GAVINO RUGGIU ED EUGENIO COSSU AL GREMIO DEI SARDI DI ROMA: LA CANZONE IDENTITARIA SASSARESE, GRAFFIANTE E MALINCONICA

nella foto da sx: Angelo Tantaro (Diari di Cineclub) , Gavino Ruggiu, il fratello Filippo, Antonio Maria Masia, Eugenio Cossu.  
di MARCELLO SORO

Una splendida serata l’8 giugno al Gremio dei Sardi presso la sala Italia di via Aldrovandi all’insegna della bella musica. L’eccellente artista sassarese Gavino Ruggiu, tra l’altro autore del libro interessante sulla “Canzone identitaria sassarese”, edito con la Nardini Editore, ci ha allietato con particolari interventi musicali al piano e voce.

Quando si parla di identità non possiamo considerarla come un valore assoluto acquisito individualmente ma va considerata come il frutto di una scelta consapevole di sentirsi parte di una comunità nella quale ti senti rappresentato. Ecco allora che il canto serve al sassarese per dare un senso allo stare insieme, come ben afferma Gavino nel suo prezioso libro, proprio per riconoscersi e per farsi riconoscere in una comunità, con storia, valori, musica e rimpianti, oltre alla tipica “cionfra” sassarese, scherzosa e provocatoriamente sarcastica.
Alla serata hanno collaborato lo scrittore e poeta Eugenio Cossu con una evocativa presentazione del musicista e della città di Sassari storica, attraverso immagini d’epoca, il tutto organizzato e coordinato dal Presidente Antonio Maria Masia. Cossu non ha mancato di sottolineare che il lavoro di ricerca e di indagine di Ruggiu sulla materia è stato importante e determinante e che in sassarese c’è oggigiorno una produzione poetica e di racconto abbondante e di ottimo livello.  Masia, nell’occasione ha ricordato il suo iniziale impatto psicologico complicato verso Sassari e la “sassareseria”, quando raggiunto il capoluogo per affrontare il ciclo di studi superiori e successivamente per ragioni di lavoro e familiari, per la difficoltà nel doversi immergere, ad appena 20 chilometri di distanza, in tradizioni e abitudini diverse e soprattutto in un modo di parlare completamente diverso dal suo logudorese appreso in famiglia e con gli amici. Lì si parlava una specie di italiano volgare misto al corso (con riferimento alla vicina Corsica), con origini pisano-genovesi,a causa dell’influenza che queste due Repubbliche Marinare ebbero sulla Sardegna, a partire dall’anno 1000: influenza dovuta al loro potere sia navale che economico.

Erano i primi anni ’60 e iniziava a Sassari ad affermarsi la canzone sassarese, accattivante, a volte graffiante con battute e imprecazioni al limite, a volte malinconica e dolce come una nenia, ma alla fine attraente.
Potremmo definire la canzone sassarese la “Canzone della nostalgia”, per dirla alla Gavino Ruggiu, la canzone che provoca quel certo dolore per il desiderio del ritorno in una Sassari più idealizzata che reale, come raccontata in una significativa poesia di Francesco Serra dal titolo “Sassari a di notti”, tratta dal libro di Gavino le cui prime rime iniziano nostalgicamente così:

Cand’è di notti

pipiazi a iscìpa’ Sassari

acchì Sassari méa,

a di notti , è bedda…

E lo fu anche per lui che da allora, superata la stranezza iniziale ne è diventato un ammiratore. Perché sottolinea, ancora, nei testi c’è veramente la Sassari più genuina e naturale, sfacciata ma autentica, rappresentativa di quelle particolari atmosfere e contesti urbani e sociali della città dei “tattaresi impicca babbu”!   
Un’altra perla di conoscenza della nostra terra è stata archiviata nel nostro bagaglio culturale.
Un finale fuori programma con l’intervento delle brave cantanti Manuela Manca e Rosanna Bocchino, socie del Gremio intervenute in un corale “Non potho reposare” ha coinvolto tutti i presenti.
La particolare serata si è conclusa con un piacevole buffet sardo.

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Un commento

  1. Grazie… È stato un grande onore per me essere stato ospitato dal circolo dei sardi a Roma. Un ringraziamento particolare al presidente Antonio Maria Masia ed a tutto il direttivo

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