardi in Lombardia i rappresentanti delle istituzioni lombarde  (Regione, Province, Comuni) hanno rivendicato con orgoglio l’attenzione che il loro corregionale ha riservato alla Sardegna con l’intenzione di indicare vie concrete per lo sviluppo economico e sociale dell’isola. Anche domenica mattina 2 maggio a Cinisello Balsamo, in occasione della settima edizione de “Sa Die de sa Sardigna”,  nel dibattito che si è svolto sul tema “Dal Regno di Sardegna all’Unità d’Italia”, il nome di Cattaneo insieme a quello di Mazzini è risuonato nella splendida  “Sala dei Paesaggi” di Villa Ghirlanda negli interventi dei relatori (Salvatore Cubeddu, sociologo e storico; Luciano Fasano, Assessore alla Cultura del Comune di Cinisello Balsamo, ma anche docente di Scienza politica presso l’Università degli Studi di Milano; Fabio Altitonante, Assessore al Territorio della Provincia di Milano, con una laurea al Politecnico in Ingegneria Gestionale).
La mia proposta è semplice: nel 2011 sarebbe opportuno commemorare Carlo Cattaneo  nella ricorrenza dei 210 anni dalla nascita dedicandogli magari (è una proposta che avanzo a titolo puramente personale) “Sa Die de Sa Sardigna” del 2011 in Lombardia. L’approfondimento  del pensiero federalista di Carlo Cattaneo in generale e in particolare della prefigurata applicazione di esso al caso  della Sardegna  può utilmente arricchire il dibattito che nel prossimo anno si svilupperà sui 150 anni dell’Unità d’Italia anche in Lombardia.   
Una buona lettura propedeutica è costituita dai seguenti volumi:  1) Carlo Cattaneo, “Geografia e storia della Sardegna”, a cura di Carlo Carlino,  introduzione di Gian Giacomo Ortu,  Roma, Donzelli, 1996; 2) “La terza Irlanda. Gli scritti sulla Sardegna di Carlo Cattaneo e Giuseppe Mazzini” (Condaghes 1995), a cura  di Francesco Cheratzu. 
Quest’ultima opera si raccomanda per l’ampia introduzione, scritta da Martin Clark, docente di Storia contemporanea nell’Università di Edimburgo, in cui viene messo  in luce il ruolo che ebbe Giorgio Asproni, uno dei massimi intellettuali e politici sardi dell’Ottocento, nella preparazione di alcuni di questi scritti e ripercorre le vicende nate attorno all’affermazione attribuita a Cavour “Abbiamo tre Irlande: Sardegna, Genova e Savoia”. (L’ 8 di giugno 1860, il senato sabaudo diede ufficialità alla cessione di Nizza e della Savoia alla Francia. Negli Atti Ufficiali risaltano le parole del senatore sardo Giuseppe Musio: “Avevate tre Irlande da vendere, la Savoia già venduta, la Liguria venduta in parte e la Sardegna vendibile tutta senza molta ripugnanza”. Il Musio si riferiva agli accordi segreti di Plombières; la Francia di Napoleone III pretendeva da Cavour anche la Sardegna  una volta che fosse stata presa la città di Roma).
Post scriptum. In merito allo svolgimento de “Sa Die de Sa Sardigna” a Cinisello Balsamo, il gruppo dei trenta partecipanti del Circolo culturale sardo “Logudoro” di Pavia (guidati dal presidente Gesuino Piga e dal presidente onorario Filippo Soggiu, che è anche presidente emerito della FASI) è tornato a casa pienamente soddisfatto dei vari momenti in cui si è articolata la giornata (convegno di studio con lettura teatralizzata da parte di Piero Marcialis del proprio testo su “Sa die de s’acciappa”; Santa Messa celebrata da Padre Teresino Sebastiano Serra, Superiore Generale dei Missionari Comboniani; pranzo alla sarda; esibizione del gruppo folk sardo del circolo “Amedeo Nazzari” di Bareggio e di quello piemontese “Menghin e Menghina” di Galliate; spettacolo musicale con Ambra Pintore e il suo gruppo; buffet finale alla sarda). I nostri complimenti vanno naturalmente a Carla Cividini, Presidente del Circolo A.M.I.S. di Cinisello, e ad Antonello Argiolas, coordinatore dei circoli degli emigrati sardi della Lombardia. Riconoscenza esprimiamo nei confronti di tutti i soci del Circolo A.M.I.S. che, come si dice, “facendosi in quattro” (saranno tornati a casa “lessi”),  sono riusciti a non far mancare niente – neanche durante il delicato momento del  pranzo comunitario  di circa 400 commensali – ai sardi  riuniti  a Cinisello Balsamo.

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