"LA GIOIA DELL'EROS": L'ULTIMA FATICA LETTERARIA DI DON GIUSEPPE PANI IN USCITA NELLE LIBRERIE DELLA SARDEGNA. UN LIBRO CHE AVRA' SENZ'ALTRO RISVOLTI MOLTO INTERESSANTI NELL'AMBITO DELLA CHIESA CATTOLICA

Don Giuseppe Pani, tonarese di nascita, è parroco di Villanova Truschedu e docente di Teologia del Corpo


di Gian Piero Pinna

Come le altre sue due opere letterarie, anche quest’ultima non mancherà di suscitare consensi e contrasti, già il titolo è tutto un programma, La gioia dell’eros, con sottotitolo, Corpo e desiderio nella Chiesa, argomento ostico e difficile, ma non certo per il giovane autore tonarese, docente di teologia e fiero di aver studiato pressola Pontificia FacoltàTeologica della Sardegna e di insegnare a Sassari nell’Istituto Superiore di Scienze Religiose. Don Giuseppe Pani, con l’argomento scelto per il suo libro, vuole raggiungere un pubblico ampio e variegato e non sorprende, quindi, una postfazione affidata a una professoressa di lettere, Luciana Putzolu e a tre studentesse: Chiara Mameli, Maria Giovanna Cidu e Angela Puddu, dell’Istituto Isis. A. Volta di Ghilarza. Il saggio, tra l’altro, è dedicato ai suoi colleghi-docenti e ai suoi studenti. Inevitabili, quindi, i riferimenti alla limba, alla cultura sarda e alle poesie, passando per il carnevale di Ovodda, fino all’originale commento di una pagina evangelica, attraverso una canzone di Ambra Pintore (Muriga). Un saggio unico nel suo genere, scritto con un linguaggio diretto, tipico del giornalista di razza, che non “impone”, ma “propone” il suo pensiero per un confronto con credenti e non. Don Giuseppe Pani, assolve il suo compito di pastore di anime nel ridente paesino di Villanova Truschedu, dove lui, nativo di Tonara, è stato adottato dall’intera comunità, ma è anche professore stabile di Morale sessuale e familiare e di Teologia del corpo, presso l’Istituto Superiore di Scienze Religiose di Sassari e proprio in questo suo ultimo lavoro – La gioia dell’eros. Corpo e desiderio nella Chiesa, Iris edizioni, Oliena (NU) 2012, pp. 220 (15 euro) – affronta alcune tematiche ancora tabù in alcuni contesti ecclesiali: il corpo e l’eros. “Tabù – sottolinea Don Pani – per quanti non conoscono gli sviluppi del pensiero teologico di questi ultimi quarant’anni”.

