MAREA NERA SULLA COSCIENZA AMERICANA. MAREA NERA ANCHE SULLA COSCIENZA ITALIANA? INCUBI FUTURI PER IL MARE DELLA SARDEGNA

petrolio
ci riferisce Stefano Deliperi

Scorrono drammatiche le immagini dell’ennesimo disastro ambientale causato dal petrolio.  La marea nera che fuoriesce dal pozzo off shore della B.P. (British Petroleum) sta avanzando verso le coste statunitensi e verso l’Atlantico tuttora senza opposizione decisiva.  Ancora latitano le soluzioni, mentre aumenta il disastro.

Pochi sanno, invece, che tutto questo potrebbe accadere anche nel Mediterraneo, sulle coste italiane. Anche sulle coste della Sardegna, dove la Puma Petroleum sta per avviare ricerche petrolifere e gasifere al largo della costa fra Capo Mannu (Sinis) e Bosa, mentre la Saras sta per svolgere analoghe ricerche davanti a Capo Spartivento.   Il tutto senza alcun procedimento di valutazione di impatto ambientale, per decisione ministeriale. Un incidente simile avrebbe sul Mediterraneo effetti deleteri.  Non sarà il caso di un’immediata moratoria?

DAL SITO DELLA REGIONE SARDEGNA: Isola del vento, del sole e anche del gas e del petrolio? Forse. All’orizzonte della costa oristanese si profila un pericolo potenzialmente insidioso e preoccupante. Al largo delle spiagge del Sinis, in un angolo di paradiso che dall’isola di Mal di Ventre corre fino alle coste di Bosa, si stanno per mettere in moto attrezzature di alta tecnologia a caccia di gas e petrolio. E se dalle profondità blu dovesse arrivare il segnale positivo, potrebbe partire la corsa all’oro nero: le trivellazioni sarebbero il passaggio successivo a questa iniziale fase di sondaggio. Sono passati dieci anni da quando è iniziata la pratica burocratica per la scoperta del petrolio e degli idrocarburi, adesso c’è il via libera alle ricerche. Era il 27 gennaio 1999 quando la società Puma Petroleum presentò la richiesta di permesso e concessione (pubblicata sul numero 2 del Bollettino ufficiale degli Idrocarburi e della Geotermia il 28 febbraio 1999) e l’approvazione definitiva da parte del ministero dell’Ambiente è arrivata. I lavori dovrebbero iniziare a breve e finora tutto era passato sotto silenzio. L’area interessata dalle ispezioni si trova al largo della costa occidentale e ha una estensione di 6 mila 800 ettari. La zona è a una distanza media di 5 – 15 chilometri dalla costa oristanese. La profondità del mare nell’area su cui ha esteso il proprio sguardo la società Puma Petroleum è compresa tra gli ottanta e i cento metri nella parte orientale, i duecento metri nella parte occidentale. Ma questa non è l’unica iniziativa che si sta mettendo in piedi per quel tratto di costa. Su tutta la zona, infatti, esiste anche un altro «progetto di prospezione di idrocarburi a mare che la Saras Spa intende portare avanti nell’off-shore occidentale della Sardegna – si legge nel documento di concessione – nell’area compresa all’interno del golfo di Oristano e a ovest di esso». L’obiettivo della ricerca è valutare la potenzialità petrolifera dell’area in cui «in continuità con le zone a terra si evidenziano condizioni favorevoli alla presenza di idrocarburi». La conformazione geologica e le caratteristiche di una terra antica come quella della Sardegna farebbero supporre a tecnici esperti che nelle profondità del mare si possano nascondere piccoli tesori di petrolio e gas. In quel caso, potrebbe essere molto difficile fermare il motore delle trivelle.

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