SARDI ECCELLENTI TRA L'EUROPA E GLI STATI UNITI: ATLANTE SONORO DEI CANTANTI CHE OPERANO NELL'ISOLA E CHE PORTANO NEL MONDO LE SONORITA' DEI NURAGHI

Valentina Casula, originaria di Oristano, vive dagli anni novanta a Parigi


di Giacomo Serreli – Sardi News

Per etnomusicologi, studiosi e ricercatori di musica popolare, la Sardegna è una sorta di isola del tesoro, talmente è ricco di varietà e specificità il nostro patrimonio, per certi versi irripetibile ed esclusivo. Ancora cosi vivo e radicato da essere anche fonte di ispirazione per molti musicisti e gruppi sardi che operano in quella che, pur suonando come una contraddizione in termini, ad alcuni pare la “neo tradizione”. Ma l’immagine musicale della Sardegna nel primo decennio del nuovo millennio, è capace di offrire una gamma sonora molto più ampia degli ambiti di quel frullatore, spesso onnicomprensivo, che è la world music. Anche là dove la tradizione è lontana emergono elementi di spicco, e trovano spazio anche sulla scena nazionale.
Proviamo a tracciarlo allora questa sorta di atlante sonoro isolano dei giorni nostri non vincolato alle radici, così come si è delineato e consolidato al termine degli ”anni zero” che sono stati portatori di un ulteriore fermento creativo e produttivo. Ne sono figli diretti per esempio i Sikitikis. Più di altri hanno forse sgomitato con convinzione oltre Tirreno, raccogliendo consensi di pubblico e critica, tanto da approdare alla corte di una intelligente acchiappa talenti come Caterina Caselli. Una maturazione inarrestabile la loro, dai tempi di “Fuga dal deserto del Tiki” e l’infatuazione per i polizieschi anni Settanta, sino all’album della primavera del 2010 “Dischi fuori moda”, dove “non sono state suonate chitarre” e dedicato “alla ricerca costante di ogni forma di libertà e indipendenza”. Ma il gruppo di Alessandro “Diablo” Spedicati è solo la punta emergente di un movimento che nell’isola fa ancora affidamento anche su personaggi sulla breccia dalle effervescenze degli anni Ottanta. Gente come Nicola Macciò, alias Joe Perrino, multiforme e unica icona del rock isolano; Davide Catinari, frontman dei Dorian Gray e sensibile promotore di rock bands; o ancora Alberto Sanna, la passione allo stato puro. Dalla loro lezione scaturiscono nuovi innesti, con la creatività dei sassaresi Primo Chef del Cosmo; le visioni rarefatte dei carlofortini Nielsa, tutti gruppi che prediligono l’uso dell’italiano nei loro testi. Ma sbuca fuori anche l’elettronica e il dub, con un mix di grande personalità, di manipolatori di suoni come Franziscu Medda, noto come Arrogalla, cioè frammenti, quasi a voler evidenziare il patchowork che matura nel suo fare musica mettendo insieme pezzi e campionamenti presi da diverse parti, riscontrabile anche nel progetto parallelo del duo Bente Soi con la cantante Claudia Carreras Aru. L’ultimo decennio è anche nel segno dell’autoproduzione discografica con la Zahar Records e soprattutto la Here I Stay, giovanissima e intraprendente label che da voce ad alcune delle nuove e originali espressioni che animano la scena sarda come Vanvera (alias Mauro Vacca) Golf Club, Plasma Expander.E ci sono poi quelle formazioni che amano il puro sixties garage con martellanti riff chitarristici, largo impiego di armonica e basso e batteria pulsanti, che piace molto