L’autore, proprio per questo motivo, si stupisce per  l’assenza in molti manuali di antropologia teologica, di temi quali corpo, eros, maschio-femmina, ecc., riproponendo, invece, delle questioni che, pur classiche per il pensiero teologico, sembrano non riguardare minimamente o riguardare poco i problemi dell’uomo di oggi: “Termini come corpo, carne, atto sessuale, piacere, abbandonarsi, godimento sono in modo inconscio o conscio censurati nelle omelie e negli incontri diocesani e parrocchiali – dice – Si preferisce evitare accuratamente alcuni argomenti creando nei cattolici una schizofrenia evidente tra parola e vissuto”. Il titolo del libro, La gioia dell’eros, e la foto in copertina di Mauro Prevete: una coppia di ragazzi che si bacia per strada di fronte a due suore sorridenti, riassumono perfettamente il contenuto del libro, cioè, una visione positiva della sessualità. “Siamo figli di una cultura che ha guardato con diffidenza al corpo e alla sessualità fino ad arrivare a considerarli “disdicevoli” – continua Don Pani – e per reazione, come sempre è accaduto nella storia, il nostro tempo ha esasperato l’estremo opposto. Il mito della giovinezza, del benessere e della salute, esibiti dai media attraverso stereotipati spot pubblicitari, che accompagnano l’uomo contemporaneo, portandolo a esaltare l’esteriorità, ritenuta condizione stessa di vita”. Il Concilio Vaticano II, del quale si celebrano i cinquant’anni, ha tolto ogni ulteriore legittimazione alla svalutazione del corpo in nome dello spirito. Nel corpo si deve fare una distinzione – non una divisione – tra carne e spirito. Il concetto di eros, poi, costituisce per il sacerdote-professore una sfida per la teologia contemporanea. Per chi si volge, da teologo moralista, alla realtà sessuale, sorge inevitabilmente un difficile quesito: quello sul ruolo dell’erotismo. Si sa, infatti, che la sessualità ha tre dimensioni: relazionale, procreatrice ed erotica. Se le prime due sono state l’oggetto di molteplici riflessioni teologiche nel corso di due millenni di storia della Chiesa, la terza è stata il più delle volte occultata, o trattata con disprezzo. Emerge allora una lacuna nella tradizione teologica, che i nostri contemporanei, sensibili al ruolo potenzialmente positivo del piacere, non cessano di rimproverare alla Chiesa Cattolica. “La morale – sottolinea l’autore – non funziona secondo la logica del farmacista: ricette su cui non è possibile leggere ciò che c’è scritto. Un’etica sessuale ridotta a imperativi, che parlano di cose da evitare, non raggiunge coloro per i quali essa vuole esistere: la generazione futura. Essa finisce in quell’angolo polveroso dove è stipato tutto quello che i giovani, il cui bisogno di dialogo è immenso, non vogliono affatto sentirsi dire”. La pratica di atteggiamenti, non la proposizione di fredde regole da rispettare, è il fulcro di una nuova pedagogia dell’etica sessuale. L’eros tra uomo e donna, è quella sapienza che scorre dentro i corpi che indica la meta, il compimento; quasi come una guida, la cui intenzione è di strappare l’uomo e la donna dall’isolamento, imponendo loro un esodo dalla schiavitù di essere uno. Sembra che l’eros voglia ricordare all’uomo e alla donna che non c’è nulla al mondo che possa trarli fuori dalle loro solitudini quanto la loro relazione.

Secondo don Pani, l’eros ci fa prendere coscienza del nostro corpo e, nello stesso tempo, lo sottrae alla nostra possibilità di disporne in modo esclusivamente razionale. La spontaneità non va condannata, anzi, è qualcosa che ci fa uscire da noi stessi. Molte belle e convincenti anche le pagine dedicate al piacere sessuale, quasi a ricercarne il fondamento teologico. Tanti i riferimenti ai teologi cattolici: Card. Gianfranco Ravasi, Giampaolo Dianin, Salvino Leone, Xavier Lacroix, ecc. In un certo senso questo stupisce un po’, Don Pani non è un autore fuori dal coro ecclesiale, non è un prete alla ricerca della provocazione teologica; semplicemente divulga, reinterpreta con originalità alcune correnti teologiche, sempre più presenti nel contesto cattolico. Non a caso, ne La gioia dell’Eros, sono numerosi i riferimenti alla teologia di Giovanni Paolo II e Benedetto XVI. Originali i titoli di alcuni paragrafi: “Colazione da Tiffany per Adamo ed Eva”, “Il Cantico dei Cantici e Hugh Grant”, “Da Dante a Willy Smith”. Se, infatti, nel suo penultimo libro (I buchi dell’anima), il saggista tonarese, giocava con la musica leggera (non mancano le canzoni anche ne La gioia dell’eros, da Francesco Renga a Vasco Rossi)), in questo lavoro sono varie le scene tratte dai film per rendere più chiari alcuni concetti teologici. Citiamo, ad esempio, gli spezzoni tratti da La leggenda di Bagger Vance, Footlose (a proposito dei divieti dei balli ad opera dell’Azione Cattolica), C’era una volta in America, L’amour violè, Sotto accusa, Scrivimi una canzone, City of Angels, Hitch – Lui sì che capisce le donne, Modigliani- I colori dell’anima, Le onde del destino e tanti altri. Il saggio è diviso in quattro capitoli: 1) il corpo nelle scienze umane (popolare, “da favola”, malato, virtuale, abusato, ecc.); 2) il corpo nella Bibbia (bella la lettura letterale e spirituale del Cantico dei Cantici –  in questo libro biblico l’assenza dell’altro alimenta un desiderio travolgente – e il commento al libro della Genesi tramite il noto film Colazione da Tiffany; 3) eros e corpo nei pensatori cristiani: le correnti positive (suggestive alcune lettere di San Bernardo a una sua amica) e negative; 4) l’autore ipotizza una spiritualità dell’eros e del piacere sessuale.

