IL “RUBATORE” D’ANIME: PAOLO PIGA, L’EMOZIONE NEI SUOI SCATTI PROFESSIONALI

Paolo Piga

di CHRISTINE LAURET

Paolo è puntualissimo. Abbiamo appuntamento alle 10… alle 09,58 suona il campanello.

È qui, davanti a me, un po’ all’erta. Si siede e sembra chiedersi in quale salsa sarà cucinato…

La prima cosa che mi viene in mente è «diffidente», un po’ come quegli animali che sono stati abbandonati e che ci osservano prima di adottarci.

Paolo ha deciso di adottarmi…

Paolo Piga è fotografo. Nel regno dei fotografi di Jazz, è un re imbattibile.

La prima foto, scattata da Paolo, che ho visto me la ricorderò per sempre: Billy Hart il batterista.

Navigavo sui social cosi senza cercare qualcosa di definito, quando mi colpì questo scatto. Diceva tutto cio’ che c’era dentro il musicista, la sua concentrazione, la sua passione, il suo impegno… tutto in uno scatto in bianco e nero. «Wow!» ho pensato. Ovviamente sono corsa a vedere chi aveva potuto immortalare quel momento.

E’ stato allora che ho scoperto il secondo scatto che non dimenticherò mai più: Paolo Fresu.

Non il Paolo Fresu che tutti conosciamo sul palcoscenico, ma quello scalzo, tromba in mano in una posa disinvolta, con il viso contemplativo, sembra quasi che sia possibile vedere la sua anima…

Ecco, l’anima appunto. Mi sono resa conto che era questa che riesce a fotografare Paolo Piga. Lui è capace di catturare l’anima dei musicisti.

Dal quel giorno non ho più perduto un suo scatto e ho iniziato ad assediarlo. Si, si, assediare perché Paolo è uno che lo si deve meritare. Non ha accettato subito la mia proposta di un’intervista.

L’ha valutata. Mi ha fatto aspettare.

Ha misurato il mio reale desiderio, la mia volontà di volerlo intervistare.

Mi ha chiesto tante cose. Mi ha fatto ancora aspettare.

E soprattutto, si chiedeva se fosse la persona giusta per l’intervista.

Ho tenuto duro. Posso dire che Paolo mi ha insegnato l’arte della pazienza e della determinazione.

Finalmente ha accettato, ma non era ancora convinto di essere abbastanza «meritevole» di una mia intervista…

Ho scelto un modo particolare di parlarvi di lui, ogni riga che iniziavo a scrivere mi riportava alle sue foto. Pensavo alla sua storia, però tornavo sempre ai suoi scatti. Fino a quando ho capito che Paolo non puo’ essere descritto senza le sue foto, Paolo è le sue foto…

Finalista del concorso Jazz World Foto nel 2016, Paolo voleva «stare dentro la musica» e ci è riusciuto benissimo.

Infatti si inserisce, tra i fotografi più richiesti, in un’ambiente abbastanza chiuso e diventa fotografo ufficiale del festival di Jazz per qualche anno.

Un piede dentro la musica l’altro nell’arte, Paolo segue i festival musicali, ogni anno alla ricerca di anime da catturare. La sua conoscenza musicale arricchita dalla sua sensibilità artistica fa si che riesca a visualizzare i momenti intimistici degli artisti. Quei momenti in cui anche se loro sono sul palcoscenico, sono capaci di avere attimi di «assenza» di raccoglimento senza filtri… Paolo sa guardare, sa riconoscere, sa afferrare questi istanti. Sempre in agguato, la macchina fotografica in mano, pronto a «masterizzare» quegli momenti raccolti negli annali, nelle memorie, nei cuori…

Solo se si ama il Jazz si possono scattare fotografie come quelle di Paolo. E si puo’ dire che lui lo ami sopra ogni cosa!

Il bianco e nero è diventato il suo «standard» e le sue foto sono cariche di carattere e di pathos. E’ probabilmente la sua anima tormentata di fotografo e la sua ipersensibilità che gli permettono di cogliere quell’istante di emozione pura trasformandola in uno scatto che ci parla!

Durante un concerto, anche se è presente per fotografare, Paolo lascia che la musica scivoli nelle sue vene, entri nel suo corpo, e lo trasporti dove può captare quell’attimo… Abbina musica, bravura e bellezza. La tripletta perfetta che non sbaglia mai. Infatti, le sue foto sono delle pitture vibranti, delle storie vissute sul palco, e mettono in luce gli aspetti più intimi e vulnerabili dei grandi musicisti. Gli scatti di Paolo arrivano a trasmetterci l’essenza stessa del Jazz.

Se dovessi definire Paolo, direi che è una spugna di emozioni. Essere fotografo per lui è una seconda natura, le sue fotografie hanno un linguaggio destinato a intuire le diverse sfumature degli artisti quelle più lontane dalla loro immagine pubblica.

Tormenti, travagli, dubbi… non c’è musicista che non abbia conosciuto momenti di questo tipo, Paolo riesce a cogliere quegli attimi in cui gli artisti si ritrovano a cavallo tra due mondi: quello dello spettacolo, e quello lontano dal pubblico, quello più intimistico.

«Racconta» i musicisti da un punto di vista singolare. C’è tutto in uno scatto di Paolo: l’atmosfera del concerto, le luci crude o soffuse, la semioscurità nella quale gli artisti si credono al riparo, il sudore, i capelli bagnati, le dita tese, la comunione con la musica, la passione… ma aldilà di cio’ che riusciamo a vedere c’è cio’ che possiamo solo percepire, ecco ogni suo scatto provoca un brivido, un’emozione!

Potrei parlarvi ancora di Paolo Piga, pero’ vi lascio apprezzare le sue foto, dicono tanto su di lui quanto sulle persone che fotografa. Ascoltate la voce delle sue immagini prima ancora di guardarle. Avrete anche voi l’impressione di vivere in live questi lampi sacrali.

 «Un bravo fotografo non è colui che rappresenta la realtà obiettiva, ma colui che è capace di tradurre le sensazioni e le emozioni percepite al momento di fotografare» David Duchemin

Posso dirvi che ho incontrato un bravo fotografo e gli auguro tutto il bene del mondo, voglio continuare ad emozionarmi con gli scatti di Paolo.

https://wordsanddreams.com/

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