anche al pubblico europeo.Lo testimoniano i Rippers, con due dischi prodotti da un’etichetta tedesca o i Love Boat, in giro per l’Europa la scorsa primavera a promuovere il loro nuovo disco  “Love is gone”. Anche reggae, ska, ritmi latini, suoni cioè provenienti da latitudini lontane, sanno essere ben assimilati anche dai nostri artisti che li hanno spesso metabolizzati in chiave personale, non disdegnando anche a una loro fusione con testi in lingua sarda. Sorprende la quantità e qualità dei gruppi dediti al reggae. Uno in particolare è stato proiettato sulla ribalta nazionale e internazionale, quello dei sassaresi Train to Ro s. Il reggae consente poi più ampie digressioni verso sonorità più propriamente latine e caraibiche. Un percorso sperimentato dall’emergente Doctor Boost (all’anagrafe di Alghero Sebastiano Piras), dai sassaresi Barrio Sud che in un brano trilingue, (spagnolo, inglese e sardo) rendono perfino omaggio alla figura di Antonio Gramsci, o dai cagliaritani Tamurita nei quali trovano spazio calde musiche tzigane e zingaresche, echi balcanici. Uno dei pionieri del rap in limba, Alessandro Sanna, il “Quilo” dei Sa Razza poi Malos Cantores, oggi fa anche da chioccia a nuove produzioni con il consorzio Nootempo Records, con interessanti talenti come il sanlurese Randagiu Sardu. È questa una realtà molto affollata, nutrita di gruppi e rappers, molti dei quali hanno privilegiato una via identitaria verrebbe da dire per la scelta del sardo e delle sue varianti, e una precisa posizione politica indipendentista come Doctor Drer, alias Michele Atzori, riuscito a imporsi sulla scena nazionale e europea con due importanti successi al Suns di Udine (concorso riservato alle composizioni delle lingue minoritarie) e al suo omologo europeo, il Liet Festival in Olanda. Altri, specie nell’uso delle varianti linguistiche e delle tematiche, sono ancora più legati al territori o di provenienza come nel caso dei nuoresi Menhir o i turritani Stranos Elementos. Non meno dinamico e prolifico è l’ambito della sperimentazione prossima all’elettronica con ai vertici figure come Alessandro Olla e la sua TiConZero, associazione che produce dischi e organizza rassegne e festival, o Simon Balestrazzi, musicista, compositore e produttore discografico originario di Parma ma dal 1998 ha scelto di vivere e lavorare a Cagliari.  Un posto di rilievo lo ha conquistato anche Paolo Sanna, percussionista originario di Sardara con alle spalle una poliedrica attività in diversi contesti. Uno dei suoi ultimi progetti , denominato con termine nipponico Ongaku 2, lo vede in compagnia del chitarrista Elia Casu.
Sonorità forse meno proibitive propone Lu, nome dietro cui si cela il cagliaritano Gianluca Porcu, con un percorso ritmico influenzato da diversi generi musicali, utile anche per la realizzazione di colonne sonore.
C’è poi l’elettronica che si abbina a ritmi dance o da ambient music, tanto diffusa da generare un progetto discografico, “Sardinian electronic labels”, mettendo in evidenza diversi artisti testimoni dell’evoluzione della figura del dj. A loro si può affiancare lo sviluppo di una serie di produzioni indipendenti di altri artisti, alcuni rifugiati a Londra, che si propongono con curiosi pseudonimi come Nick Rivera ( il cagliaritano Michele Sarti), Menion, Ballpen, Neeva.