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12 commenti

  1. Massimiliano Perlato

    Don Giuseppe, domenica alla Messa puoi parlare di Tottus in Pari!?!!?!
    :-)))))
    Un abbraccio grande e saluta mio cugino se vai in Seminario a Cagliari.

  2. don Giuseppe Pani

    Massimiliano, un grazie a te e ai tuoi collaboratori. Sono onorato di condividere con voi questo mio lavoro. Saluterò tuo cugino appena possibile:-)

  3. Massimiliano Perlato

    Sono felice per te don! E son sicuro che la pubblicazione otterrà il riconoscimento che merita. E chissà che un giorno qualche circolo degli emigrati non possa presentarlo.
    E poi condividere con Tottus in Pari… Già condividere: così dovrebbe essere in serenità sulle tematiche che riguardano la Sardegna. Non è sempre così purtroppo. Oggi più che mai…

    Grazie anche Gian Piero Pinna, da qualche tempo entrato nella grande famiglia di “tottus in pari”..

  4. don Giuseppe Pani

    Sarebbe bello presentarlo in qualche circolo. Ancora grazie:-)

  5. Massimiliano Perlato

    proverò a “spingere” con Pino Todde dirigente del circolo “Nuova Sardegna” di Peschiera Borromeo e originario come te di Tonara!!! Pino ci sei?

  6. bacheca Fb di don Giuseppe Pani

    Un grazie sincero a Massimiliano Perlato e alla redazione di Tottus in pari. Grazie a loro ho conosciuto le storie, le attività, le speranze di tanti emigrati sardi. Ora sono io a condividere con loro questa mia nuova avventura.

  7. Gian Piero Pinna

    Grande Don Giuseppe, un gran bel saggio che molti sacerdoti dovranno avere l’umiltà di leggere e farne tesoro

  8. Massimo Lavena

    ohhh a Peschiera Borromeo ho uno zio nativo di Oristano…..

  9. Si Massimiliano, qui ci sono , meno al circolo. Avevo già accennato alle difficoltà che stà attraversando il Circolo. Diversi componenti del direttivo sono dimissionari, compreso il sottoscritto, ora è stata nominata una commissione elettorale per preparare l’assemblea del 2 Dicembre che dovrebbe nominare un nuovo Direttivo. Poi si vedrà,. E con immenso dispiacere non poter invitare Don Giuseppe alla presentazione del suo ultimo lavoro, ma realisticamente ora non credo, ne abbiamo la possibilità. Posso però dirti con certezza,che anche Gino Loche era molto interessato ad avere Don giuseppe . Forse insieme… chissà. Sarà comunque un discorsoche dobbiamo tenere in piedi e valutare per bene. Grazie Masimiliano e grazie don Giuseppe.

  10. don Giuseppe Pani

    Ciao, Pino. Mi dispiace per le varie difficoltà…

  11. Massimiliano Perlato

    Pino questa cosa del circolo mi spiace moltissimo. Il circolo di Peschiera Borromeo è un dato di fatto, è la prima associazione vittima della mancanza e delle lacune dei funzionari della Regione Sardegna che con grave ritardo riconoscono il dovuto non preoccupandosi che ci sono direttivi che si indebitano per promuovere l’isola. Vi saluto tutti con affetto.

  12. Beniamino Ghiani

    Magari è vittima anche di qualcosa di più interno al circolo..

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