 

C’è anche un universo tutto al femminile di musiciste dedite al rock anche più spregiudicato. Dalle ceneri delle sulcitane Mab ( per anni attive a Londra e ammirate da Franco Battiato), sono nate Lilies on Mars in cui sono confluite Lisa Masia e Marina Cristofalo che danno vita a un sound dai tratti sbilenchi, tra folk e rock con melodie trasognanti. E all’estero ha finito per imporsi anche Mariangela Demurtas, originaria di Bitti, dal 2007 vocalist di uno dei più apprezzati gruppi di gothic metal del nord Europa, i norvegesi Tristania. Ed è di una donna una delle esperienze più fresche, originali e innovative, fuori da qualsiasi schema, della musica prodotta in Sardegna. Laura Mura, già voce dei Mucca Macca nei tardi anni Novanta ha dato alle stampe un disco di “pop anacronistico a bassa fedeltà”, come lei lo definisce. “Il mio disco”, così s’intitola, è una babele di influenze sonore e anche linguistica con brani cantati in italiano, sardo, giapponese, rumeno, arabo, inglese, francese. Ma è con “S’enna e sa musca”, scritto da Rossella Faa, altra geniale compositrice e cantante , che è andata a vincere la sezione per la miglior musica e il miglior arrangiamento al recente Premio Andrea Parodi. La nuova leva cantautorale nazionale di questi “anni zero” ha visto emergere anche gli Andhira con un raffinato progetto basato su tre voci femminili. Testi mai superficiali i loro al punto che l’estate scorsa sono andati a aggiudicarsi un prestigioso premio, il Lunezia, nato per evidenziare il valore “musical letterario” delle canzoni italiane. Anche fuori dall’isola si è formata una pattuglia di artisti sardi ormai inseritisi in circuiti di respiro internazionale. Si va dalla performer teatrale e musicista di formazione jazz Filomena Campus, sassarese di nascita, sino ai 18 anni vissuta a Macomer, e dal settembre del 2001 stabile a Londra. Alla oristanese Valentina Casula trasferitasi a Parigi nei primi anni Novanta che in questi ultimi anni ha virato stilisticamente dal jazz mettendosi in luce negli ambienti world music dove pesca culture musicali indiane, tzigane, balcaniche, arabe. Non solo donne si affermano all’estero. Nel 1998 è approdato a Londra anche un giovane chitarrista cagliaritano Davide Sanna che colpisce per il suo virtuosismo allo strumento e le raffinate composizioni da songwriter. È in uscita un nuovo lavoro, intitolato “Crossing borders”. Ancor più retrodatato è l’inizio dell’emigrazione di un chitarrista oristanese Giorgio Crobu, dal 1984 a Berlino dove si è affermato anche come docente di chitarra jazz in un conservatorio berlinese.
Festa di chitarre imbracciate da sardi anche oltre oceano. Mick Taras, dai primi anni Novanta stabilitosi a Los Angeles, divora country e bluegrass e sta per mandare alle stampe un album in cui fa capolino anche il campidanese. Suo “vicino di casa”, perché vive a Sacramento, è Roberto Corrias, chitarrista cagliaritano profondamente ispirato dal flamenco e che in un suo album prodotto lo scorso anno cesella anche personali rielaborazioni di motivi sardi tra rumbe e bulerias. Sempre negli Stati Uniti, ma sul versante Atlantico , a New York, opera ormai dal 1981 il tempiese Pietro Russino che stilisticamente crea un curioso mix, da lui denominato “hypnofolk”, che attinge al blues, al progressive rock, al folk britannico ma non esclude perfino le radici mediterranee, i ritmi e le modalità sonore tipiche della Sardegna. Altro emigrato di lunga data è il cagliaritano Efisio Contini; nel 1980 lascia Cagliari per approdare in Svizzera dove con un altro compagno di scuola, l’ogliastrino Piero Contu, dà vita nel 1986 al gruppo degli Acanto. Questa attività è rimasta un po’ sommersa, mentre ha avuto un inatteso clamore, proprio la scorsa primavera, un progetto realizzato con la sua compagna, oltre che artistica di vita, la cantante Dodo Hug. Il loro disco, “Sorriso amaro”, è una raccolta controtendenza di canzoni di lavoro, di protesta e d’autore, balzato ai vertici delle classifiche in Svizzera, Germania, Austria e Belgio. A Parigi è tornato alla sua grande passione anche il cagliaritano Igor Tuveri, alias Igort, uno dei nostri piu’ apprezzati autori di fumetti e graphic novel. Negli anni ottanta abbinò il suo nome a Slava Trudu e Maccaroni Circus; ora cita umori napoletani e l’esperienza dell’emigrazione italiana negli Stati Uniti. Basta ascoltare “Casinò” inciso con il gruppo Lo Ciceros , per l’etichetta francese Nocturne.
Ultimo in ordine di tempo a trovare fortuna all’estero tra i musicisti sardi è il chitarrista e cantante cagliaritano Fabio Canu, da qualche tempo trapiantato a Barcellona dove si è imposto con un genere, il country, che ha suscitato molta attenzione non solo tra i media spagnoli ma anche nel mondo latino americano. Mentre è ormai un punto di riferimento imprescindibile della scena blues nazionale il giovane chitarrista osilese Francesco Piu, interprete tra i più apprezzati della “musica del diavolo”. La musica in Sardegna non si nutre di soli canti gutturali a tenores o launeddas. Questa galassia di altre sonorità ne è una riprova, ben colta anche da “Brinca” il progetto sostenuto in particolare dal mondo dell’emigrazione sarda che da alcuni anni, partendo da Bologna, porta fuori dall’isola anche queste espressioni della cultura della Sardegna contemporanea.

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Un commento

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    alexschiavimusic@yahoo.com.br.
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    Grazie a tutti i Destinatari perla diffusione pre sente Comunicato.
    Distinti Saluti.
    Maestro Alex Schiavi e colleghi.

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